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“Benvenuti in casa Gori”: Natale in una casa fiorentina Spettacoli

È risaputo che durante i giorni di festa, quando ci si trova riuniti di fronte alla tavola imbandita, riemergono tutti i contrasti familiari possibili. Da questa inspiegabile tradizione non è esclusa la famiglia Gori, protagonista dello spettacolo “Benvenuti in casa Gori” in scena al Teatro di Rifredi fino al 13 novembre con la regia di Alessandro Benvenuti. Il testo debuttò nello stesso teatro nel 1986 scritto dal regista e da Ugo Chiti: si trattava di un monologo in cui Carlo Monni interpretava tutti i personaggi; nel 1990 divenne un film cult in cui a Monni si affiancarono Ilaria Occhini nei panni della moglie Adele, Massimo Ceccherini che interpretava il figlio Danilo e Benvenuti stesso.

A distanza di 25 anni torna sul palco la versione teatrale, stavolta con tutti e nove i familiari riuniti per il pranzo natalizio: in primo piano il rapporto burrascoso tra il suocero Annibale (un lamentoso Sandro Trippi) ed il genero Gino (un grossolano Carlo Monni) e gli antichi rancori di sua moglie Adele (Anna Meacci) con la sorella Bruna (Maura Graziani); ad alleggerire un po’ le tensioni il marito di quest’ultima, il burlone Libero (Giuseppe Troilo). Si uniscono al gruppo il giovane Danilo (Alessio Grandi), figlio “bamboccione” di Gino e Adele, con la sua fidanzata Cinzia (Giulia Aiazzi) e la strana coppia Sandra (Vanessa De Feo) e Luciano (un Filippo Rak "perfettino" e composto), lei comunista convinta e lui cattolico osservante, con la piccola Samantha. Saranno gli scandali provocati da queste ultime due coppie a completare il quadro catastrofico della festa.

Il pranzo natalizio si trasforma in un vero e proprio campo di battaglia in cui i vecchi lamentano la loro condizione di emarginazione, le coppie di amanti rivelano le loro crisi coniugali, i giovani mostrano la loro incapacità di gestire autonomamente le situazioni problematiche, i familiari più stretti litigano per motivi di interesse economico. Un quadro che ricorda il “Sabato, domenica e lunedì” di Eduardo De Filippo (1959), testo in cui era una famiglia napoletana a litigare durante il pranzo domenicale dando sfogo a rancori e recriminazioni. Sono storie di vita vissuta, che narrano l’ipocrisia e la decadenza dei rapporti familiari, l’incapacità di comunicare tra generazioni e nuclei domestici diversi (nonni, figli, nipoti con relativi consorti): solo l’amore sincero può salvare la famiglia da questa sua degenerazione.

Proprio per la sua veridicità lo spettacolo piace al pubblico, che ride di gusto quando può identificarsi con ciò che vede e che in un certo senso prende le distanze dalla sua situazione personale: il teatro assume ancora il suo antico ruolo catartico. Ben diretti e caratterizzati gli attori, unici protagonisti di una scena scarna, come i sentimenti che animano i personaggi. Una commedia amara e in certi tratti “cattiva”, ma tristemente realistica.

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