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Benzina al rialzo, record in Toscana Economia

La Toscana, stamattina, si trova nel conteggio ben poco gradito delle Regioni in cui il prezzo della benzina si avvicina ai 2 euro al litro: precisamente, nella nostra Regione, l'amaro (o caro) risveglio quota un litro di benzina a 1,908 euro.

A far parte della poco allegra compagnia (e si parla di prezzo medio), altre tre Regioni: Liguria, in cui questa mattina un litro di benzina si paga 1,909 euro,   Marche, 1,946 euro, Piemonte, a quota 1,904 euro. Il superamento del record storico, che era detenuto dall'anno nero dell'austerity (chi c'era, non può scordare i pattini e le biciclette) 1977, è stato abbondantemente superato. Basti pensare che la "verde" ha subito un rincaro, da gennaio 2011, del 18% e il gasolio del 25,4%. Per quanto riguarda il fisco, con le tasse che pesano più del 50% sul prezzo alla pompa e nonostante il calo dei consumi (a -9,6% tra gennaio e febbraio) le entrate sono state apri a un miliardo in più rispetto al 2011.

E le famiglie? Solite cenerentole, il costo dei rincari peserà di circa 400 euro (in rialzo come la corsa del carburante) all'anno a famiglia.

Ma perchè in Italia si paga la benzina così tanto? Intanto, le tasse: il 52% del prezzo della verde (pari a circa un euro al litro) e il 56% del prezzo del gasolio, sono soldi dei cittadini italiani che vanno nelle casse dell'erario.
Se si esaminano la lunga serie di "additivi" al prezzo del carburante, emergono delle vere "chicche", come 1,03 millesimi di euro per la guerra d'Etiopia (si studia sui libri, è finita 77 anni fa), o i 7 millesimi di euro per la crisi del Canale di Suez (parola fine messa sulla vicenda nel 1956), o i 5 millesimi di euro per finanziare i fondi per la ricostruzione (!) del Belice o i 3,8 millesimi di euro per l'Irpinia. Quante decine d'anni fa? Soldi che si aggiungono alle catastrofi naturali odierne: tanto per restare in Toscana, le alluvioni recenti in Lunigiana hanno portato con se' l'istituzione dell'imposta regionale sulla benzina di 0,05 euro al litro per il 2012, 6,1 centesimi Iva inclusa, scattata dal 1 gennaio 2012. Niente di male, se non avessimo il pregresso delle guerre e delle catastrofi naturali e calamità che hanno flagellato da sempre il nostro Paese. Scelta obbligata, d'altro canto, per le Regioni, in quanto si tratta di una norma nazionale, inserita nel decreto Milleproroghe,  che impone alle Regioni di stanziare risorse facendo ricorso alla leva fiscale per poter accedere al fondi della Protezione Civile (e quindi, nel caso delle ultime alluvioni che hanno massacrato Toscana e Liguria, ai 25 milioni stanziati dal governo). Ma tornando ad allargare lo sguardo a livello nazionale, non possiamo omettere, nel cestino di denaro che serve per comprare benzina, i 4 centesimi in più dovuti per fronteggiare l'emergenza immigrati dalla Libia, i due per il contratto degli autoferrotranvieri del 2004 e  gli altri due stabiliti dal decreto Salva Italia del governo Monti per finanziare i trasporti pubblici locali.

Ma chi ci guadagna, visto che chi perde è senz'altro il cittadino (e le imprese) italiani?

L'Erario italiano, come visto sopra, non può che essere contento. Se aggiungiamo l'attenzione al continuo rialzo del prezzo al barile, costante fondamentale e a ricaduta globale, senz'altro a guadagnarci sono le grandi compagnie petrolifere e gli stati produttori. Non dimentichiamo che a trarne beneficio da questa tendenza al rialzo possono essere soggetti differrenziati (e potenti) che possiedono titoli nel settore energetico ad esempio, ma anche nelle costruzioni e nell'industria. 

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