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Beppe Marangoni e le sue quotazioni Rubriche

Ora accadde, a un certo punto della sua vita di pittore, un fenomeno strano: le sue quotazioni non erano mai state tanto alte, i critici mai tanto lusinghieri, le sue mostre mai tanto affollate, ma le vendite non venivano. Il sabato mattina il suo studio era sempre frequentato da potenziali clienti, gli ooh di ammirazione si sprecavano, ma lui non vendeva.
Dopo qualche mese di questo andazzo, Berangeri, preoccupato, si decise a un passo mai tentato prima: andò a parlare con un mercante d’arte. Fino a quel giorno aveva disdegnato questa categoria, pensando che non ne aveva alcun bisogno, e che il miglior tramite tra le sue opere e il suo pubblico era lui stesso, ma ora il quotidiano, con le sue volgari esigenze, cominciava a fargli sentire il suo fiato sul collo e gli rendeva difficile anche il continuare a dipingere.
Si rivolse a Gigi Carminati, il più noto sulla piazza. Il mercante fu esplicito e diretto, e andò immediatamente al bandolo della matassa:
Semplice, caro Berangeri: lei è sovraquotato.
Come come? Cosa vorrebbe dire? Che le mie opere non valgono il prezzo che chiedo?
Ma no, non ho detto questo! Solo che il mercato è capriccioso, e in questo momento reagisce così, che ci vuol fare. Magari tra un anno saranno disposti a pagare i suoi quadri anche il doppio di quanto lei chiede ora, ma oggi è così, trovano le sue quotazioni troppo alte, e non c’è nulla da fare.
Ma come?! Allora cosa dovrei fare, io, secondo lei?
Aspettare, aspettare il tempo che sarà necessario: è un momento, passerà.
Ma quanto può durare? Sono mesi che non vendo una tela!
Oh, se è per quello si legga le biografie dei grandi pittori: possono passare anche anni, prima che il vento si decida a girare.
E nel frattempo io che cosa dovrei fare, secondo lei? – nella sua voce ora c’era una nota disperata – trovarmi un altro mestiere, alla mia età? Buttarmi a fiume? Mandare mia madre e mia zia all’ospizio dei poveri?
Mi scusi, Berangeri, se sarò diretto: ma lei non mi verrà certo a dire che ha bisogno di vendere i suoi quadri per campare? – Un guizzo malizioso dell’occhio del mercante avrebbe fatto intendere, a una persona presente, che in realtà egli conosceva benissimo le condizioni economiche del suo interlocutore.
Eeh, caro Carminati, è proprio così! La vita è una ruota che gira … – Berangeri aveva un’aria vergognosa e imbarazzata.

Passò qualche minuto di silenzio. Carminati aveva l’aria di chi cerca una via d’uscita a una situazione complicata. Poi sospirò, si guardò a lungo le unghie delle mani, e con voce incerta azzardò:
Oddio, in caso d’emergenza si possono trovare altre soluzioni, percorrere altre strade …
Per esempio? – Berangeri, di scatto, si era sporto in avanti sulla poltrona.
Ecco, vedi, Alfio – inspiegabilmente, Carminati era passato al tu – un tuo quadro, ora, sul mercato, è quotato cinque milioni di lire. È quotato così, d’accordo, ma a questo prezzo non si vende: sei tu che sei venuto qua a dirmelo. Cosa ti suggerisce, allora, il buonsenso?
Che dovrei abbassare il prezzo … – Berangeri parlava con un filo di voce e con l’aria bastonata.
Ma no, Berangeri! – Carminati aveva quasi gridato, e Berangeri aveva fatto un sobbalzo – ma che bestialità vieni fuori a dirmi! MAI, hai capito, MAI vendere al disotto della quotazione! È un errore da chierichetti! Svaluterebbe tutto quello che hai venduto fino ad ora, e quello che venderai d’ora in avanti!
Allora …
Allora, è evidente, bisogna abbassare il prezzo!
Non capisco – Berangeri balbettava – non è quello che ho appena detto?
No, Alfio – sembrava che Carminati si rivolgesse a un bambino ritardato – non sei tu che devi abbassare il prezzo dei tuoi quadri … – un astuto sorriso.
E chi allora? – Berangeri era entrato in confusione
Io.

A questo punto Carminati avvicinò la poltrona, abbassò la voce e iniziò a spiegare:
Vedi, è un meccanismo semplice, ma molto delicato, e non si possono fare errori: tu hai bisogno di vendere, e per farlo sei costretto ad abbassare il prezzo. Facendolo, però, svaluteresti la tua quotazione, cosa che naturalmente ti devi ben guardare dal fare. Occorre perciò immettere i tuoi quadri sul mercato dell’arte, a un prezzo inferiore, e servendosi di un nome fittizio, un avatar, che non corrisponderà a nessuna persona fisica conosciuta (a proposito, finiscila subito questa ridicolaggine dei sabati Operazione Studio Aperto, o come li chiami tu, sono cose di un estremo provincialismo), che firmerà le tue opere, e intorno alla quale io provvederò a creare quel tanto di mistero e di fascino che serve sempre ad aiutare la fama.
Come? Lei … Tu … provvederà … insomma, sarai tu … – Berangeri non sapeva come rivolgersi al mercante, se col tu o con il solito lei, e questo complicava la domanda.
Tu, dammi del tu, naturalmente … ma certo, caro Alfio, dovrò essere io a vendere i tuoi quadri, e come potresti farlo tu? Ovviamente metteremo tutto nero su bianco, davanti a un notaio, un bel contrattino, tutto in regola, nel quale tu mi conferisci la delega a commercializzare i tuoi quadri firmati con lo pseudonimo di … a proposito, che pseudonimo ti piacerebbe?
Ma, non so, – Berangeri era sempre più in confusione – forse andrebbe bene un nome francese, la Francia ha sempre un grande richiamo in pittura …
Macché Francia! Ma scegli un nome delle nostre parti, un nome semplice, che la gente orecchi facilmente, che dia un senso di familiarità – si guardò intorno, e il suo sguardo cadde sulla pubblicità di una fabbrica di cucine, sull’ultima pagina di un quotidiano aperto su un tavolino: ecco, Marangoni, ti piace? E un nome di battesimo semplice: Toni. No, Toni Marangoni fa rima, non va. Beppe, è perfetto: ecco – si alzò in piedi facendo gesti sacerdotali – io ti ribattezzo Beppe Marangoni!

Foto www.artericerca.com: Francesco Guardi, Veduta lagunare, olio su tela 32,8 x 53,6 cm. Collezione privata

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