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Beppe Marangoni e le sue quotazioni Rubriche

Era impossibile negarlo: Marangoni era lui, e allora? Che senso avevano quelle ritrosie, quelle schizzinosità? I suoi quadri venivano esposti in mostre importanti, critici di vaglia se ne occupavano, e se la firma non era quella di Berangeri ma di Marangoni, dov’era il problema? Tutto vero, ma Alfio non era del tutto sereno, un piccolo tarlo lo rodeva. Per esempio, si diceva, gli era negata la soddisfazione di poter parlare delle sue opere e dei suoi successi: l’accordo stipulato con Carminati davanti al notaio era tassativo, in merito. Una volta consegnata un’opera a firma Marangoni, veniva meno qualsiasi diritto del pittore verso quell’opera, e il pittore si impegnava a negare, per l’avvenire, qualsiasi parentela nei confronti dell’opera in questione.
Così, in un guizzo d’orgoglio, decise di interrompere, per qualche tempo almeno, la consegna dei quadri a Carminati. Tornò alle sue marine, ai suoi paesaggi fluviali, ai suoi canali bordati di pioppi firmati con la sua baldanzosa sigla: A Ber, Alfio Berangeri, ben nota in città. Finché, un giorno, accadde una cosa strana: un cliente, il notaio Speranzosi, in visita nel suo studio, dopo aver scrutato con aria educatamente ammirativa le tele appese alle pareti, si lasciò sfuggire, con un po’ di titubanza:
Sì, sì, notevoli, bella mano … (al notaio piaceva usare questa espressione, bella mano, gli pareva che facesse intenditore) ma vede, io oggi sono alla ricerca di qualcosa di diverso, qualcosa di un po’, come dire, un po’… più nuovo, più originale, più fresco …
Sarebbe a dire, del tipo di … – Berangeri scosse la testa come chi non capisce e assunse un’aria sarcastica, ma in realtà si sentiva molto offeso.
Vede, nello studio di un avvocato mio amico ho visto una bellissima tela che raffigura un clown, e me ne sono innamorato …
E cosa vorrebbe, che anch’io le dipingessi un clown? Beh, è una richiesta un po’ insolita – e intanto pensava già a tutti i clown che aveva dipinto nella sua vita di pittore.
A dire il vero – seguitava il notaio, che ad Alfio era sempre più antipatico – mi ha affascinato la novità, la freschezza di questo artista …
E di chi si tratta? Lo poteva chiedere al suo amico!
Sì, l’ho chiesto, mi ha detto che si tratta di uno nuovo, un personaggio stravagante, originale, che vive come un eremita, non vuole incontrare nessuno, e si chiama, si chiama … ah sì, ecco: Beppe Marangoni.

Alfio Berangeri fu colto da una improvvisa vertigine, bofonchiò qualche mezza frase che risultò incomprensibile, si allontanò con una scusa, poi tornò e, adducendo un impegno di cui si era dimenticato, congedò il visitatore senza tornare sull’argomento. Stette poi a lungo a pensare, seduto davanti alla finestra aperta, ma non gli riusciva di capire che cosa gli stesse succedendo. Due settimane dopo il notaio Speranzosi ricevette una telefonata di Carminati:
Caro notaio, mi diceva Berangeri che le sarebbe piaciuto un clown di Beppe Marangoni. Se vuole, per combinazione me ne ha consegnato uno proprio due giorni fa: i clown, come lei forse saprà, sono uno dei temi fissi del Marangoni, dice, chissà perché, che gli ricordano la sua infanzia durante la guerra. Le interessa vederlo?

Alfio Berangeri, oggi, è un pittore anziano, di scarsa notorietà. Organizza una mostra all’anno, nella galleria di un amico, nella periferia della sua città. Le sue quotazioni sono modeste, in leggero, costante calo.
Beppe Marangoni, invece, conosce un successo in costante crescita, le sue mostre sono eventi cultural – mondani, seguite con attenzione dai critici. Quotazioni ottime, e in continua ascesa. Un salotto con una tela di Marangoni, Il Pittore Senza Volto, è un salotto con una marcia in più.
I cenni biografici che appaiono sui cataloghi d’arte lo fanno quasi coetaneo del Berangeri, che frequentò assiduamente in gioventù, e dal quale poi si distaccò alla ricerca di una sua personale, originale cifra.

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