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Betori a Comunione e liberazione: “bene prezioso e fecondo” Società

Celebrazione notturna ieri alla Basilica della Santissima Annunziata dell’Arcivescovo Giuseppe Betori con i membri di Comunione e Liberazione, uno dei gruppi ecclesiali più numeroso in diocesi e regione, presente in città fin dagli anni 70. Una celebrazione per ricordare il 30° anniversario del riconoscimento pontificio e il 7° anniversario della morte del fondatore don Giussani. “la Chiesa – ha ricordato Betori – ha autorevolmente riconosciuto Comunione e Liberazione come un bene prezioso e fecondo non semplicemente per il medesimo corpo ecclesiale, bensì per l’intera società umana. Della vostra testimonianza, particolarmente in questo momento storico, il mondo ha estremo bisogno, per ritrovare le ragioni ultime del proprio vivere, sperare, costruire, sia a livello personale che a livello sociale. Infatti – come ha affermato lo scorso novembre il Santo Padre – «una mentalità che è andata diffondendosi nel nostro tempo, rinunciando a ogni riferimento al trascendente, si è dimostrata incapace di comprendere e preservare l’umano. La diffusione di questa mentalità ha generato la crisi che viviamo oggi, che è crisi di significato e di valori, prima che crisi economica e sociale. L’uomo che cerca di esistere soltanto positivisticamente, nel calcolabile e nel misurabile, alla fine rimane soffocato»”.  L’Arcivescovo si è chiesto come si fa ad uscire da una tale situazione? “Non bastano programmi economici, non è sufficiente nemmeno un generico richiamo a recuperare certi valori. Occorrono uomini che, trasformati dall’incontro con il Signore e vivendo una vitale appartenenza a lui nella Chiesa, infondano una nuova linfa all’interno del corpo sociale”.  Riprendendo nuovamente le parole del Papa Betori ha ricordato come “qui il vostro ruolo di fedeli laici è particolarmente importante. Siete chiamati a offrire una testimonianza trasparente della rilevanza della questione di Dio in ogni campo del pensare e dell’agire. Nella famiglia, nel lavoro, come nella politica e nell’economia, l’uomo contemporaneo ha bisogno di vedere con i propri occhi e di toccare con mano come con Dio o senza Dio tutto cambia”.

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