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Betori e don Brogi nuovamente ascoltati dagli inquirenti Notizie dalla toscana

L'ipotesi che continua ad essere considerata la più probabile è quella che a sparare a don Paolo Brogi, segretario personale del vescovo di Firenze, sia stato uno squilibrato. Uno squilibrato, ma non uno sprovveduto. Il possesso di una pistola e le modalità dell'attentato contro l'arcivescovo Giuseppe Betori fanno pensare, infatti, ad una persona che nutriva forti risentimenti personali nei confronti della guida spirituale fiorentina e soprattutto ad una persona che conosceva bene le abitudini vescovili. Oggi la polizia fiorentina ha incrociato gli orari delle telefonate pervenute, immediatamente dopo l'attentato, al 118. Ha ascoltato le registrazioni delle conversazioni telefoniche e cercato testimoni dell'aggressione, per altro senza successo. Nessuno sembra aver visto nulla, quella sera intorno alle 19:30. Continua anche il lavoro sull'identikit dell'aggressore. Betori e don Brogi sono nuovamente stati ascoltati dagli inquirenti ed hanno confermato la dinamica dell'agguato di venerdì scorso. Compatibilmente con le condizioni di salute del segretario del vescovo, che per fortuna continuano a rimanere stazionarie, gli agenti della squadra mobile, coordinati dal pubblico ministero Giuseppina Mione, continueranno a far riferimento a don Brogi per dare un volto all'aggressore. Per adesso si sa che si tratta di un uomo di età compresa fra i 65 ed i 70 anni, con barba incolta e brizzolata, rughe ed espressione provata. Secondo il racconto dei due religiosi, l'uomo indossava un cappello di lana simile ad uno zuccotto e di colore scuro, pantaloni scusi ed un giubbotto pesante simile ad un piumino.

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