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Le icone russe sono tornate a casa. Betori: “Dialogo ecumenico” Società

In questo fine settimana l’Arcivescovo di Firenze, Cardinale Giuseppe Betori, ha presieduto numerose cerimonie liturgiche durante le quali, nei suoi discorsi, ha sviluppato un tema a lui tanto caro, l’errata convinzione dell’autonomia dell’uomo da Dio.
 Incontro con la Comunità di Sant’Egidio per i 44 anni della fondazione
E’ partito con il suo itinerario spirituale-teologico,nel pomeriggio di ieri, sabato, quando ha incontrato la Comunità di Sant’ Egidio, per celebrare con loro il 44mo anniversario della fondazione, che tra i padri vede l’attuale Ministro alla cooperazione internazionale e sociale Andrea Riccardi. A Firenze dire Sant'Egidio vuol dire tante cose: dagli anziani del centro, del Ponte di Mezzo e San Frediano, di Montedomini ai nomadi, dagli immigrati ai senza tetto della stazione centrale, dai portatori di handicap ai detenuti. “Ringrazio la Comunità di Sant’Egidio – ha detto il Cardinale nell’omelia – per come indica cammini possibili sulla strada di questa testimonianza, arricchendo le nostre comunità di percorsi di ascolto della parola, che vincano con la luce della verità le tenebre che avvolgono il mondo, offrendo accoglienza a tante persone in situazione di solitudine, di miseria, di emarginazione, impegnandosi su progetti di pace e di dialogo tra i popoli e le religioni”. Betori ha anche ricordato come questi “sono tempi caratterizzati da una eclisse di Dio nella coscienza di molti, soprattutto da correnti culturali che vogliono proporre l’autonomia dell’uomo come il segreto della sua libertà, mentre, per sua natura l’uomo non può che essere un essere in relazione con Dio e con gli altri. L’agognata assoluta autonomia conduce al deserto della solitudine, alla perdita di un terreno condiviso, alla distruzione delle strutture sociali”. A questa solitudine la Comunità di Sant’Egidio cerca di porvi rimedio con un sorriso, una porta sempre aperta, alcuni interventi sociali, che spesso fanno rincontrare l’uomo con Dio. “Non è Dio – ha sottolineato Betori – il nemico dell’uomo, ma è l’uomo che diventa nemico a se stesso nel momento in cui pensa di poter ribaltare la propria situazione di creatura e vuole porsi come un assoluto”.

Incontro con i malati nella Basilica di San Lorenzo per la giornata mondiale del malato

Nel pomeriggio di oggi, domenica, l’incontro con i tanti malati della diocesi che hanno riempito con la loro “fragilità” la Basilica di San Lorenzo, in occasione della giornata mondiale del Malato, occasione per i vescovi italiani di ribadire che c’è necessità di una “cura integrale” dell’uomo fragile mediante un percorso di presa in carico che includa i bisogni profondi della persona. Ciò è possibile se da parte degli operatori sanitari e pastorali alla base della cura integrale è posto un modello antropologico che guardi all’unità della persona nelle sue molteplici dimensioni: fisico-biologica, psichica, sociale, culturale e spirituale. La cura di “tutto l’uomo” richiede attenzione alle condizioni del malato e dei suoi familiari, impegno personale e comunitario, sensibilità umana, competenza professionale, lavoro di squadra, spirito di comunione, valorizzazione della ricchezza spirituale racchiusa nel mondo della sofferenza. “E poi – come ha ribadito nella sua omelia Betori – c’è il limite delle molteplici fragilità cui siamo sottoposti, di cui la malattia è un’esperienza cui nessuno può sottrarsi e per non pochi diventa un duro peso permanente. È difficile pensare che il destino dell’uomo possa essere l’autonomia, quando nella malattia sei in una condizione di continua dipendenza dagli altri. E a meno che non si voglia negare la dignità umana ai malati, nella loro vicenda si esprime la più palese negazione di ogni aspirazione autonoma dell’uomo. Affidarsi ai sacramenti significa affermare il primato della grazia, riconoscere nell’amore del Padre un riferimento sicuro per ogni nostra debolezza, sapere che nella sofferenze e nella morte di Gesù è seminata per ogni uomo una sorgente inesauribile di vita, che apre il cuore alla speranza anche nel dolore”.

Ai piedi delle icone russe in Battistero a conclusione dell’esposizione

Tutto questo, alla fine dell’intenso fine settimana, che si è aperto sabato mattina con l’appuntamento che ha ribadito l’impegno della Chiesa Toscana per sviluppare e redigere l’Agenda per la nostra Regione con i cattolici impegnati nel sociale, Betori l’ha posto ai piedi delle icone russe nel Battistero di San Giovanni a conclusione della loro esposizione. “Con grande commozione esprimo la gratitudine mia e della Chiesa cattolica fiorentina  – ha detto Betori nel corso della solenne liturgia – per aver potuto ospitare per alcuni mesi nel nostro bel San Giovanni alcune delle testimonianze più alte della tradizione iconografica russa, le icone della Madre di Dio Odighitria di Pskov, della Crocifissione del Signore della Chiesa della Trinità del Monastero di Pavel di Obnora, opera di Dionisij, dell’Ascensione della Cattedrale di Vladimir, attribuita a Rublev. È stato un dono di cui siamo grati a quanti hanno contribuito a realizzarlo: da parte russa il Patriarcato di Mosca della Chiesa Ortodossa Russa, la Presidenza e il Governo della Federazione Russa, la Galleria Statale Tretjakov, da parte italiana la Presidenza e il Governo della Repubblica Italiana, l’Ambasciata d’Italia a Mosca, il Comune di Firenze, la Regione Toscana, la Fondazione per le Scienze Religiose “Giovanni XXIII”, l’Opera di Santa Maria del Fiore, il Capitolo Metropolitano Fiorentino, l’Opificio delle Pietre Dure e la Soprintendenza al Polo Museale Fiorentino, e inoltre la Nunziatura Apostolica in Russia, nonché quanto hanno sponsorizzato l’evento tecnicamente o economicamente. Qui – ha tenuto ad evidenziare il porporato – l’evento ha significato un atto singolare di dialogo ecumenico, con cui la Chiesa cattolica fiorentina e la Chiesa ortodossa di Mosca hanno manifestato pubblicamente la comune fede nell’incarnazione di Cristo che, come attesta il Concilio di Nicea II, è al fondamento della stessa possibile di rappresentare in immagini Cristo e i santi. Una fede comune, che ha dato origine a percorsi tra loro diversi ma strettamente congiunti, come mostrano le immagini che adornano la cupola del nostro Battistero e le tavole di Giotto e della sua bottega che in questi stessi mesi sono state esposte a Mosca”.

La settimana inizia domani per il Cardinale Betori a Lecceto, con la riunione del collegio di presidenza della Conferenza Episcopale Toscana, e alle ore 12 a Firenze con l’inaugurazione della Casa Giovanni Paolo I, la nuova casa d’accoglienza per parenti dei piccoli pazienti dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Meyer provenienti da ogni parte d’Italia e dall’estero, promossa dalla Caritas Diocesana e dalla Fondazione Meyer in collaborazione con la  Facoltà Teologica dell'Italia Centrale.

 

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