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Betori: “Natale rischioso per i credenti” Cronaca

Tanti bambini al termine della cerimonia nella chiesa di San Gaetano a Firenze, in piazza Antinori, questo pomeriggio, si sono stretti attorno “al loro Vescovo”, come ama firmare ogni anno la letterina che il Cardinale Betori scrive loro per invitarli a fare il presepe, per fargli benedire personalmente il Gesù bambino del proprio presepe. Ma non solo, le mamme hanno presentato i loro piccoli per una benedizione personale. E il Cardinale ha avuto per tutti un sorriso e una carezza. Non per niente sono in momenti come questi in cui viene fuori la vera natura di Betori, Vescovo da anni, ma prestato all’apparato, che però, proprio qui a Firenze, in mezzo ai fiorentini, sta imparando a fare il Vescovo, esperienza umana e pastorale a cui lui tiene molto. Quest’anno, per la prima volta, all’11ma edizione di Capannucce in Città, il non concorso gratuito – www.capannucceincitta – che ha riportato il Presepe nelle case e nei negozi dei fiorentini – oltre 3mila i partecipanti dell’anno scorso – il Cardinale ha deciso di chiedere a tutti di portare per l’8 dicembre i loro Gesù bambini per benedirli prima di metterli nei loro Presepi. Una iniziativa destinata a ripetersi negli anni. Un po’ come fa il Papa la terza domenica di avvento con i bambini romani.

“Il tempo di Natale – ha detto il Cardinale nel suo intervento – è un tempo rischioso per noi, perché le molte sollecitazioni che riceviamo, rischiano di farci dimenticare l’essenziale. Le molte sollecitazioni che riceviamo sono le luci, i suoni, i regali. Lo stesso ritrovarci tra noi può perdere il suo significato se noi dimentichiamo il significativo per cui noi celebriamo il Natale, ovvero Gesù. Riportare Gesù al centro del Natale riqualifica tutto il resto, altrimenti tutto il resto resta qualcosa di esteriore, che rischia altrimenti di allontanarci piuttosto che avvicinarci al mistero del Natale. Il Presepe serve fondamentalmente a questo. Fare il Presepe vuol dire richiamare al nostro sguardo e quindi al nostro cuore, come pure allo sguardo e al cuore di chi ci sta vicino il vero motivo del Natale e quindi il modo più giusto e più bello per viverlo. Accogliamo anche quest’anno l’invito di Capannucce in Città e facciamo il presepe nella nostra casa, nella nostra scuola, nei luoghi della nostra vita di ogni giorno”. Ad allietare la breve, ma suggestiva cerimonia, la Corale Polifonica “Laetitia Vocis”.

Novità anche questa mattina, poco prima di mezzogiorno, per la Solennità dell’Immacolata: il Cardinale uscendo con il corteo liturgico – Misericordia di Firenze, Coro della Cattedrale, Seminaristi, Capitolo, Concelebranti – mentre si dirigeva alla Loggia del Bigallo per il tradizionale omaggio alla Madonna, ha trovato ad accoglierlo la Fanfara della Scuola Marescialli e Brigadieri di Firenze, che ha suonato l’Inno del Vaticano. La Fanfara, subito dopo la cerimonia mariana dell’Angelus, ha tenuto un breve concerto in Piazza della Signoria, alla presenza delle autorità, della cittadinanza e dei turisti. Una specie di augurio dell’Arma per un sempre maggiore impegno in Vaticano del Cardinale. Davanti alla Vergine Maria, ha detto Betori, “abbiamo bisogno anzitutto si rafforzare la nostra fede, quel modo di guardare al mondo che si alimenta dallo sguardo d’amore di Cristo. Fare delle difficoltà una occasione di novità è il segreto di ogni persona e di ogni società che guarda coraggiosamente al proprio domani. Questo domani, che per i credenti è illuminato dalla presenza del Signore, si offre a noi in questi difficili momenti come un compito da affrontare con fiducia, senza nascondere le fatiche ma al tempo stesso con la consapevolezza che esso sta in gran parte nelle nostre mani, nell’uso che sapremo fare della nostra libertà”.

Solo però che “perché il compito non diventi improbo, abbiamo bisogno che esso venga affrontato insieme. C’è bisogno di una società coesa, in cui la condivisione e la vicinanza aiutano il cammino di tutti, soprattutto quello più esitante di chi più soffre. Farsi carico gli uni degli altri, creando alleanza virtuose di comunicazione di competenze e di risorse, è l’unica prospettiva che può farci uscire dalla crisi. Da soli non si va da nessuna parte. Insieme ci si sostiene e si condividono i pesi. Il nodo che nella fune diventa un ostacolo, nella rete diventa una forza. Il legame della carità genera solidarietà, prossimità, capacità di dono. E nel dono vengono fugati gli spettri dell’egoismo che hanno generato la crisi in cui ci dibattiamo”, ha concluso il Porporato.

Poco prima nell’omelia della Messa in Cattedrale, dopo aver benedetto l’artistico presepe di terracotta imprunetina, opera di Luigi Mariani, posto sul sagrato del duomo, aveva sottolineato come “nel mistero di Maria, troviamo una strada che ci aiuta a scoprire la verità su noi stessi. È un progetto la cui larghezza di prospettive contrasta fortemente con gli orizzonti ristretti a cui ci vorrebbe condannare una cultura dominante, quella che cerca di rinchiuderci in piccoli desideri, in aspirazioni legate a bisogni materiali, in progetti limitati che non toccano decisioni vere, nell’assuefazione alle istanze del conformismo. Ne soffrono in particolare le nuove generazioni, che vedono il proprio futuro sempre più segnato dalla precarietà e sono quindi spinte a consumarsi nel presente. Abbiamo bisogno di sperare che il male non abbia l’ultima parola nella nostra storia umana. La figura di Maria offre un fondamento a questa speranza”.
 

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