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Biagioni (Confesercenti): “Rafforziamo l’Autodromo” Economia

E' Massimo Biagioni, presidente di Confesercenti Toscana, a fare il punto sull'Autodromo del Mugello e soprattutto a trarre alcune importanti conclusioni. La più importante delle quali è la constatazione che bisognerebbe occuparsi di più, rafforzandole, di queste “eccellenze” territoriali rispetto  “a settori industriali che per vivere devono ormai essere assistiti”.

I numeri sono tali da far pendere la bilancia nel senso adombrato da Biagioni: “Al circuito ci sono stati 220 giorni di attività che hanno prodotto 310 mila presenze turistiche tra addetti ai lavori e spettatori – si legge nella nota – ha determinato nella ricettività il 25% d'occupazione dei posti letto, con una spesa totale di circa 26,9 milioni di euro. Di questa cifra 16,7 milioni sono riferibili a "spettatori/fruitori pernottanti" e 6,3 milioni agli "escursionisti”. L’autodromo aiuta a creare di 300 posti di lavoro in Mugello, 45 nel resto della provincia, 69 in Toscana per un totale regionale di 414 unità lavorative locali attivate”.

In dettaglio, la quota maggiore della spesa (43 per cento) è per servizi ricettivi, mentre la ristorazione arriva al 24 per cento. Seguono i trasporti e le comunicazioni (9%), i beni e servizi vari, il vestiario e accessori (entrambe al 7%), i generi alimentari e le bevande (6%), i prodotti tipici locali e dell'artigianato (4 per cento). A conti fatti, il PIL attivato dal sistema autodromo sul Mugello è pari all'1,7%.

Su tutto questo, s'innesca quello che potrebbe essere una polemica quanto mai, secondo Biagioni, controproducente: vale a dire l'ipotesi di associare al nome dell'autodromo quello di “Firenze”. Un'eventualità contro cui sta ribollendo una certa opposizione da parte dei comuni che ospitano il circuito. 

“Trovo singolare questo attaccamento al nome dell'autodromo da parte di soggetti che per anni hanno strenuamente combattuto con ogni mezzo l’insediamento e il decollo della struttura – commenta il presidente di Confesercenti Toscana – però è bene che oggi si sia raggiunta un'opinione positiva condivisa”. E l'opinione di Biagioni è che, se ci sarà il cambio del nome,  “dovrebbe essere un rafforzamento, mettere una "eccellenza" ancora più in evidenza nel mondo, visto che Firenze e Toscana sono tra i brand più cliccati sulla rete in tutto il mondo. Il fatto che la struttura è privata e che volendo potrebbero chiamarlo come gli pare mi pare secondario, non mi sembra che la Società si sia chiamata fuori dal territorio. Anzi, vorrebbe integrarsi di più e vorrebbe che le eccellenze fossero molte di più per offrire sui mercati mondiali un pacchetti di mischia imbattibile: ricettività, ristorazione, commercio, viabilità, servizi, connessioni, comunicazioni e quant'altro può venire in mente”.
Inoltre, Biagioni sottolinea: “Sullo sfondo rimane la questione centrale per lo sviluppo della struttura e dell’area: la Formula 1. L'avversario “Monza” si traduce Milano e Lombardia. Politicamente e elettoralmente forti più della Toscana. Ovvio che sarebbe improponibile fare a Scarperia il “GP di San Marino”.

La questione, sempre secondo il presidente di Confesercenti Toscana, è politica e nazionale. E, dal momento che la “Ferrari da sola non basta”, Biagioni si augurerebbe un intervento più deciso da parte, ad esempio della Regione. Che tuttavia, come egli stesso ricorda, non pone certo la questione come priorità. “Con la Regione – aggiunge – dovrebbe intervenire il Comune di Firenze e il Presidente del Consiglio dei Ministri, toscano, se ne avessero voglia, tempo e coraggio”

Purtroppo, in sostanza, sentiamo dire: in periodi di crisi investiamo sull’autodromo? – conclude Biagioni – vorrei rispondere: “Perché no? Visto l’occupazione che crea e le risorse che genera?”. E’ una media-grande azienda, occupa 414 addetti, è trasversale e “tira” consumi, ristorazione, ricettivo, ha bisogno di comunicazione e servizi di qualità, sviluppa attività terziarie. Certo non da sola. Ma insieme ad altre eccellenze che occorre far emergere e mettere in rete. Il futuro è più vicino a queste strutture che a settori industriali che per vivere devono ormai essere assistiti”.

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