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Biblioteche no stop, volontariato contro lavoro? Cronaca

Firenze – La questione che pongono i bibliotecari fiorentini è molto più ampia di quanto sembri a primo acchito. La causa scatenante è la mozione proposta dai consiglieri del Pd Cosimo Guccione e Cecilia Del Re, che riguarda gli orari delle biblioteche cittadine. Mozione che, in estrema sintesi, propone una biblioteca aperta in ogni quartiere ogni fine settimana e in orario serale. Come, magari facendo fare gli straordinari al personale qualificato o assumendo (non direttamente, dal momento che tutto il sistema è appaltato alle cooperative esterne) qualche altro dipendente? No di certo, dal momento che, come si sa, le casse del Comune e il patto di stabilità non lo permetterebbero mai, oltre alla valutazione dell’opportunità di un simile allargamento del personale qualificato. Sì, ma se non possono essere messi in campo i bibliotecari propriamente detti, è la proposta, allora si può tranquillamente ricorrere ai volontari e alle associazioni di volontariato.

E qui casca l’asino, ribattono i lavoratori dell’appalto dei servizi bibliotecari e archivistici del Comune di Firenze, che, riunitisi in assemblea il giorno 11 maggio 2016, esprimono la loro preoccupazione e il loro disaccordo rispetto alla mozione stessa.

Ciò che propongono i consiglieri comunali alla giunta e al sindaco infatti è che l’implementazione degli orari di apertura e chiusura delle biblioteche comunali sia attuata coinvolgendo il volontariato e i detenuti che svolgono lavori di pubblica utilità.

“Mattiamo subito in chiaro due punti – spiegano i bibliotecari – da un lato, noi non siamo pregiudizialmente contrari all’utilizzo del volontariato o dei detenuti, né vogliamo negare il diritto allo studio, limitando le possibilità di frequentazione delle biblioteche agli studenti. Tuttavia non possiamo non sottolineare che il servizio bibliotecario, in appalto dal 2005, è portato avanti da personale qualificato e formato per lo svolgimento delle attività previste dal capitolato  e che quindi non può essere “barattato” con quello di associazioni volontarie”.

Insomma, per farla breve, quella di bibliotecario è una qualifica professionale precisa, che contiene una formazione qualificata che mette in grado il soggetto di esercitare il lavoro di bibliotecario.

Tant’è vero che, come spiegano i lavoratori, “la presenza di volontari non qualificati renderebbe ancora più complessa la gestione degli spazi e dei rischi presenti in ambienti pubblici come le biblioteche”.

Di fatto, dunque, cosa succederebbe? Una sostituzione fra volontariato e lavoro che produrrebbe una indebita sostituzione di ruoli e attività. A discapito, ovvviamente, non solo dei lavoratori ma anche dell’utenza e dell’andamento e gestione generale di una struttura omplessa e delicata come la Biblioteca.

“L’organico, già ridotto all’osso e fiaccato nei turni orari, viene ancora una volta colpito da questa proposta, come minacciata ne è la qualità del servizio e della sicurezza – concludono i lavoratori – ci preme specificare che non siamo contrari al servizio volontario, perché questo è espressione della comunità e, se una biblioteca beneficia dell’aiuto di volontari come forma di valorizzazionedella cultura, questo è un bene per l’intera comunità”.

Dunque, va bene volontariato e lavoro insieme, ma se i paletti e i confini sono ben definiti. “Chiediamo all’amministrazione – spiegano ancora i lavoratori – di volere provvedere ad un documento scritto che definisca i compiti e la collaborazione dei volontari all’interno delle biblioteche e dell’archivio. I volontari non devono in alcun modo sostituire le figure dei dipendenti, possono caso mai affiancare i lavoratori con compiti di sorveglianza e supervisione delle sale lettura”.

Ed eccoci giunti al punto cruciale, che travalica la questione specifica: si sta aprendo la strada a uno scambio necessariamente iniquo fra volontariato e lavoro?

“Riteniamo assolutamente ingiusto che si utilizzi il volontariato per sostituire il lavoro professionale e qualificato – le biblioteche, comunali o universitarie che siano, sono servizi pubblici atti a favorire la crescita culturale, individuale e collettiva e a diffondere l’informazione e la documentazione, e per questo degni di essere gestiti con le migliori risorse. La presenza di associazioni volontarie, dunque, non farebbe che accentuare i problemi di sicurezza e qualità del servizio, già spesso “.

Come se ne esce? Ecco la ricetta secondo i lavoratori, almeno per quanto riguarda le aperture richieste nello specifico:

“Stanziamento di ulteriori fondi per permettere le aperture richieste, impiegando i dipendenti dell’attuale ATI – molti dei quali ancora con contratti part time, ed eliminando loro la banca ore negativa, a tutt’oggi ancora non regolamentata da accordi sindacali. Per fare fronte alle eventuali implementazioni degli orari di apertura e chiusura delle biblioteche comunali, chiediamo l’applicazione di quanto previsto nell’appalto (Art. 12 del capitolato) per l’aumento delle ore”.

“Siamo pronti, come sempre, a mettere in campo tutte le nostre competenze per offrire alla città il servizio culturale che merita – concludono i lavoratori – ma per far questo abbiamo bisogno di essere supportati dall’Amministrazione”.

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