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Big Bang, il centrosinistra deve accettare la sfida di Renzi Economia, Opinion leader

Solo un “Governo di emergenza” ha una qualche possibilità di invertire la rotta che porta altrimenti al declino del paese. E quindi, ben vengano le discussioni. Ben vengano se sono aperte, libere e senza anatemi . Non per l’oggi. Ma per un futuro nel quale, rimosso il macigno dell’attuale crisi, il centrosinistra potrà ripresentarsi al paese con un programma e un gruppo dirigente credibile e unito. E in questo dibattito, che appare sempre più complesso e nervoso, si è inserito in questi giorni il “Big Bang” di Renzi che ha rappresentato per molti, a sinistra,  un vero e proprio “cazzotto negli occhi”. Certo per i contenuti, ma anche, e forse di più, per il metodo poco ortodosso della “kermesse multicolore” che invece tanto piace al sindaco di Firenze. I cento punti di Renzi sono, si è detto,  la riproposizione della visione fallimentare del neoliberismo che è stata avviata dalle politiche reaganiane e che si è poi insinuata nelle file della sinistra europea attraverso la lunga, e spesso contraddittoria, esperienza governativa di Tony Blair. Quindi Renzi sulle orme di Tony Blair. Una offesa per chi lo dice, ma non forse per chi, quell’accostamento se lo trova addosso!  Non credo infatti che Renzi si senta offeso ad essere paragonato al leader più vincente del centrosinistra europeo e a quel capo di Governo che, pur fra errori e reticenze specialmente in tema di politica estera,  ha saputo però imprimere un forte tasso di cambiamento e di innovazione al proprio paese.

Bisognerebbe, prima di pensare agli errori del capo del laburismo inglese, guardare ai grandi passi fatti nel risollevare un paese distrutto moralmente e socialmente dall’esperienza thatcheriana . E non solo. Ma anche ai contributi sul pensiero socialista europeo che, appesantito da uno statalismo consolidatosi nelle esperienze storiche delle socialdemocrazie europee, ha trovato nel laburismo inglese lo strumento piè efficace per immettere un po’ di novità nel vecchio armamentario. Portando nell’area del centrosinistra quei principi e quegli approcci legati all’individuo, alla responsabilità, al rischio e alla mobilità sociale che di fatto venivano maneggiati esclusivamente dalla cultura e dalla politica della destra.
E il dibattito sul Big Bang di Renzi, a parte il tema molto “appealing” per i media della “rottamazione dei dinosauri”, penso verta principalmente su questi temi di contenuto e su questa necessità di innovare “i contenuti, i riti e i miti” della sinistra. Contenuti che ancora nei 100 punti  si trovano in maniera non sempre coerente, non sempre gerarchicamente ordinata e non sempre accettabili per il palato fine dell’elettore medio di centrosinistra, ma che cominciano ad affermarsi come un elemento di vera innovazione  non necessariamente subalterni alla cultura neoliberista che ha dominato la scena italiana e mondiale in questi anni.
Perché è su questo punto che occorre discutere, e discutere molto approfonditamente nella sinistra. Se la finanziarizzazione selvaggia dell’economia e la visione ultraliberista che ha permeato le politiche di molti paesi avanzati del mondo, e quindi, si è imposta come guida al processo di globalizzazione in atto, vanno respinte e combattute come i principali responsabili dell’attuale dissesto mondiale non è che si può tornare indietro nel tempo a proporre, in alternativa, i vecchi e stantii programmi del comunismo e del socialismo novecentesco. Sarebbe una disfatta per chi li propone e, nel caso di applicazione, di inevitabile, nuovo e ripetuto,  insuccesso per il  governo dell’economia e della società attuali.
Non si può riproporre l’armamentario degli errori, quando non degli orrori, che hanno caratterizzato la realizzazione di società e di economie che si richiamavano con enfasi ai principi di eguaglianza, solidarietà e democrazia e hanno invece prodotto statalismi e burocrazie asfissianti, società apatiche, corporative e prive di slancio, con una mortificazione dello spirito vitale degli individui e dei gruppi più innovativi e più capaci. E quindi con livelli di crescita dell’economia e di trasformazione del sistema endemicamente bassi e depressivi.
Renzi e il suo Big Bang, oltre che ad eventuali suoi personali percorsi politici (del tutto naturali e legittimi in un leader poltico!), ammiccano a questo problema: il centrosinistra italiano non si può presentare con un asse IDV-PD-SeL e pensare di corrispondere alle ansie e alle aspettative della società italiana con una riproposizione di proposte che risultano forse accettabili, di fronte allo sfascio dell’era berlusconiana,  ma che rappresentano al più solo un “guscio caldo e sicuro” per una società impaurita, fiaccata e piena di problemi.
Renzi vuol rispondere anche ad un pezzo di società che non ha bisogno di “gusci” di protezione, che ambisce a prendere in mano la crescita e l’innovazione del paese e che sente la necessità di rompere con alcuni “lacci e lacciuoli” dell’economia e della società che impediscono una velocità e una tempestività che pare oggi necessaria a chi vuol stare nella competizione, non solo economica, a livello globale. E questa non è la riproposizione del “Berlusconi in salsa fiorentina”, con un liberismo e un populismo appena mitigati dalla cultura di sinistra. E non lo è principalmente perché  Berlusconi si riferiva ai “veloci senza regole” mentre Renzi punta sui “veloci con nuove regole”: e la differenza non è di poco conto!
E allora il centrosinistra non deve demonizzare  Renzi e il suo Big Bang ma deve cercare di capirlo, di inglobarlo in una cultura meno leaderistica e deve cercare di entrare nel merito delle sue proposte con l’arma importante e sempre decisiva, a sinistra, della discussione democratica e del principio del consenso.
E forse sarà bene che nella discussione sugli attuali 100 punti ( e su altri 100 che dovessero venire di nuovo) i dirigenti del PD e gli intellettuali che oggi “fanno le bucce” a Renzi si armino di apertura e di pazienza almeno pari a quella con cui affrontano certe proposte e azioni promosse dalla cosiddetta  “sinistra radicale”  che non sempre brillano per coerenza, approfondimento e capacità risolutiva dei problemi del paese e che pure non destano, in tali ambienti,  altrettanta repulsione e avversità.
 

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