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Bilanci comunali, cambio regole in corsa, Firenze perde altri 2,5 milioni Cronaca, Economia

Parla di rapina, di paradosso, di beffa: è l'assessore al bilancio del Comune di Firenze Alessandro Petretto, occupato, con gli uffici amministrativi comunali preposti, a redigere il bilancio preventivo del 2013.
Quello che sta subendo l’amministrazione finanziaria fiorentina in queste ore ha un che di rapinoso, oltre che di beffardo e paradossale”. Raggiunto a telefono, precisa: “Ho spiegato tutto nel dettaglio in un comunicato pubblicato in Rete civica: il problema è di ordine tecnico, avevamo valutato un taglio di 18 milioni, non sulla base di comunicazioni ufficiali, che non sono arrivate, ma sulla base del DPCM del febbraio marzo 2013. Ora, nelle more dell’approvazione da parte delle due camere del decreto 35 sui pagamenti alle imprese, la settimana scorsa il taglio è arrivato a 21 milioni. Per usare un ordine di grandezza immediatamente comprensibile, ho detto che corrisponde all’80% della tassa di soggiorno. Un problema che non riguarda solo il comune di Firenze, anche se qualche comune ci perde di più, come Torino, cui vengono tolti altri 10 milioni, e Bologna (-7 milioni), mentre altri come Roma ci guadagnano (questo in base ad un’analisi dell’Anci). Il tutto è aggravato da questa instabilità normativa. Cambiare una regola ora, mentre i Comuni stanno preparando i bilanci, è paradossale. Per questo tramite i nostri parlamentari e sottoscritto dall’Anci abbiamo chiesto un emendamento che consenta di utilizzare per quest’anno il vecchio sistema e di partire con il nuovo dall’anno prossimo”.

Ma come si modula il cambio in corsa del sistema che fa arrabbiare l'assessore? Nella nota lanciata in rete la spiegazione è chiara: “Due sono le vicende sulle quali voglio richiamare l’attenzione. Nel luglio del 2012 con il decreto sulla “spending review” – spiega l’assessore – è stato disposto un taglio di trasferimenti ai Comuni per 2,250 miliardi di euro nel 2013. Si tratta di una delle poche poste certe di un fumoso pacchetto di interventi per i quali l’amministrazione centrale nel corso dei mesi ha poi alzato le mani in segno di resa. Sui metodi di riparto tra i Comuni italiani di questa cifra esorbitante si è levata per quasi un anno una cortina di fumo. Solo un ristretto novero di esperti riusciva a seguire la contorta vicenda che si rimpallava tra ministero degli interni, dell’economia e dei rapporti con le regioni. Con un decreto del ministero degli interni della primavera 2013 è stato stabilito il meccanismo: un taglio lineare proporzionato alla spesa per consumi intermedi del 2011, per ciascun Comune. E’ talmente cervellotico il criterio che lo stesso ministero non ha esitato a manifestare una certa vergogna per le numerose criticità. Per Firenze comporta un taglio di più di 18 milioni di euro, per dare un’idea, tre punti dell’addizionale Irpef, l’80% dell’imposta di soggiorno”.

Ed è dunque sulla base di questa cifra che il Comune di Firenze, al pari degli altri Comuni, ha cominciato ad impostare il bilancio 2013, appesantito da questo taglio,mentre l’amministrazione centrale ha continuato imperterrita a spendere, adducendo difficoltà varie ad applicare la sua ipotetica ‘spending review’”.
Nel corso dell’approvazione del D.L.35/2013, quello sullo sblocco dei pagamenti alle imprese, il ministero degli interni ha presentato un emendamento, poi approvato la settimana scorsa, che cambia il meccanismo di riparto.

Non è tanto importante discutere se questo meccanismo sia migliore o peggiore del precedente, conta il risultato – dice ancora l’assessore Petretto – a metà giugno, Firenze si trova con un taglio ulteriore di 2,5 milioni di euro (in tutto quasi 21 milioni, il gettito dell’imposta di soggiorno appunto). Con l’aiuto di parlamentari fiorentini si cerca di ovviare a questo ulteriore salasso, con emendamenti su altri provvedimenti in corso di approvazione, ma non si è certi di ottenere il risultato”.

Nel 2012 – aggiunge – il ministero dell’economia ha previsto un accertamento convenzionale dell’Imu per il Comune di Firenze superiore di oltre 8 milioni a quello effettivo. Ciò ha significato una corrispondente riduzione dei trasferimenti. Non è mai stata data una convincente spiegazione a queste discrepanze che il MEF ha cominciato a chiamare, beffardamente, ‘code di accertamento’, come se si trattate di fastidiose pretese dei Comuni. Poi si è cercato di giustificare il taglio, perché di questo si tratta, sostenendo che nell’accertamento convenzionale del MEF era computata anche l’Imu sugli immobili di proprietà dei comuni che questo avrebbero dovuto pagare a loro stessi. Resosi conto dell’assurdità di tale spiegazione, il governo ha con il D.L. 35/2013, rinunciato in parte a queste pretesa, disponendo una restituzione complessiva per 600 milioni”.
Ed ecco le domande inquietanti che si pone e pone al governo centrale l'assessore fiorentino: Come verrà restituito il mal tolto al Comune di Firenze (un recupero una tantum o strutturale?), e di quanto, non è dato sapere a tutt’oggi. Al 20 giugno sorgono una serie di domande: quale cifra mettiamo in bilancio 2013 (notizie di corridoio parlano di 5 milioni circa)? Rimandiamo il tutto all’assestamento? E come prevediamo di impostare gli equilibri del bilancio di parte corrente? Entra o non questa cifra nel bilancio pluriennale?”.

“In tutti i Paesi europei a finanza decentrata sono stati, in questi anni, disposti contenimenti di spesa degli Enti Locali – conclude l’assessore al bilancio – ovunque sono stati definiti rigorosi profili di riduzione, da attuare lungo intervalli di tempo di cinque anni o più anni, con parametri di riparto logici e stabili nel tempo, che consentono anno per anno ai sindaci di programmare i necessari interventi. A questo si aggiunge un’autonomia tributaria molto superiore alla nostra che consente di modellare manovre dal lato delle spese e delle entrate, rendendone conto ai propri cittadini. Perché da noi operano solo beffardi sistemi di rapina che scaricano sempre su altri le responsabilità collettive di una finanza pubblica fuori controllo?”.

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