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Agricoltura nel 2013: un bilancio amaro Economia

I dati sono negativi. Ci sono, però, importanti segnali, soprattutto dal fronte dell’export.   “Il 2013 è stato ancora un anno di difficoltà per l’agricoltura italiana. Il settore, nonostante abbia reagito alla crisi meglio di altri comparti dell’economia, è stato costretto ad affrontare sfide complesse, con pressanti problemi legati soprattutto alla crescita considerevole e opprimente dei costi produttivi, contributivi e burocratici (un aumento tra il 7 e l’8% ) che stanno fiaccando il valore delle imprese, incrinandone pericolosamente la competitività”. Lo afferma il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi che traccia un primo bilancio dell’annata agraria appena trascorsa, evidenziando come il settore primario, che si trova a scontare la più alta diminuzione dei produttori agricoltori dell'UE, – 15,7% dal 2003 ad oggi, è stato colpito nel 2013 in particolare dal calo della produzione, aumento dei costi di produzione, diminuzione dei prezzi all'origine delle filiere agro-alimentari. “Nelle campagne, dunque, il malessere e il disagio sono notevoli. Rispecchiano – precisa Politi – quanto sta avvenendo oggi nella società italiana in grande crisi e trafitta da una serie allarmante di problemi, a cominciare da quelli economici”. “Unica nota positiva e che lascia bene sperare per il futuro è il commercio estero. Il ‘made in Italy’ agroalimentare ha proseguito la sua corsa e il 2013 dovrebbe chiudersi – rimarca il presidente della Cia – con un nuovo record dell’export: 34 miliardi di euro. Il che dovrebbe far segnare un incremento nei confronti del 2012 di oltre il 6%”.

“L’attuale fase dell’agricoltura italiana, anche in vista dell’applicazione della riforma della Pac dal 2015, ha bisogno di correttezza e di concretezza. Il 2014 -conclude il presidente della Cia- può segnare una svolta per l’agricoltura. Le istituzioni devono, però, dare risposte efficaci attraverso leggi e regole che permettano al settore di riprendere con vigore la strada dello sviluppo e della competitività. Un settore che ha bisogno di una nuova politica agraria nazionale. Gli agricoltori hanno necessità di fatti tangibili, stanchi dalla mancanza di politiche organiche e di strumenti operativi validi finalizzati a far quadrare i conti tra le spese per produrre e ciò che si ricava dalla vendita dei prodotti sui mercati”.

“Difficoltà evidenti – aggiunge Politi – si sono riscontrate nel valore aggiunto agricolo (che dovrebbe diminuire di circa l’1,4%, mentre sul fronte della produzione, anche a causa delle pesanti conseguenze del maltempo che ha contrassegnato tutto l’anno passato, si dovrebbe registrare un calo tra il 3 e il 5%”.  “Stesso discorso per i prezzi all’origine che, secondo le prime stime della Cia, dovrebbero – sottolinea ancora Politi – avere una flessione di circa il 3%, dovuta al repentino mutamento del trend positivo intervenuto negli ultimi due trimestre dell’anno”.

“Diverso è, invece, lo scenario per i redditi degli agricoltori che -sostiene il presidente confederale- dovrebbero segnare un sostanziale aumento rispetto al 2012. Più 8,9%, confermato anche dalle prime stime di Eurostat. Un dato che, tuttavia, non cambia di molto le carte in tavola, in quanto la situazione reddituale resta ancora difficile. Questo perché dal 2003 a oggi, secondo un’analisi della Cia, i nostri produttori hanno registrato, in ambito Ue, la flessione più accentuata: meno 15,7%. E, quindi, l’incremento del 2013 compensa solo in parte il pesante calo che si è accumulato negli ultimi dieci anni”.

 

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