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Bilancio di legislatura, Fedeli: primi ad abolire i vitalizi Opinion leader, Politica

Firenze – Entrato in politica più che cinquantenne, dopo aver insegnato  tecnica della produzione e disegno tecnico presso l’Istituto professionale Industria e Artigianato di Piombino, prima promotore di  una lista civica a Piombino, poi nell’Italia dei Valori con la quale nel 2010 è stato eletto nel Consiglio regionale, Giuliano Fedeli  torna ora nella società civile perché, dice, non vuole essere confuso con  quei politici che puntano solo alla poltrona e che vengono considerati  dall’opinione pubblica come mascalzoni. Lo fa sostenendo “da padre nobile” una lista civica per il voto del 31 maggio, “Il Popolo della Toscana”, che chiama a raccolta forze moderate intorno alla candidatura a presidente di Enrico Rossi.

Per cinque anni Fedeli, elbano di 73 anni, è stato vicepresidente del Consiglio regionale e in questa veste si è adoperato per  mostrare ai cittadini toscani che si può fare politica restando ancorati ai propri valori, senza indulgere a compromessi sulle regole: “Una democrazia funziona se c’è un rispetto ferreo delle regole”, dichiara.  Così, sorride se qualcuno sostiene che è di destra perché dice che non si può “partecipare alle manifestazioni con sciarpe e caschi perché ciò vuol dire che si hanno cattive intenzioni”, o se qualcun altro afferma che è di sinistra perché dice che “si deve guardare a chi è più debole e deve lottare per avere una vita serena mettendo tetti di spesa a chi ha rendite o redditi particolari”.

Sugli atti più importanti della legislatura regionale giunta al termine non ha dubbi: “La cosa principale è la legge elettorale riformata, ma accanto ad essa metto il piano paesaggistico, la legge urbanistica che pone delle regole per tutti i Comuni e, ancora, la legge sulla partecipazione che è una cosa complicata ed è importante riuscire a gestirla bene perché altrimenti si rischia di prolungare le attese per la realizzazione dei progetti”.

Tuttavia, se il lavoro legislativo è di grande qualità, in questi cinque anni il Consiglio regionale è stato molto impegnato nel realizzare ciò che i cittadini hanno chiesto in modo pressante: il taglio della spesa vista come superflua o come privilegio (circa 10 milioni risparmiati) e l’eliminazione delle macchine blu che vengono utilizzate solo in caso di importanti eventi istituzionali. E, soprattutto, l’abolizione dei vitalizi: “Da ora in poi non c’è più alcun  vitalizio e chi ne ha acquisito il diritto in passato lo potrà percepire solo a 65 anni, e in ogni caso c’è stata una riduzione anche con effetto retroattivo. E’ l’unica realtà italiana che lo ha deciso e io stesso ho deciso di rinunciare al vitalizio già da quella in corso. Ora ci aspettiamo che lo facciano anche gli onorevoli”.

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L’intervento è stato concreto – dice – ma rimane l’amarezza che di tutto l’impegno e lo stimolo anche del nostro gruppo per rinnovare poco è passato poco nei mass media: “Si dà più spazio  a un caffè che non si doveva pagare  che alle decisioni importanti”.  In ogni caso questa è anche responsabilità della politica che non è stata capace di rigenerarsi dopo le inchieste di Mani pulite, oppure c’è stata la premeditazione di non rinnovarsi, ma di aggirare il problema”. Oggi il malaffare “si è ingegnerizzato” ed è dunque diventato più complicato identificarne l’illegalità ed è più grave perché tutto ciò avviene in una situazione di crisi economica.  Fedeli, che si autodefinisce garantista  liberaldemocratico, lamenta anche un eccesso di garantismo per chi commette i reati , mentre “non c’è lo stesso garantismo per le parti lese”.

Tra le iniziative che ha intrapreso come delegato per le attività culturale, il vicepresidente uscente cita l’impegno a fa conoscere ai toscani la realtà del “popolo con le stellette” , in modo da ridurre una certa distanza e a valorizzare le eccellenze che in questo campo ha la Toscana e che sono riconosciute come tali in tutto il mondo, come ad esempio l’Accademia navale di Livorno o l’Istituto Geografico militare di Firenze.

Un bilancio che Fedeli  considera dunque ampiamente positivo e tuttavia ne parla come un capitolo chiuso: “Ho cominciato a fare politica in vecchiaia e perciò non ho né i vizi né le virtù della politica. Mi dà fastidio essere imparentato ai mascalzoni e di essere entrato in un tritacarne per cui quando esco dal portone qualcuno dica  ‘ecco un altro che ruba’. Sono uno che ha speso 387 euro in attività di rappresentanza in un anno pur incontrando delegazioni  da tutto il mondo.  Ho pagato sempre di tasca mia, per evitare qualunque  sospetto”.  Per questo non ha alcuna intenzione di rimanere legato a una poltrona: “Ma, attenzione quando si parla di rottamazione: è giusto far posto ai giovani che hanno entusiasmo ed energia, ma hanno la competenza? Se un anziano ha fatto bene è meglio tenerlo”.

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