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Bilancio di stagione: Fiorentina di nuovo al ground zero Opinion leader

Firenze – Bravo Commisso, bravo Iachini. È lo stesso Commisso che se la suona e se la canta. A detta sua, mai nuova proprietà ha fatto così bene il primo anno come la Viola della sua presidenza, anno in cui lui ha speso 200 milioni e le ha indovinate tutte, compreso il tecnico della salvezza, riconfermato per meriti di guerra. Ora la Viola riparte con grandi speranze, e per essere ancora più forte, basta che realizzi in tempi utili il centro sportivo e che gli arbitri facciano tesoro della letterina di monito che gli verrà recapitata.

Ma ricapitoliamo e riavvolgiamo il nastro della stagione della Viola. Si comincia all’insegna del “largo ai giovani”, per scongiurare marchiani errori del passato (quelli che hanno portato i Piccini, i Mancini, gli Zaniolo…a far fortuna altrove “aggratis”). Si conferma Montella perché giustamente accreditato di saper costruire una squadra, anzi, di saper costruire la Fiorentina, come aveva dimostrato con Pradé nei tre magnifici anni dei loro successi.

Anche quest’anno si è ripartiti da zero, con la conferma del solo Chiesa e di Milenkovic e Pezzella, sia pure cambiando loro sensibilmente la posizione in campo. Il resto, a parte i giovani tutti confermati tranne qualche uscita in prestito per alleggerire la zavorra di giocatori accumulati per le politiche scriteriate di Corvino, tutto nuovo. Fin qui va bene.

Va bene anche perseguire l’idea, marchio delle gestioni di Montella, di assicurare un veterano per ogni reparto a garantire un’ossatura solida alla squadra: i Bonucci, Biglia e Higuain che Montella aveva voluto al Milan, diventano (si parva licet, ma neanche tanto) i Caceres, Badelj e Ribery della nuova Fiorentina. La squadra, tra l’altro allestita all’ultimo minuto del mercato, con Caceres acquistato a campionato in corso per registrare una difesa colabrodo, stenta a decollare nei risultati, non nel gioco.

Sin dalle partite con Napoli e Juve si vede una Fiorentina ben messa in campo, con un buon gioco costruito a centrocampo, una buona preparazione atletica, purtroppo però anche con palesi lacune offensive (soprattutto per la scarsa forma e poi per l’infortunio a Ribery) e con una difesa che sarà appunto Caceres a far quadrare riconvertendo il 4-3-3 di partenza in un più pratico 3-5-2.

L’aspetto più positivo della prima parte di campionato e coppa è l’impiego misurato ed efficace di tutti i giovani: Castrovilli, Venuti, Ranieri, Vlahovic, Sottil, e anche Terzic e Montiel (ha fatto la sua comparsa anche Pedro, prima di svanire mestamente). E qui vanno riconosciuti i meriti di Montella: Castrovilli lo ha voluto lui, mentre era già sul treno per Verona; Vlahovic è stata la sua scelta come prima punta titolare (anche se ha preferito prudentemente iniziare le partite, quando i due sono stati disponibili, con Chiesa e Ribery di punta); Sottil e gli altri giovani sono stati tenuti sullo stesso piano dei titolari; e soprattutto l’assetto della squadra è stato trovato in due-tre partite e da allora è rimasto quello. Iachini, del resto, non ha smentito nulla. La difesa è rimasta a tre, o meglio a cinque, e all’attacco è stato persino riproposto il duo Ribery-Chiesa.

I risultati di Montella non sono stati soddisfacenti ed è subentrato Iachini, nonostante Commisso avesse più volte dichiarato che lui resta fedele alle sue scelte fino in fondo. Ai più è parsa subito una decisione sciagurata o almeno contraddittoria. Si dice che l’obiettivo primario della squadra è la salvezza, ma non si spiega perché al posto di un tecnico che già padroneggiava la squadra in modo egregio, con la sola eccezione di un rapporto con Chiesa che quest’anno è stato un “caso” anche con Iachini, se ne sceglie uno che vanta più esoneri (e da squadre modeste) che successi.

Oltretutto un tecnico difensivista oltranzista, con scarse intuizioni per il valore e l’impiego dei giovani, con nessuna idea tattica che non si possa compendiare nello schema parrocchiale “palla lunga e pedalare”. Il gioco (uso questo eufemismo) di Iachini è di fatto un 7-2-1, che il tecnico conferma anche contro avversari palesemente inferiori e che ha “giocato” (si fa ancora per dire) fino alle ultime partite pur a salvezza raggiunta. Le varianti tattiche in corsa di Iachini sono state anch’esse all’insegna del genio scarpone: alla fine, per raccattare un risultato positivo, si buttano in campo a casaccio quattro o cinque punte e si dà fondo alle energie per portare più palloni possibile in avanti, scavalcando il centrocampo e affidandosi a iniziative individuali.

In questi giorni leggo con sconcerto dei grandi meriti di Iachini. Si dice che ha “salvato” la Fiorentina, ma in realtà l’ha portata dal tredicesimo posto al decimo a pari merito, con una discreta dose di risultati fortunati. Nel momento più critico, quando aveva appena rilevato Montella, Iachini ha vinto in casa con la Spal nel finale su calcio d’angolo dopo aver subito i modesti avversari per 90 minuti.

Poi ha pareggiato in casa con il Genoa in una partita-salvezza in cui Criscito ci ha graziati sbagliando il primo rigore della sua carriera. Quindi ha inanellato due vittorie come segue: 2-0 a Napoli contro una squadra di ammutinati che pensava soprattutto alle azioni legali che De Laurentis aveva intrapreso contro ciascun giocatore, e 5-2 in casa della Samp con un primo tempo finito 3-0 grazie a due rigori e a un’autorete senza che la Viola avesse tirato in porta!

Ciononostante, alla ripresa del campionato dopo il lockdown, con le stesse squadre contro cui aveva giocato Montella, Iachini aveva racimolato tre punti in meno del suo predecessore. Poi il tripudio di vittorie! Nessuno che si ricordi che sono venute risicatamente o per autoreti (anche quando i gol sono stati assegnati a Chiesa o Kouame), o su calci piazzati per le teste provvidenziali di Pezzella e Milenkovic, o su rigore.

Nessuno che si ricordi, ma questa è una rimozione comprensibile da parte di chi soffre e si appassiona e tende subito a convertirsi al “risultatismo”, che non c’è stato mai uno scampolo di gioco, neanche contro una Spal che alla fine del campionato ha vantato il record di sconfitte (28) e che ha giocato contro la Viola (come il Bologna, del resto) con la squadra decimata e ormai rassegnata. Quasi tutti i risultati della Viola sono arrivati in extremis, frutto delle ammucchiate disperate finali che sono state il marchio di fabbrica del “gioco” di Iachini (da lui nobilitato in termini di “carattere”), da quando è subentrato.

Andrebbe anche ricordato che Iachini ha fruito del mercato di gennaio (Igor, Agudelo, Duncan, Cutrone, Kouame, Olivera) e ha recuperato nel girone di ritorno, grazie ai mesi di sosta forzata, un Ribery al meglio. Ma con che frutto? Al costoso Igor è stato quasi sempre preferito Ceccherini; Duncan ha giocato a fasi alterne e non si è capito in che ruolo, e comunque esprimendosi sempre con azioni individuali; Cutrone ha fatto comparsate senza gloria né colpe, un po’ come tutti gli attaccanti, lasciati soli all’attacco (e cioè, nel deserto e senz’acqua), gli altri quasi mai visti.

Nel frattempo, sono scomparsi i giovani. Ranieri spedito ad Ascoli a infortunarsi; Terzic e Montiel mai pervenuti; Sottil retrocesso a tappabuchi e, quando impiegato, quasi sempre nervoso e poco lucido; Vlahovic umiliato anche solo dalla presenza ingombrante dell’alter ego Cutrone. Certo, Iachini ha sistemato la difesa! Arretrando gli esterni, raddoppiando il “libero” mettendo un centrocampista in mezzo ai centrali, più che davanti, e costringendo gli altri centrocampisti a lavori oscuri e quasi esclusivamente “quantitativi” (l’involuzione di Castrovilli e i suoi “disastri” difensivi nelle ultime partite attestano della confusione tattica ingenerata dalle scelte di Iachini). Infine, si dice, Iachini ha “recuperato” Chiesa. Ma dove? E come? Contro il Bologna, per la tripletta. Ma il recupero è consistito in qualche pacca sulla spalla e in siparietti come quello, appunto, contro il Bologna (“dimmi tu se vuoi uscire!”, e giù risatine cameratesche), non in un vero e proprio recupero tecnico-tattico.

E a questo proposito esprimo il mio sconforto e la mia delusione. La Fiorentina era partita con un progetto e dei punti fermi tecnico-tattici. Ora non c’è più nulla. Si sa che rimangono un paio di grandi vecchi di Montella (Ribery e Caceres); non si sa che sarà di Chiesa e neanche degli uomini “protetti” (diciamo così) da Ramadani, che sono Vlahovic, Milenkovic e Montiel; non si sa che gioco, o non-gioco, giocheremo l’anno prossimo (presumo che, se è stato preso Iachini “per salvarsi”, sarà stato confermato per lo stesso motivo, altrimenti non si capisce più nulla: Iachini confermato per i suoi successi pregressi e per il gioco “europeo” che ci ha mostrato?); non si sa chi comprerà chi, e speriamo che il compratore non sia quello dei cinque acquisti del mercato di gennaio.

Insomma: una Fiorentina di nuovo al “ground zero”, con una proprietà velleitaria e distratta (soprattutto distratta dalle incombenti elezioni americane che potrebbero spazzar via Trump, con conseguenti ulteriori demotivazioni del suo amico Commisso), con un allenatore che ad oggi si ricorda soltanto per un paio di bestemmie in mondovisione (era già stato squalificato a Empoli per queste finezze), per tre parole e due concetti (gruppo, carattere) messi in croce nelle interviste, e per una mitezza di carattere che somiglia più a piaggeria verso i tifosi e verso una società che gli ha fatto tanta grazia che non al tratto distintivo di una personalità nobile. Ma qui riconosco Firenze e i suoi tifosi.

Da noi allignano i “Corvino” e i suoi simili, con i loro anacoluti, una misera lingua italiana e tanta fuffa retorica a coprire un vuoto assoluto di idee e di concetti coerenti.  E ci si compiace di tornare a parlare di torti arbitrali e di “Juve m….!”. Con quel che ne segue per il progetto!

Foto: Giuseppe Iachini

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