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Biologico, i contributi ritardano, agricoltori: “Ancora senza risposte” Ambiente, Breaking news, Cronaca

Siena –  Investire sul biologico: uno dei vanti della nostra regione, che vede sempre in crescita gli agricoltori che decidono di mettere in atto quelle pratiche virtuose che fanno della Toscana uno dei presidi dell’agricoltura sostenibile e di qualità. Eppure, per molti di loro tutto ciò si sta rivelando un terribile boomerang, che rischia di metterli in condizioni di grave disagio economico, “tanto più – raccontano alcuni di loro – che per fare questa scelta bisogna mettere in campo una spesa per attrezzature, sementi e mano d’opera molto più alta di quella tradizionale”, spesso a fronte di rese che, almeno all’inizio dell’avventura “bio”, sono minori rispetto a quelle provenienti dall’agricoltura “industriale”.

Ebbene, gli agricoltori toscani che hanno deciso di entrare nel vivo della scelta biologica, sono ancora in attesa dei contributi sul biologico risalenti al 2015 e previsti dalla Misura 11 del Psr. Sul tema interviene con una lettera in cui richiede chiarimenti a Simone Bezzini, consigliere regionale della Toscana in commissione agricoltura, il direttore dell’Unione Provinciale Agricoltori di Siena Gianluca Cavicchioli che ha accolto le rimostranze degli associati, in un territorio dove la scelta di coltivare secondo modalità “bio” è sempre più diffusa fra gli agricoltori.

“Gli ultimi aggiornamenti da parte degli Uffici regionali e di ARTEA indicavano nel mese di ottobre il periodo entro il quale i pagamenti avrebbero, perlomeno, preso avvio – scrive Cavicchioli – alle nostre ulteriori richieste di chiarimento, l’ente preposto ha addotto la necessità di dare precedenza al pagamento degli anticipi del premio PAC 2016 e che pertanto le domande della Misura 11 annualità 2015 saranno messe in liquidazione a partire dal prossimo mese di dicembre, salvo, ovviamente che non arrivi l’ennesimo rinvio. Le aziende beneficiarie hanno presentato istanza nel maggio del 2015, ovvero un anno e mezzo fa, e ad oggi non solo non hanno ancora ricevuto alcun contributo, ma non esiste alcuna ragione plausibile che giustifichi questo ritardo”.

“Da buoni imprenditori si vorrebbe pianificare le nostre attività e la ragionevolezza dei tempi diviene primo pilastro per un buon lavoro; in questo caso vengono superate anche le più pessimistiche previsioni – prosegue ancora la lettera di Cavicchioli – onestamente non capiamo quali possano essere i motivi ostativi; le disponibilità ci sono ed è davvero difficile poter argomentare e giustificare i siffatti ritardi”.

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