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Biologico italiano leader, Zanoni (AssoBio): “Serve Piano d’azione nazionale” Ambiente, Breaking news, Economia

Firenze – Numeri da record per l’Italia del bio, come viene messo in evidenza nel corso della 31esima edizione del SANA, Salone internazionale del biologico e del naturale, iniziato ieri  a BolognaFiere e che andrà avanti fino al 9 settembre. Ma per mantenere tutto ciò, serve un Piano d’azione nazionale. A dirlo, Roberto Zanoni, presidente di AssoBio, l’associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici.

Ed ecco i numeri: siamo i maggiori produttori di agrumi al mondo (il 27% dell’intera superficie agrumicola italiana è biologica), il primo Paese europeo per l’ulivo (è biologica oltre il 20% della superficie nazionale a oliveti), per la frutta (quasi 25mila ettari, oltre l’11% della superficie totale) e per gli ortaggi (55.000 ettari, quasi l’11% della superficie nazionale a orticole). Inoltre, ci troviamo al secondo posto al mondo per superficie a vite biologica (oltre 105mila ettari il 15,8% della superficie nazionale a vite), il secondo produttore al mondo di cereali (dopo la Cina): 10 ettari su 100 sono biologici, siamo al primo posto in Europa per numero di aziende biologiche.

E il mercato? Il presidente di AssoBio fa il punto. Situazione piuttosto positiva del mercato che ruota attorno al biologico, in controtendenza con l’andamento non particolarmente favorevole dell’economia italiana. Dati positivi soprattutto per l’export, “che ha visto nel 2018 un’ulteriore crescita del 10%, superando i 2 miliardi e 200 milioni di vendite, che rappresentano ora più del 5% dell’esportazione agroalimentare italiana”. Mercato interno, anch’esso in crescita, dal momento che nel 2018 l’avanzamento è stato del 5%.”All’aumento delle vendite hanno contribuito in maniera positiva sia la GDO, che altri canali: ristorazione, hotel, bar, gastronomie, mense, vendite online – sottolinea Zanoni – Inoltre ci auguriamo che entro l’anno sia approvata anche al Senato la normativa sul biologico, già passata alla Camera dei Deputati con voto bipartisan. La nuova legge consentirebbe una forte spinta verso l’agricoltura biologica grazie anche all’introduzione dei biodistretti e ad investimenti mirati a favore dell’inserimento dei giovani nel mondo agricolo”.

Non solo produzione: l’Italia è “forte” anche per quanto riguarda il settore della trasformazione dei prodotti biologici. “Ai primati nell’ambito della produzione agricola – aggiunge Zanoni –  si affianca la leadership mondiale delle aziende che trasformano i prodotti biologici: si tratta di oltre 18.000 imprese di ogni dimensione, cioè oltre 3mila in più di quelle tedesche e francesi, 15mila in più della Spagna. Siamo il primo esportatore dell’Unione Europea (con oltre 2 miliardi di euro) e il secondo al mondo dopo gli Stati Uniti: prodotti biologici italiani si trovano negli scaffali dei negozi specializzati e dei supermercati di un’ottantina di Paesi, a testimonianza della fiducia e dell’apprezzamento per la qualità dei prodotti delle aziende italiane”.

Tutto ciò conduce a una serie di obiettivi, da parte del mondo del bio italiano: senz’altro mantenere la leadership dell’export ma anche, contestualmente, come spiega Zanoni, aumentare la quota dei consumi nazionali.  “ L’Italia è al quinto posto al mondo e al terzo posto in Europa per entità del mercato interno, ma la spesa pro capite è ancora contenuta: parliamo di 52 EUR/anno, più o meno come il Belgio, più dei 42 della Spagna o dei 35 della Gran Bretagna, ma pochi se confrontati con i 288 EUR della Svizzera, i 278 della Danimarca o i 237 della Svezia”.

Per quanto riguarda gli strumenti da mettere in campo per sostenere e rafforzare la “spinta” del bio, Zanoni sottolinea la necessità di migliorare continuamente il presidio della qualità,  lavorare in ricerca e sviluppo per rispondere a anticipare la domanda del consumatore, potenziare il sistema di controllo con nuovi strumenti tecnologici, come le piattaforme per la tracciabilità delle transazioni, rafforzare il versante dell’informazione e promozione. Infine, conclude il presidente di Assobio, “contiamo su un Piano d’azione nazionale che contribuisca a rafforzare la conoscenza della produzione biologica e dei suoi benefici ambientali e sociali, irrobustendo un settore che si fonda sulla sostenibilità e garantisce occupazione “pulita”.”. 

 

 

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