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Biologico toscano, primo in trasformazione, secondo in produzione Cronaca

Firenze – Il biologico in Toscana cresce, sia per quanto riguarda i produttori (+8%) che i consumatori, anche se, come dice la Cia, per svoltare davvero servono “semplificazione e innovazione”. La nostra regione comunque si piazza al primo posto in Italia per quanto riguarda i processi di trasformazione del prodotto biologico, mentre risulta quarta per numero di produttori. Un settore, quello Bio, che, del resto, la Regione Toscana valorizza con un investimento cospicuo: nel PSR regionale 2014-2020 sono infatti previsti 129 milioni di euro per il biologico.

Andando alla fotografia tracciata stamattina dal  workshop organizzato da Cia Toscana e Anabio, che si è svolto  a Firenze, emerge che la Toscana  vanta la presenza di 4mila operatori (dato 2015) con una crescita dell’8% rispetto all’anno precedente, per una superficie totale di 102mila ettari coltivati (dato 2014), che tuttavia si presenta in leggera flessione (-4,7%) rispetto a dodici mesi prima (2013). I 129 milioni che arriveranno dalla Regione rappresentano il 13,4% delle risorse complessive del Piano di sviluppo rurale che si svilupperà nei prossimi anni.

Per la Cia – ha sottolineato il presidente Cia Toscana Luca Brunelli – il biologico non è sicuramente una moda, dal momento che con 1.600 aziende agricole, rappresentiamo il 43% delle aziende biologiche in Toscana, un dato di grande responsabilità per noi. C’è bisogno di innovazione e di ricerca al servizio dell’agricoltura – ha aggiunto – dobbiamo poi dare un valore aggiunto alle nostre produzioni biologiche ed arrivare ad una vera semplificazione in agricoltura, tema che ovviamente riguarda tutte le tipologie di produzione agricola nella nostra regione”.

Filippo Legnaioli, vicepresidente Cia Toscana che ha introdotto i lavori ha spiegato i mercati del biologico.  “In Toscana prevalgono mercatali e vendita diretta in azienda – ha ricordato – ma ci sono altri canali di vendita molto importanti, con esempi di grande distribuzione, che noi agricoltori non possiamo lasciare ad altri”.

Se i numeri ci dicono la Toscana è quarta (dietro a Sicilia, Calabria e Puglia) per quanto riguarda la consistenza di produttori biologici, il suo primato per quanto riguarda la trasformazione del prodotto è affidato a 800 operatori. Inoltre, è la seconda della classifica italiana per quanto riguarda la produzione di grano tenero e farro bio; la prima per produzione di noci e prugne; e con 600 mila quintali di uve da vino biologiche rappresenta il 12% della produzione nazionale. Dei 102.443 ettari di coltivazioni biologiche in Toscana, sono 13.614 gli ettari a cereali; 27mila di colture foraggere; 12.110 ad olivo; 8.748 di vigneti; 1.303 ettari di ortaggi e 870 ha di colture frutticole. E’ stata Alessandra Alberti, della Cia Toscana a ricordare i dati regionali, anche per quanto riguarda i consumi: in questo settore la Toscana è in linea con la media nazionale,  +11% in valore nel 2014. A fare la parte del leone sono i derivati dei cereali (+18%) e ortaggi (+14%), mentre un forte incremento rispetto al 2013 si riscontra sulla pasta bio, + 21%.

Naturalmente, pur essendo la situazione molto positiva, non mancano elementi sui cui è possibile intervenire per migliorare ancora. Li ha messi sotto il riflettore Piero Tartagni di Cia Toscana e coordinatore regionale Anabio: semplificazione burocratica, eliminando per esempio le doppie registrazioni, accesso diretto delle imprese ad alcune procedure amministrative informatizzate (Artea) senza l’obbligo di intermediazione, oltre alla richiesta, da inoltrare alla Regione, di creare “un tavolo di lavoro regionale che accompagni lo sviluppo complessivo del bio con il coinvolgimento di tutti i protagonisti del settore”.

Una richiesta colta al volo dall’assessore regionale all’agricoltura, presente stamane, Marco Remaschi. Un coordinamento regionale sul biologico con Regione e produttori possibile, che ha sottolineato come la Regione punti su prodotti di nicchia, eccellenze come simboli culturali dei nostri territori, e le produzioni biologiche sintetizzano molto bene questi concetti.

Cinzia Pagni, vicepresidente di Cia nazionale ha ricordato come la Cia ad Expo 2015 “abbia fatto una scelta politica e strategica ben precisa – ha detto – stando sei mesi nel Padiglione del Biologico e della Biodiversità di Expo; oltre ad aver proposto questo modello di agricoltura per l’emergenza del Lago Ciad, che si affronta con più agricoltura e garanzia di sviluppo sostenibile”.

Dopo molti anni alla Cia, è stata la prima volta per Roberto Scalacci, ad un convegno Cia, in veste di direttore agricoltura e sviluppo rurale Regione Toscana. Scalacci ha parlato dell’unità dell’Italia, fra Governo ed associazioni agricole, per il settore biologico, per quanto riguarda le proposte di modifica del Regolamento europeo sul bio; mentre grandi differenze ci sono in Europa, con la contrapposizione dei paesi del Nord Europa da una parte e la Germania dall’altra. Ha parlato, infine, del piano strategico nazionale per il biologico, il presidente Anabio, Federico Marchini.

 

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