energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Bionde e more, angeli del peccato: femme fatale o dark lady, i mille volti di Eva Breaking news, Cultura

Firenze – La Marlene Dietrich dell’Angelo Azzurro è divenuta l’archetipo della femme fatale, la vamp che succhia agli uomini le energie vitali, li porta alla rovina senza un fine utilitaristico, ma per una specie di gioco perverso. Viceversa, l’icona della dark lady è la protagonista della Fiamma del peccato (interpretata mirabilmente da Barbara Stanwyck) che irretisce, ipnotizza per raggiungere il suo scopo criminoso.

Ma perché le dark ladies erano soprattutto bionde? E le femmes fatales avevano i capelli scuri? Certe differenze riguardano anche l’abbigliamento, il trucco, lo sguardo, i movimenti delle labbra ,la postura, la gestualità,  ma il vero segno distintivo rimane il colore dei capelli.

I capelli scuri di Marlene Dietrich, la Lola de L’Angelo Azzurro esprimono passionalità all’unisono con la voce roca, profonda e il mix di frac, cappello a cilindro e calze a rete. Le sue celebri gambe divennero un mito; è noto che dopo L’ Angelo Azzurro la vendite dei reggicalze ebbe un’impennata .

Invece, la Stanwyck che era castana, divenne bionda ne La fiamma del peccato; anzi, appare una finta–bionda perché l’acconciatura dei capelli dà l’idea di una parrucca e  non è peregrino ipotizzare che il regista l’avesse voluta così per dare una sensazione di menzogna, d’ inganno.

Indimenticabile la battuta che rivolge al suo complice-amante:  “No, io non ti ho mai amato, non ho mai amato nessuno. Sono guasta dentro.”

E non a caso, in  Femme fatale di Brian De Palma (2002) che non a caso si apre con una citazione –omaggio a La fiamma del peccato, la dominatrice priva di scrupoli Laure Ash, ( Rebecca Romijn) afferma di essere “marcia dentro”.

Certamente, i capelli biondi emanano luminosità che si staglia nel chiaroscuro del film in bianco e  nero ma c’è un fattore più profondo. Le chiome bionde sono un topos della storia della letteratura. Dai poeti stilnovisti ai capei d’oro della Laura del Petrarca e oltre sono un simbolo di virtù, di bellezza eterea.

In effetti le eroine dei film americani, delicate ragazze in pericolo salvate dal protagonista, sono molto spesso bionde. Ma allora perché anche la dark lady è bionda? Anzitutto perché, per contrasto con l’aspetto da fata, da donna angelicata, risalta tutta la sua perversione .Poi per il consueto motivo dell’agnizione: con un procedimento a contrario si  prepara il colpo di scena quando si scopre che dietro a un aspetto romantico si cela una mente criminale

Così, appunto ,nella Fiamma del peccato ma anche ne Il postino suona sempre due volte:   sono bionde sia Lara Turner che Jessica Lange. I capelli di Jessica Lange sono ondulati con splendidi riccioli ribelli ,quasi a figurare la mente contorta (Alessandra P.Macinante fa ci ricorda l’omerica Circe dai bei riccioli).

In Ossessione di Visconti Clara Calamai era mora ma il film era ambientato in Italia e quindi il tipo mediterraneo era  un canone obbligato.

Sono decisamente  bionde Sharon Stone in Basic instinct, Joan Severance in Payback,  Theresa Russel ne La vedova nera, Madonna in Body of evidence ed è bionda  la Femme fatale di Brian de Palma ,che nonostante il titolo è una tipica dark lady

 E lo conferma la scelta di Orson Wells di avere una Rita Hayworth  biondo-platino, nel ruolo di un’algida dark lady ne La signora di Shanghai un thriller/noir del 1947.

Due docenti della Sorbona, Marie-Camille Bouchindomme e Tristan Grunberg hanno sottolineato che  le chiome bionde sono sempre state  attraenti  per gli uomini   perché  appaiono un mix di, vizio e virtù simbolo di purezzacome spesso vogliono i luoghi comuni”  ma anche di  erotismo e di desiderio . Come la Venere, bionda di  Botticelli  che usava pudicamente i suoi capelli color del sole per dissimulare la sua nudità.

Tornando ai film, nel sequel di Basic instinct la nuova Catherine Tramell è sempre bionda ma, con i capelli più lunghi e lisci che conferiscono un diverso allure, più calcolatore, meno  sarcastico e provocatorio.

Va sottolineato che in tempi recenti si è manifestata una certa inversione di tendenza.

Linda  Fiorentino, castana, ha forgiato una nuova tipologia di dark lady: alla sottile seduzione che irretisce come una ragnatela, sostituisce una forza dirompente che  usa  erotismo e  ironia  come armi capaci di soggiogare.

A proposito di bionde, in Seduzione mortale, (Woman of Desire,) diretto da Robert Ginty nel 1994 Christina Ford (Bo Derek) è abilissima a mettere gli uomini  uno contro l’altro. 

Perché le femmes fatales erano more 

Se passiamo alla tipologia delle femmes fatales troviamo che i capelli castani o neri tendono a sottolineare la passionalità tipicamente mediterranea anche quando riguardano donne nordeuropee. Abbiamo già parlato di Marlene Dietrich .Hanno capelli scuri anche le protagoniste di Quell’oscuro oggetto del desiderio e Nita Naldi in Sangue e arena mentre la Hayworth da mora divenne rossa, per accentuarne la sensualità. C’è da dire che tutti questi film, ad eccezione de L’Angelo Azzurro, hanno un’ambientazione mediterranea ma i capelli scuri rivelano un’intima passionalità delle vamp, divoratrici di uomini.

Nel 1992, Bitter Moon (Luna di Fiele) di Roman Polanski traccia un nuovo profilo di femme fatale  con una conturbante Emanuelle Seigner dai capelli castano-scuri.

Appartiene al genere di nuova femme fatale The locusts (Le locuste) del 1997 con la sensuale Delilah (KateCapshaw) in un dramma che rievoca le atmosfere di Tennesse Williams

L’attrazione  fatale 

Roberto Fedi ha analizzato a fondo la forza d’attrazione delle chiome bionde come topos della cultura occidentale. Un lungo excursus dalla mitologia greca al Petrarca, fino al mito di Marilyn Monroe che in realtà era bruna ma che è ricordata come la bionda per eccellenza .Ciò forse non sarebbe accaduto –sottolinea Fedi- se qualche secolo prima Petrarca non avesse fatto di Laura un modello non contingente ma neppure astratto di bellezza.

Fino ad allora i capelli biondi, rari nell’area mediterranea, avevano caratterizzato gli dei e gli eroi, rimarcandone l’eccezionalità; Laura quindi, è sublimata, mitizzata. Tra l’altro, si osserva che la foscoliana Teresa è mora nella prima redazione di Jacopo Ortis,ma diviene bionda anzi “biondissima” in quella definitiva.

Dai “capei d’oro a l’aura sparsi”, che naturalmente “’n mille dolci nodi li avolgea”, si arriva a  “le bionde trecce gli occhi azzurri e poi” di Lucio Battisti. Mario .Baudino (Da Petrarca a Mogol i poeti preferiscono le bionde in La Stampa.it 13/8/2007) commentando il libro di Fedi osserva anche che a parte gli sfondi dorati dei mosaici bizantini -il color biondo dei capelli fin dalla grecità era appannaggio di dei ed eroi. Lo erano Venere e Diana ed Elena di Troia  Questa problematica è stata ripresa da Anna Paola Macinante che  esamina a fondo le motivazioni che portarono i poeti stilnovisti a prediligere le donne bionde; per passare poi alle chiome della Laura petrarchesca “all’aura sparse”: una precisazione che attribuisce una valenza in più alla descrizione; infatti  rispetto alle  auree trecce degli stilnovisti, i capelli sciolti anzi sparsi introducono una nota di sensualità.

L’autrice analizza i più celebri ritratti femminili della letteratura italiana del XIII e XIV secolo, per poi soffermarsi sul Tasso(che ,a cominciare da Erminia, trasforma le esili fanciulle bionde della tradizione lirica in coraggiose eroine) e sulla teoria classica del tetracromatismo, che prevedeva da parte del poeta l’impiego di soli quattro colori (il bianco, il nero, il giallo, il rosso).

L’immagine delle chiome dorate era già presente nelle scuola siciliana ma Petrarca la potenzia semanticamente rendendola esemplare. Il saggio ricostruisce un percorso tematico tracciando attraverso il particolare del colore dei capelli una storia dell’immagine femminile che si coniuga con i valori della poesia.

A  proposito di canzoni, alle  bionde trecce cantate da Battisti,  aggiungo il  “bionda senza averne l’aria” con cui Francesco Guccini in Autogrill compie un’operazione particolarmente significativa: attraverso una sineddoche (o,per certi versi,un’allegoria) fa capire che si trattava di una donna semplice, senza “ l’aria”  ovvero l’aura di  fascino e di seduzione  che il termine bionda evoca.

Ne La Vedova nera, Therese Russell  sottolinea  il cambio di identità passando dai capelli biondo platino al biondo tendente al rosso, poi al nero per finire con due sfumature di castano. Il suo fascino resta inalterato ma gli atteggiamenti sono diversi: è bionda la  donna elegante e sofisticata, rossa la grintosa maliarda, mora la studiosa di  archeologia,  castana l’ormai  ricca ereditiera che passa le vacanze in una spiaggia tropicale. Debra Winger-Alexandra Barnes  accompagna invece, i vari cambiamenti con un diverso taglio dei capelli: ricci e scomposti nell’investigatrice grintosa con il volto indurito, corti e lisci quando in abito da sera, diviene raffinata e romantica.

 

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »