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Bizet all’Opera: siamo tutti pescatori di perle musicali Opinion leader, Spettacoli

Firenze – Non c’è bisogno certo di scomodare l’isola di Ceylon e gli azzurri pescatori di perle per raccontare una storia che sarebbe potuta accadere ovunque: un intreccio a tre con l’amicizia virile messa a dura prova da una  bella incantatrice velata, con uno dei due amici che si sacrifica a costo della vita per la felicità degli altri due.

Avevano ragione, dunque, i perfidi critici francesi che dopo la prima del 1863, condannarono il libretto de “Les Pecheurs de Perles” destinandolo a qualche decennio d’oblio. Ma anche l’allestimento dell’opera di Georges Bizet del Teatro Verdi di Trieste di scena in questi giorni al teatro dell’Opera conferma una realtà incontestabile: c’è tanta musica in quest’opera minore e tante idee che preparano il capolavoro assoluto del compositore francese, la Carmen.

E’ un giovane di 24 anni il musicista che riceve l’incarico di musicare il libretto sgangherato di Michel Carré e Eugène Cormon per il Théâtre Lyrique di Parigi. Non gli viene dato molto tempo per portare a termine il suo compito e Bizet chiama a raccolta tutte le esperienze fatte fino ad allora, mettendo insieme il meglio della sua creatività. Ne viene fuori un assemblaggio che è una miniera di spunti che mettono subito in evidenza la capacità dell’artista di creare e innovare mantenendo un forte legame con i gusti e la sensibilità  del pubblico: un pop ottocentesco di altissimo livello.

Così i pescatori di perle musicali alla fine diventano gli spettatori che scoprono o riscoprono il tema della Deesse,  che ritorna otto volte nell’opera e si fissa nella mente dello spettatore, il dolcissimo duetto di Zurga e Nadir, la celeberrima aria “Je crois entendre encore” (Mi par d’udire ancor) di Nadir e ancora, il duetto fra Leila e Nadir del terzo atto.

Il piacere dell’opera popolare dunque di cui Bizet è stato protagonista assoluto e lo sarebbe stato ancora di più se non fosse morto a 37, come  Mozart e come lui così in sintonia con la cultura musicale del suo tempo.

La regia di Fabio Sparvoli,  con le scene di Giorgio Ricchelli e i costumi di Alessandra Torella, è riuscita a esprimere in modo non posticcio né grottesco la cornice esotica nella quale i librettisti hanno inserito il paradigma abusato dell’intreccio impossibile con vittima finale. Pennellate di colore azzurro come il mare, elementi scenici della tradizione religiosa orientale, senza sovrastare la dinamica drammatica. Utilizzando come elemento dinamico gli 11 ballerini della compagnia I Dea diretti da Annarita Pasculli. Dolce ed evocativa la direzione di Ryan Mc Adams che trattiene, senza minimizzarlo, il colore e il forte di fiati e percussione del gusto ottocentesco.

Ottima la compagnia dei cantanti che si alternano con identico successo nelle cinque rappresentazioni previste (fino al 28 febbraio). Voci giuste, voci che esaltano le perle della partitura.

Foto: Les pêcheurs de perles – foto Roberto Ricci

 

Les Pêcheurs de perles
Opera lirica in tre atti
Libretto di Michel Carré e Eugène Cormon
Musica di Georges Bizet
Allestimento del Teatro Verdi di Trieste
Direttore
Ryan McAdams
Regia
Fabio SparvoliScene
Giorgio Ricchelli

Costumi
Alessandra Torella

Luci
Vinicio Cheli

Leila
Ekaterina Sadovnikova / Laura Giordano (25, 27)Nadir
Jesús Garcia / Jesús León (25, 27)

Zurga
Luca Grassi / Stefano Antonucci  (25, 27)

Nourabad
Nicholas Testé

Maestro del Coro
Lorenzo Fratini

Orchestra e Coro  del Maggio Musicale Fiorentino

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