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Blocco degli sfratti, a Firenze almeno duemila alla ripartenza, sistema a rischio Breaking news, Cronaca

Firenze – Proroga del blocco degli sfratti, intanto una precisazione è d’obbligo, come ci spiega Emanuele Rindori, coordinatore nazionale dei legali del Sindacato degli inquilini Sunia nonché Coordinatore dell’Osservatorio sulle Locazioni del Tribunale di Firenze, vale a dire che per amor della precisione, in realtà il provvedimento di proroga (da settembre a fine dicembre) che ha ottenuto l’ok dalle commissioni della Camera, sembra essersi arenato a causa delle forti pressioni delle associazioni nazionali dei proprietari, nonostante si dia ormai per certo che l’ok verrà dato a giorni.

“Un piccolo, ma anche grande punto interrogativo – dice l’avvocato Rindori – soprattutto, nonostante il blocco sia senz’altro una boccata d’ossigeno per le famiglie in particolare difficoltà, da covid e non solo, vorrei precisare un punto: con le proroghe del blocco (da settembre a dicembre 2020, n.d.r.) non si risolvono i problemi”. E neanche con i blocchi, aggiungiamo noi, in quanto i blocchi non possono durare in eterno. E il problema torna, magari anche più pesante di quanto in precedenza, dal momento che il rinvio del problema non può far altro che accrescerlo. Naturalmente, al netto delle famiglie per cui quei sei mesi di rinvio possono risultare essenziali per trovare soluzioni diverse, abitative o di lavoro.

Laura Grandi e Emanuele Rindori

Intanto, sfatiamo un equivoco in cui molti cadono, quando si parla di blocco degli sfratti. “L’avvocato, in vigenza del blocco, può tranquillamente notificare una nuova intimazione di sfratto”. E i procedimenti vanno avanti. Cosa significa, è chiaro: intanto, restano validi tutti gli atti e i provvedimenti adottati in fase di blocco, con l’accumulo degli sfratti con forza pubblica. “Sommando i nuovi, maturati durante il blocco, più gli sfratti esecutivi già fissati precedentemente, contemplando il periodo da marzo a dicembre, si prevede che solo sul Tribunale di Firenze peseranno oltre duemila sfratti”. Tutti giunti a scadenza.

Il dato porta con se’ alcune conseguenze. Da un lato, il problema degli operatori del settore, vale a dire, ad esempio, gli ufficiali giudiziari, insufficienti e da vedere con quali restrizioni all’attività, dal momento che dell’andamento della pandemia non possiamo essere sicuri. Poi, il problema della massa di persone che si ritroverà senza casa, andando a premere sulle già scarse risorse e sull’insufficiente patrimonio immobiliare dei Comuni. Infine, gli stessi proprietari, sui quali, come dice l’avvocato Rindori, rischia di scaricarsi un onere sociale indebito. Senza scordare che la questione dei canoni alti è particolarmente sentita a Firenze, dove è piuttosto normale, come confermano dal Sunia, che una famiglia consumi oltre il 50% del proprio reddito in affitto. Con il rischio sempre presente che qualsiasi intoppo, la perdita del lavoro precario di uno della famiglia, una malattia, persino una riduzione di ore, inneschi fatalmente la morosità e infine lo sfratto.

“La soluzione non è quella di continuare a rinviare – continua Rindori – tant’è vero che abbiamo lanciato una serie di proposte, alcune delle quali già in pista sui territori, come la ricontrattazione degli affitti con l’abbassamento del tetto dei canoni dei patti territoriali”. Quanto a questo punto, come dice Laura Grandi, segretaria regionale del Sunia, il numero dei casi è piuttosto importante, come ne dà controprova il fatto che l’Agenzia delle Entrate abbia predisposto in tempi record la registrazione on line di queste ricontrattazioni, che, ricordiamo, sono comunque legate all’emergenza Covid.

Un altro strumento che potrebbe rivelarsi fondamentale, anche per governare le migliaia di sfratti esecutivi che sono previsti alla fine del blocco, è la riapertura di un tavolo di concertazione circa la graduazione degli sfratti di cui facciano parte il Prefetto, il comune, la Regione, i sindacati. Uno strumento che potrebbe rivelarsi fondamentale per la ripartenza della macchina, come spiega Rindori, che sarebbe in grado di gestire gli sfratti sulla base ad esempio di anzianità del titolo e situazione concreta della famiglia. Del resto, “il potere del prefetto di spalmare gli affitti in base alla criticità sociale era prevista fino al 2015, in cui ancora c’era la possibilità di sospensione degli sfratti per soggetti deboli che potevano depositare un’autocertificazione (una modalità vlida per le finite locazioni, non per le morosità) sospendendo la procedura di sfratto per sei mesi, o per un anno, a seconda di quanto contenuto nei noti decreti milleproroghe. Una graduazione che avveniva quasi automaticamente, di fatto. Dopo il 2015, l’allora ministro Lupi spazzò via questo modus operandi, spiegando che ai comuni erano state assegnate le risorse per occuparsi dele questioni abitative. Risorse rimaste sempre insufficienti, a fronte del rapido mutamento e aggravamento della realtà sociale”.

Ma già sarebbe qualcosa se si potesse conoscere ad esempio, la data del prossimo bando Erp, anche se, come ricorda l’avvocato, “siamo di fronte a un gonfiarsi imprevisto dei numeri dell’emergenza, grazie al covid, trend comunque già in marcia ben prima, a fronte di un patrimonio immobiliare che rimane il solito, anche pensando a diramazioni come la case degli indigenti, ecc. Il problema in altre parole, è evidentemente strutturale”.

Insomma, come in molti altri casi, il covid non ha fatto che accelerare e rendere più drammatico un problema, quello della casa, che da anni ormai è endemico e sempre affrontato per spot o mettendo una pezza alle urgenze. E se il bando per il contributo affitto straordinario o “bando covid” è apprezzato dal sindacato e da Rindori, che lo cita come esempio positivo, tuttavia che sia solo un palliativo e non la soluzione è evidente dallo stesso numero dei richiedenti, 3mila 400 circa, di cui 600 respinti, molti dei quali  ancora alle prese col ricorso. Da aggiungere che ad ora le domande per il bando contributi affitto ordinario sono già 600, a circa tredici giorni dalla chiusura, con moltissime domande in bozza, vale a dire da completare. Fra gli uni e gli altri, è una fetta larghissima di popolo che, oltre a i soldi del contributo (che tra l’altro, almeno per quello straordinario, non ci saranno per tutti, a meno di un forte investimento in tal senso del governo)  richiede attenzione. Anche perché, come scritto più volte, nel baratro della morosità e dell’indigenza tale da perdere la casa e dunque a ruota tutto ciò che rende dignitoso il vivere, si affacciano o sono già scivolate quelle fasce che fino a poco tempo fa non avrebbero mai pensato di poter far parte degli indigenti. I lavoratori “poveri”, che ormai si stanno trasformando in poveri e basta, grazie al covid.

Una soluzione più strutturale, conclude Rindori, potrebbe prevedere ad esempio “l’estensione del modello degli accordi territoriali, con un riduzione dell’Imu non solo pr la quota che spetta al Comune, ma anche per quella che riguarda lo Stato, o una leva fiscale agevolata che preveda per il proprietario un abbassamento delle tasse nella percentuale pari a quanto è stato disposto ad abbassare all’inquilino sul canone”. Una soluzione quest’ultima che ha sollevato anche qualche malumore, ma che fa parte insieme ad altre, di un emendamento presentato in Parlamento grazie ai canali della politica e di cui “non si sa più niente”. Fra l’altro, un punto importante per prevenire gli ingorghi di cui abbiamo parlato, è sena dubbio mettere in essere una procedura di mediazione, prevista dalla legge, o attivare le commissioni extragiudiziali di conciliazione. Infine, vista la situazione eccezionale , ma come misura duratura, allargare le maglie del fondo morosità incolpevole, che, al momento, è talmente condizionato da una serie stringete di requisiti da risultare non spendibile in buona parte. Prevedendo magari anche un’autocertificazione per evitare le morosità.

Sulla questione del blocco degli fratti e del rischio valanga al suo terminare, interviene anche la segretaria regionale del Sunia Laura Grandi: “La protesta che Confedilizia sta portando avanti su alcuni territori contro il blocco degli sfratti e soprattutto la sua proroga mi fa un pò sorridere – commenta – la spinta alla liberalizzazione del mercato e gli affitti alti hanno portato a questa situazione. Per quanto riguarda la politica, vorrei di nuovo ribadire che l’emergenza abitativa che c troviamo a fronteggiare è molto ampia, e va al dià della fetta degli 2indigenti assoluti”, elemento che purtroppo non sembra che la politica in generale abbia ancora afferrato. Il porblema è pi ampio e strutturale, riguarda la società intera. I blocchi vanno bene, ma non risolvono. Per quanto riguarda il livello locale, la cosa importante sarebbe, prima che si riprono gli sfratti, reinsediare la commissione casa, con un impegno comune ef attivo fra i vari soggetti, dalla Prefettura, al Comune alle parti sindacali”.

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