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Botticelli e Ghirlandaio in mostra a Villa La Quiete Cultura

Firenze – Dal 26 luglio al 30 ottobre vengono esposte nel refettorio della Villa – già convento delle Montalve, ordine religioso dedicato a partire dal Seicento all’educazione delle giovani nobili – alcune grandi opere, come l’Incoronazione della Vergine e santi di Sandro Botticelli e bottega, lo Sposalizio mistico di Santa Caterina di Ridolfo del Ghirlandaio e un crocifisso di Baccio da Montelupo.

L’esposizione, temporanea, prelude all’apertura definitiva del percorso museale, prevista per la primavera del 2017, con il riallestimento delle stanze dell’Elettrice Palatina: qui sarà collocata la porzione più consistente della quadreria presente nella villa.

“Con la decisione di creare un percorso museale per valorizzare l’ingente patrimonio culturale presente nella Villa – ha  commentato il rettore Luigi Dei –  abbiamo voluto riaffermare, di comune accordo con la Regione, il principio dell’indissolubilità e dell’integrità della risorsa pubblica, che deve essere patrimonio dell’intera collettività. Si tratta – ha aggiunto il rettore – anche di un gesto di gratitudine verso le figure femminili che hanno animato questo luogo, in particolare Eleonora Ramirez de Montalvo, la fondatrice delle Montalve, e l’Elettrice Palatina, protettrice dell’ordine religioso e figura fondamentale nella storia culturale di Firenze”.

“L’apertura dell’esposizione temporanea – ha affermato la vicepresidente Monica Barni rappresenta il primo passo per la valorizzazione e la fruizione del complesso di Villa La Quiete, straordinario sia per i capolavori che in esso sono contenuti, sia perché rappresenta un unicum di documentazione sulla pedagogia messa in atto dall’ordine delle Montalve.

I recenti interventi di restauro realizzati dalla Regione Toscana permetteranno il riallestimento delle stanze dell’Elettrice Palatina e la definitiva apertura al pubblico della collezione”.

All’inaugurazione sono intervenuti anche il soprintendente per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le Provincie di Firenze, Pistoia e Prato Andrea Pessina, il soprintendente Archivistico e Bibliografico della Toscana Diana Marta Toccafondi e il direttore del Polo Museale della Toscana Stefano Casciu.

 

 

 

Capolavori a Villa La Quiete. Botticelli e Ridolfo del Ghirlandaio in mostra

a cura di Cristiano Giometti e Donatella Pegazzano

dal 26 luglio al 30 ottobre 2016

Villa La Quiete – Via di Boldrone, 2 Firenze

Organizzazione: Università di Firenze, Sistema Museale di Ateneo; Regione Toscana; Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo

Orari di apertura:

– dal 26 luglio al 31 agosto: martedì e sabato ore 17-20; giovedì ore 17-23

– dall’1 settembre al 30 ottobre: sabato e domenica ore 10-19

Info: 055-2756444

www.villalaquiete.unifi.it

 

Baccio da Montelupo, Crocifisso 1505-1510, legno dipinto, cm 168×140 Michele Tosini, Santa Maria Maddalena e suora domenicana 1525-1526 , olio su tavola, cm 340×210 Questo tipo di opere, dove scultura e pittura si integravano non era insolito nel Cinquecento. In questo caso intorno al più antico Crocifisso di Baccio da Montelupo (1469-1537 ca.), risalente ai primi anni del Cinquecento, sono state dipinte, intorno al 1525- 1526, da Michele Tosini (1503-1577) allievo di Ridolfo del Ghirlandaio, una Santa Maria Maddalena e una monaca domenicana inginocchiate ad adorare il Cristo. La composizione volutamente arcaizzante e l’intonazione fortemente patetica del crocifisso ben si addicevano alla religiosità delle monache di Ripoli e difatti la pala era posta in origine sull’altar maggiore della chiesa interna di San Jacopo a loro riservata.

Sandro Botticelli e bottega, Incoronazione della Vergine 1500 ca., tempera su tavola, cm 280×191 Proveniente dalla chiesa di San Francesco (oggi Sant’Andrea) a Montevarchi Come ricorda Giorgio Vasari, l’Incoronazione della Vergine fu realizzata da Sandro Botticelli e dalla sua bottega per la chiesa di San Francesco (poi San Lodovico, oggi Sant’Andrea a Cennano) di Montevarchi. L’affinità compositiva con la Pala di San Marco, risalente al 1492 (Firenze, Uffizi), fa propendere per una datazione intorno al 1500. Venduta dai frati minori conventuali alla famiglia Mini nel 1596, la tavola si spostò una prima volta all’interno della chiesa montavarchina, dall’altare maggiore a quello di giuspatronato dei Mini nel braccio sinistro del transetto. Nel 1810, con le soppressioni napoleoniche, l’Incoronazione fu portata a Firenze per non fare più ritorno nella sua collocazione originaria: l’opera, infatti, fu concessa alle Signore Montalve per la loro chiesa di San Jacopo di Ripoli a Firenze, in sostituzione di un dipinto di tema analogo di Ridolfo del Ghirlandaio inviato al Louvre nel 1813. Quando il monastero di via della Scala venne acquistato dallo Stato e trasformato in caserma militare, le Montalve si trasferirono nel conservatorio della Quiete e trasportarono nella villa anche il dipinto botticelliano con tutto il loro ricco patrimonio artistico.

Pittore fiammingo, Madonna con Bambino e un donatore sec. XVI, prima metà, olio su tavola, cm 120×87 Il dipinto è una presenza alquanto eccezionale all’interno del complesso delle opere conservate alla Villa La Quiete, dove infatti non si annoverano altre immagini appartenenti alla cultura artistica nordica. Riferito plausibilmente alla cerchia di Gerard David (1460 ca.-1523), il quadro potrebbe essere una testimonianza dei rapporti che sappiamo intercorsi tra il monastero e il Nord-Europa, grazie alla presenza, nei locali ad esso annessi, di un importante stamperia, frequentata anche da editori nordici, oppure per il tramite dei benefattori delle domenicane, gli Antinori che possedevano importanti filiali bancarie in Germania.

Ridolfo del Ghirlandaio e Michele Tosini, Sposalizio mistico di Santa Caterina e Santi (da sinistra: Caterina di Alessandria, Jacopo, Domenico, Tommaso, Giovanni Evangelista, Orsola) 1525-1526, olio su tavola, cm 260×218 La pala è frutto della collaborazione tra Ridolfo del Ghirlandaio e il suo allievo Michele Tosini. È probabile che si trattasse di un’opera realizzata per un altare interno al monastero, anziché per la chiesa secolare. La presenza di Santa Caterina di Alessandria, raffigurata anche nell’altro dipinto di Ridolfo di uguale soggetto, ha indotto a pensare che anche questo dipinto dipendesse dalla committenza Antinori, visto che Caterina Antinori, malata e inferma di mente, era ospitata nel monastero. Caterina morì nel 1526, ed è plausibile che la pala sia stata realizzata o in quell’anno o poco prima.

Ridolfo del Ghirlandaio, I Santi Onofrio, Cosma, Damiano, Sebastiano 1504-1505 (i Santi Onofrio e Sebastiano), 1515-1519 (i Santi Cosma e Damiano), olio su tavola, cm 173×214 (complessivamente) I quattro santi dovettero appartenere in origine a due complessi realizzati in tempi diversi all’interno della chiesa di Ripoli. È probabile che la coppia formata dai Santi Onofrio e Sebastiano sia stata dipinta da Ridolfo nei primi anni del Cinquecento, mentre i Santi Cosma e Damiano, i tradizionali santi medicei, potrebbero risalire agli anni 1515-1519, coincidenti con il ritorno al potere dei Medici. L’ipotesi che i quattro pannelli, in virtù della loro forma stretta e allungata, potessero essere la fronte e il retro degli sportelli di un organo sembra poco fondata, in quanto gli organi cinquecenteschi avevano solitamente portelle dipinte su tela, decorate da entrambi i lati.

Ridolfo del Ghirlandaio,Sposalizio mistico di Santa Caterina e Santi (da sinistra: Jacopo, Tommaso, Agostino, Nicola, Giovanni Evangelista, Caterina di Alessandria) 1507-1508, Olio su tavola, cm 235×193 La pala fu dipinta da Ridolfo del Ghirlandaio (1483-1561), per l’altare di sinistra della chiesa secolare del monastero delle domenicane di San Jacopo di Ripoli a Firenze. Al di sopra dell’opera, montata all’interno di un semplice edicola in pietra serena, si trovava la lunetta robbiana raffigurante l’Incredulità di San Tommaso. Questo e il secondo altare con l’Incoronazione della Vergine e Santi furono commissionati all’artista dalla ricca famiglia fiorentina degli Antinori che finanziò largamente il rinnovamento del monastero nel primo Cinquecento. Si tratta di una composizione dalla quale emerge la notevole influenza che in questi anni Raffaello ebbe su Ridolfo.

Scuola di San Marco, San Domenico Sec. XVI, prima metà, olio su tela, cm 78,5×63 (senza cornice) Il dipinto, inedito, è riferibile ad un artista appartenente alla scuola pittorica che si sviluppò nel corso della prima metà del Cinquecento nel convento di San Marco a Firenze, luogo al quale furono legate per molti anni le domenicane di San Jacopo di Ripoli, che si avvalsero infatti di artisti legati a quella cultura figurativa. Nel rappresentare il santo l’artista si basò su quella che era considerata la sua più antica immagine, ovvero quella dipinta nella seconda metà del Trecento nel Capitolo di San Domenico a Bologna.

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