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Boutique La Spiaggia Rubriche

Si avvicina agli ombrelloni sulla spiaggia, ci sa fare, da subito del tu ma lo fa con spigliatezza, garbo ed educazione. “Vuoi venire a vedere?” chiede alla signora dell’ombrellone accanto che si sarà sentita riavere trattando con una persona gentile dopo che l’adorabile nipote dall’apparente età di 5 anni intensivamente passati a fornirgli tutte le sfumature di un’educazione pessima, le ha risposto male in continuazione e già che c’era le ha allungato anche qualche cazzotto sulle braccia. Mossa da un ottimismo incrollabile la signora chiede al nipote se può raggiungere la bella signorina che intanto poco più il là indossa una delle sue creazioni approfittando di un dolce maestrale affidandosi al quale il gesto del vestirsi appare più elegante e morbido: “vai per favore a farti dare da quella signorina un biglietto che poi lo diamo alla mamma che magari quei vestiti le piacciono?” (proprio “le piacciono” dice con una proprietà di linguaggio piuttosto estraneo dalle nostre parti almeno dalla lingua parlata). Il biondo piccolo criminale non le risponde nemmeno ma già che c’è un altro cazzotto sul braccio glielo allunga, la signora aspetta che la fanciulla guardi dalla sua parte ed alza il braccio, quello superstite, per attirare la sua attenzione. Con indosso un modello di pantalone bello largo e sventolante al maestrale ed un corpetto tenuto attillato grazie a due lunghi lacci con i quali la stilista/modella si è fasciata, azzarderei definendo il tutto di lino marrone, si avvicina agile camminando sulla spiaggia molto calda. Avrà 25 anni, forse meno, e un bel sorriso da ragazza, poco distante resta il ragazzo, più o meno suo coetaneo, con sulla testa un cappello di paglia e sotto il naso un paio di baffi di pelo giovane ed ancora incerto. Sta accoccolato sulla sabbia accanto a due bei borsoni di tela rossa, di un rosso consumato, certo non squillante. Dentro non possono che esserci gli altri modelli, lui fa l’uomo di fatica (relativa), comunque è lui che li trasporta intrecciando i lunghi manici attorno alle spalle. “Mi lascia un suo bigliettino che lo do a mia figlia?”, certo, le dice porgendoglielo, e chiede alla signora cosa abbia fatto osservando il vistoso tutore che indossa, “è caduta?” (passando dal tu ad un lei più aderente alla differente età dei soggetti). Affranta dal tutore e dal vacillare delle speranze di poter vedere il nipote un giorno diventare una brava persona la signora si dedica alla ragazza: “Li fai davvero tu questi vestiti?”, “Si, mi piace, e poi cerco di venderli anche sulla spiaggia”. “E dormite in albergo?”, “A volte, sennò dietro le dune” che vuol dire “si dorme SEMPRE dietro le dune”. La signora non si allarma più di tanto, sa bene che dietro le dune si accampano giovani in vena di risparmio ma anche individui a volte non proprio del tutto raccomandabili, ma la ragazza sembra una sveglia ed in grado di cavarsela. E poi c’è anche lo “Sherpa”, magro ma non sfornito di qualche giovane muscolo. “Hai un telefono?” le chiede la signora che cerca in tutti i modi di prolungare questa effimera conversazione estendendo così la pausa dal manesco rapporto col nipote. “Si, è scritto nel bigliettino, mi può chiamare quando le pare, fissiamo un appuntamento dove vuole sua figlia e le faccio vedere i miei vestiti”. La ragazza saluta, augura pronta guarigione alla signora, raggiunge il suo compagno di avventura e di viaggio e riprendono la camminata verso il molo. Sono stato testimone di un cambiamento, un cambiamento che non è difficile leggere ed interpretare: agli extracomunitari appesantiti da borse gigantesche che indossano sberluccicanti pile di cappelli colorati sulla testa, che propongono di tutto, si stanno forse affiancando giovani italiani che offrono prodotti diversi, meno dozzinali, più artigianali se non addirittura creativi. E’ forse un’amara concorrenza che la dice lunga però sulle prospettive della “generazione senza”.
Gianni Caverni

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