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Bravi gli “ottimati”, ma il problema italiano non è solo finanziario Opinion leader

E’ ormai evidente che, alla scadenza del mandato ricevuto, al di là delle affermazioni del presidente del consiglio, non ci sarà l’agognato ritorno alla normalità. Il motivo è molto semplice poiché la vera questione nazionale non è stata nemmeno sfiorata. Essa riguarda la ricostruzione dell’Italia quale soggetto morale prima ancora di un insieme politico democratico. Insomma, ci sembra, come in quella famosa canzone di Renato Carosone, che dopo i confetti arrivano i difetti.
Il primo di questi riguarda la supponenza di taluni ministri che si sentono come investiti di una missione che non da una funzione; una missione derivante loro dall’essere titolari di una specie di supremazia intellettuale interpretandosi alla stregua degli “ottimati” di cui  parla  Platone. Non tutti, a dire il vero; infatti, quelli che hanno il senso della politica, si comportano diversamente. Non è il caso della signora Fornero la quale, evidentemente, più che essere incaricata di un ministero, peraltro di grande rilievo, deve ritenersi vocata ad un superiore e, quasi insindacabile, mandato. Non si è infatti mai visto – e quando diciamo mai è proprio mai – che al titolare dell’incarico su cui grava in prima persona di fornire un contributo primario alla “coesione sociale”, indipendentemente dalle politiche che si ritenga di sostenere, un atteggiamento così sprezzante nei confronti delle parti sociali. Probabilmente la signora Fornero dimentica che, per quanto una trattativa sindacale sia di per se stessa faticosa, i sindacati non sono solo i soggetti che pongono problemi che possono infastidire la politica; bensì sono, nei Paesi democratici, delle vere e proprie istituzioni della democrazia  medesima. L’arroganza nei loro confronti ha come risultato l’indebolimento della “coesione sociale” del Paese. E’ lecito che ognuno faccia il proprio gioco,anche di natura tattica, è nella normalità delle parti; ma  se perfino il giornale scalfariano, ossia il media più accesamente sostenitore del governo, arriva a dedicarle un articolo intitolato “Basta signora maestra compiti a casa”, beh!, il titolo della predica e l’altare da cui proviene dicono più dei contenuti della predica stessa. Aggiungiamo, inoltre, che il sindacato italiano oramai da diversi anni, pur con tutte le sue arretratezze, problemi di unità e pure di corporativismi, ha dato un contributo fondamentale alla tenuta sociale e politica di questo traballante Paese e ciò gli dovrebbe essere onestamente riconosciuto. Ma la signora Fornero – nulla di personale naturalmente – è solo l’espressione autorevole di un quadro generale che, al di là dell’emergenza,è nato malamente impostato e dentro una contraddizione insanabile in quanto fuori dalla logica politica dello Stato inteso in senso generale in quanto organismo e ordine politico di una comunità.
La questione dello Stato ha cominciato a riapparire nella discussione pubblica, anche se con grande ritardo, poiché essa doveva essere aperta subito dopo Tangentopoli; lo dimostrano i fondi sul “Corriere della Sera” del 7 e 12 marzo scorso di Ernesto Galli della Loggia. La questione, per ora, appare un po’ anestetizzata per l’autorevolezza che dal Quirinale ricade sul governo, dal fatto che si procede per decreti e voti di fiducia, dal richiamo continuo all’Europa quale salvifico riferimento mentre, mancando l’Europa politica ed essendo gli Stati nazionali indeboliti da quella esistente, si ha, nonostante i tanti summit che vedono sempre Mario Monti in prima linea senza che peraltro ne scaturisca  qualcosa di veramente sostanziale, un continente dipendente dal suo Stato più forte, dalla Germania; l’Europa è, infatti, germanizzata e il ministro delle finanze della signora Merkel è il ringhioso cane da guardia di tale situazione. Ben altro è il senso dell’Europa che emanava dall’impegno comune di un cancelliere tedesco democristiano e un presidente francese socialista!
Sull’Italia, poi, nell’attesa dell’agognata ripresa, è caduta la recessione. Pensare – lo dicono bene le critiche che vengono sia dal Garante della privacy che dal presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino – che con una pressione fiscale al 45% la quale, sono parole di Giampaolino, penalizza “lavoro e imprese”, ci possa essere ripresa è solo una prospettiva lunare.
Dicevamo della ricostruzione morale dell’Italia; ciò significa mettere seriamente le mani in quella generale dello Stato, delle sue leggi scritte e di quelle non scritte, senza cercare scorciatoie che portino la tecnicalità a sostituirsi alla politica la quale ha, per sua stessa natura, un insopprimibile fondamento morale sia in termini valoriali che relazionali. Il resto viene di conseguenza e in coerenza con il presupposto e comunque, se la legge,per sua stessa natura è autoritativa, l’esercizio della politica non può esserlo in quanto la sua sostanza democratica non comporta mai una sola scelta obbligata, ma il confronto e la dialettica; se poi si è bravi anche sul piano tecnico, tanto meglio.


Paolo Bagnoli
 

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