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Brennero Express Rubriche

Erano le sei del mattino, faceva un gran freddo ed era ancora buio pesto. La locomotiva, fermandosi, sembrò ansimare, e la neve sui respingenti pareva schiuma sulle froge di un cavallo. "Guardalo qui, il Treno del Sole! – ironizzò qualcuno tra quelli che stavano per salire – ci voleva proprio una bella fantasia per chiamarli così!" I Treni del Sole, infatti, erano quelli che negli anni sessanta portavano gli emigranti su in Germania, in Belgio, in Svizzera, oppure di ritorno a casa.
"E adesso, la solita battaglia con i terroni per potersi sedere!" I terroni se ne tornavano in Sicilia, in Calabria, in Basilicata. Erano saliti in qualche lontana stazione tedesca, e avevano occupato i posti a sedere in maniera piuttosto egocentrica: due o tre persone al massimo in ogni scompartimento da sei o da otto posti, in modo da potersi stendere, una volta scesa la notte, e da passare sdraiati almeno dieci ore delle trenta–trentacinque che durava il viaggio. Poi chiudevano la porta, tiravano le tendine, e fingevano di non sentire o non capire se qualche passeggero protestava.

Tra i passeggeri che salivano c'era un ragazzo di diciannove anni, che andava a Bologna per sostenere un esame all'università. Era molto agitato: si trattava di un esame difficile – Diritto privato – era poco preparato e temeva che non ce l'avrebbe fatta.  Il ragazzo rinunciò subito all'idea di trovare un posto a sedere, sapeva per esperienza che su quel treno non c'erano speranze, e si sistemò su uno strapuntino, davanti alla porta di uno scompartimento, chiusa e con le tendine tirate. Tirò fuori dalla borsa il libro di testo, del quale cercò di studiare ancora qualche pagina.

Dopo qualche minuto la luce nello scompartimento si accese, la tendina fu scostata, e dietro il vetro apparve una faccia d'uomo, tutta assonnata. L'uomo si guardò intorno stropicciandosi gli occhi, poi vide il ragazzo sullo strapuntino, lo osservò un attimo, gli fece un sorriso e poi con un cenno della mano lo invitò ad entrare nello scompartimento, del quale fece scorrere la porta, per richiuderla subito dopo. Nello scompartimento c'era un cattivo odore, di chiuso, di sonno e di fiati. Una donna dormiva, lunga distesa su uno dei due sedili, che occupava completamente con la sua alta statura. Non si vedeva la sua faccia (la proteggeva dalla luce con il braccio, e il viso era compresso nell'incavo del gomito), ma solo un groviglio di capelli lisci e gialli. Aveva addosso la gonna, e una specie di golfino traforato, azzurrognolo e dall'aspetto antico, di quelli che le nonne chiamavano liseuse, le faceva funzione di pigiama per la parte superiore del corpo. Doveva essere, pensò il ragazzo, una donna giovane, e straniera.
L'uomo raccolse le sue cose per permettere al ragazzo di sedere: una coperta, un cappello (l'aveva certamente usato per tenere il posto occupato, pensò il ragazzo), qualche giornale.

L'uomo, di una cinquantina d'anni, aveva una faccia assonnata, piena di pieghe, con pochi capelli neri, impomatati e schiacciati sul cranio. Vestiva una camicia di popeline bianco, tutta spiegazzata e di dubbia pulizia, calzoni neri sbottonati e con la cintura allentata, e ai piedi un paio di scarpe, anch'esse slacciate, di quelle che un tempo si definivano, all'estero, "all'italiana": nere e con una lunga, affusolata, interminabile punta. Erano le scarpe della domenica di contadini e operai, soprattutto meridionali.

Il ragazzo si rincantucciò ad una estremità del sedile, aprì il suo manuale di Diritto privato e si immerse di nuovo nella lettura, anche se si trattava di argomenti talmente lontani dai suoi interessi che ogni periodo, subito dopo essere stato letto, veniva immediatamente e definitivamente destinato al disinteresse e all'oblio. L'uomo, all'altro capo del sedile, stranamente guardava il ragazzo con un'aria di simpatia, e ogni tanto buttava una mezza frase, che chiaramente doveva essere un'esca per la conversazione: chiese se faceva sempre così freddo da quelle parti, quanto mancava a Bologna, se sarebbe o no passato il venditore di caffè.
Il ragazzo però non aveva voglia di conversare con quel tale, che sembrava personificare, all'aspetto, quel tipo d'Italiano che, in quegli anni, stava per essere definitivamente spazzato via: quello dell'italietta provinciale, paesana, parrocchiale. La brillantina in testa, pensava, oramai la usano solo i magliari o i barbieri, e quelle scarpe assurde le deve aver comprate in uno spaccio della Little Italy di qualche città tedesca, forse gli hanno fatto venire nostalgia di casa. Avrà certamente anche una canottiera, di quelle ampie all'ascella – uno sguardo veloce confermò i suoi sospetti: si intravedeva chiaramente l'orrendo indumento sotto la camicia di popeline – e sicuramente si farà crescere anche l'unghia del mignolo – altro sguardo, ma questa volta non ci aveva azzeccato – e porterà i calzini corti alla caviglia e dopo pranzo starà delle ore a ravanarsi i denti con uno stuzzicadenti di plastica, e terrà un pettinino chiuso in un astuccio nella tasca interna della giacchetta, e andrà a letto in mutande e con i calzini addosso.
Insomma, ogni sguardo verso il suo compagno di viaggio – che continuava volonterosamente a tentare un minimo di conversazione – lo confermava in un'impressione di superficiale ma radicale antipatia, e quasi di ostilità.

Passò l'uomo del caffé, con i suoi thermos, e l'uomo svegliò la sua compagna, che si sollevò senza una parola, le porse una tazzina di caffè, che la donna bevve – era abbastanza giovane, e quasi carina – e subito dopo si rimise nella stessa, identica posizione e riprese a dormire. L'uomo aveva chiesto tre tazzine, e ne porse una anche al ragazzo, che tentò di rifiutarla ma alla fine dovette accettare di fronte alla fermezza dell'offerta.
Bevvero così insieme quella tazzina di cattivo caffè, dopodiché il ragazzo non ebbe più cuore di opporre silenzi e monosillabi ai tentativi di conversazione dell'uomo. Questi gli chiese allora perché andava a Bologna, che cosa stesse studiando, e gli augurò in bocca al lupo per l'esame (meno male che non mi ha detto auguri, pensò il ragazzo che era superstizioso). Nonostante la giovanissima età del ragazzo, l'uomo gli si rivolgeva dandogli del lei…….Il racconto continua, martedì 21 la seconda puntata

Foto http://partitodelsud-roma.blogspot.com

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