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Brennero Express Rubriche

L'uomo stette un poco in silenzio guardando ogni tanto il ragazzo, che aveva rinunciato a studiare, teneva solo il libro aperto sulle ginocchia e guardava fuori del finestrino la campagna che si stava rischiarando, oramai mancava poco all'alba. C'era un leggero sorriso in faccia all'uomo, e si vedeva che pensava a qualcosa.
Poi iniziò a parlare di sé.
"Sa, io manco dall'Italia da diciotto anni. Ci sono tornato una volta o due per votare, poi nemmeno più per questo. Sì, una volta sono venuto per una questione d'eredità, un poderino che dovevo dividere con dei parenti, su al mio paesello nel Molise, e ne ho approfittato per far conoscere mia moglie – fece un gesto verso la donna che dormiva – a mia madre che era prossima a morire. Ma mia moglie allora non parlava italiano, mia madre nemmeno una parola di tedesco, io ho fatto un po' da interprete, ma ne è venuta fuori una cosa sbagliata, stonata, che m'è sempre dispiaciuto, in seguito, d'aver fatto."
L'uomo fin dalle prime frasi era entrato subito in una narrazione familiare, intima, ma non pareva che la cosa lo imbarazzasse né lo turbasse: sembrava che pensasse ad alta voce, e che avesse scelto di rivolgersi a quel ragazzo solo perché era lì, e con la sua aria perbene gli ispirava un senso di simpatia.
" Mia madre se n'è andata convinta che io avessi sposato una scostumata di una città del nord – sa, la gente del mio paesello è ignorante, e molto all'antica – una donna che non sapeva nemmeno tirare il collo a una gallina o preparare un piatto di lasagne, una donna che non andava nemmeno a messa, che andava in giro coi pantaloni e che se entrava in una chiesa non si copriva il capo col fazzoletto. E pensi che le ho taciuto le due cose più gravi: che mia moglie è divorziata, e come se non bastasse è protestante! Credo che queste altre due cose l'avrebbero fatta sprofondare nella disperazione."

L'uomo trasse dalla tasca dei calzoni un cartoccio di sigarette Astor, ne offrì una al ragazzo che accettò e, per educazione, tirò fuori dalla tasca una scatoletta di cerini e accese a tutti e due. L'uomo prese in mano la scatoletta, e la guardò sorridendo intenerito: "I cerini! Si fanno sempre! Quanto tempo che non ne vedo!" Rese la scatoletta al ragazzo e riprese:

"Sa, in tutti questi anni ho sempre vissuto in posti brutti. Periferie di periferie. Ma quello che mi pesava non era tanto la bruttezza, anche al mio paesello di bello c'era ben poco, quanto il fatto che erano posti che per me non significavano nulla, e io non significavo nulla per loro. Posti morti, o forse il morto ero io. Aprivo la finestra, la domenica mattina, e mi sembrava di trovarmi davanti a uno scenario di cartone. Qualche casa – villette o condomini, a seconda dei luoghi dove ho abitato – e sempre belle pulite, grigie, come nuove. Qualche fazzoletto di verde, questo sì, ne hanno più che in Italia, ma è un verde da guardare, non ti viene mai voglia di sdraiarti in un prato, a fare una pisciata contro un albero ti sembra di fare peccato, e davanti alle case hanno le cassette per la posta, e sui rami le casettine per gli uccellini, e le loro auto sono tutte belle nuove e pulite, parcheggiate nella strada o nel vialetto.

Tutto è pulizia, ordine, efficienza. E a me, quando guardavo fuori dalla finestra, un nodo mi stringeva la gola. Mi veniva da piangere, da supplicare: vi prego, datemi una cosa vera, una cosa da vedere e da toccare, da annusare, datemi una persona vera alla quale parlare, non questi manichini che partono alle sei di mattina, tornano alle cinque del pomeriggio, bevono il loro caffè con un pezzo di torta, masticando seri seri, e non sanno parlare che di lavoro, di casa, di denaro, e per loro ogni cosa che esce dal binario della loro vita quotidiana è disdicevole. Ma lo sa che una volta mi comprai una chitarra, e tutto solo in casa mi misi a cantare "E vola vola vola, e vola lu cardillo…" quella canzone abruzzese, e dopo mezz'ora passò la Polizia municipale dicendomi di smettere, che c'erano state delle lamentele da parte dei vicini?"
Si interruppe, spense la sigaretta e si passò una mano sulla faccia….. Il racconto continua, venerdì 24 febbraio la terza puntata

Foto http://partitodelsud-roma.blogspot.com

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