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Brexit, al di là della politica ecco cosa c’è in gioco per l’export italiano Breaking news, Economia

Firenze – Se il battibecco tra il Ministro italiano dello Sviluppo Economico Carlo Calenda  e il capo del Foreign Office Boris Johnson avvenuto a Bruxelles sulla Brexit e le sue conseguenze rimbalzato sui media inglesi è ormai storia, ecco cosa si cela dietro lo “scontro”, almeno per quanto riguarda l’Italia. 

“La Gran Bretagna è diventato nel 2016 il primo mercato mondiale di sbocco delle spumante italiano con le bottiglie esportate che hanno fatto registrare un aumento record del 38% nel primo trimestre consentendo il sorpasso sugli Stati Uniti”. I dati sono forniti dalla Coldiretti,  che ha compiuto un’analisi sugli effetti della Brexit che costringerà gli inglesi a cambiare la propria alimentazione,  “sostituendo il banale formaggio cheddar al parmigiano o brindando con la birra invece che con il prosecco, sulla base dei dati relativi al primo trimestre 2016. In Gran Bretagna – sottolinea la Coldiretti – sono spedite il 30% delle bottiglie di spumante esportate, in pratica quasi 1 su 3.  La Gran Bretagna è il quarto sbocco estero dei prodotti agroalimentari nazionali Made in Italy con un valore annuale di ben 3,2 miliardi delle importazioni dall’Italia ed una tendenza progressiva all’aumento. La voce più importante – sottolinea la Coldiretti – è rappresentata dal vino, con un valore di 746 milioni di euro di esportazioni nel 2015 e un trend in ulteriore aumento del 7% su base annuale nel primo trimestre del 2016. A trainare il comparto – continua la Coldiretti – è soprattutto lo spumante ed in particolare il prosecco con una quota 275 milioni di euro di export frutto di un vero boom. Una “corsa” che – precisa la Coldiretti – prosegue nel 2016, con un ulteriore balzo in avanti del 55 per cento”.

Ma non si tratta solo di bollicine. “Al secondo posto tra i prodotti agroalimentari italiani più venduti c’è – sostiene la Coldiretti – la pasta, per un importo complessivo di vendite nel 2015 di 332 milioni di euro. Rilevante anche il ruolo dell’ortofrutta con un valore delle esportazioni di 281 milioni di euro nel 2015, in aumento del 6% nel primo trimestre del 2016. Ma anche i formaggi Made in Italy vanno forte in UK con un valore delle vendite nel 2015 che – continua la Coldiretti – ha visto superare quota 200 milioni di euro con un aumento del 15% nel primo trimestre del 2016. Oltre un terzo delle vendite di formaggi – precisa la Coldiretti – è rappresentato da Parmigiano Reggiano e Grana Padano, che all’inizio di quest’anno hanno fatto segnare un incremento del 10 per cento, ma va forte anche la mozzarella di bufala campana. L’export di olio d’oliva è stato nel 2015 di 57 milioni di euro con un aumenta del 14% nel 2016”.

Le preoccupazioni però avanzano eccome. Conclude la Coldiretti: “Non è solo la svalutazione della sterlina che rende più oneroso l’acquisto di prodotti Made in Italy ma anche il rischio che con l’uscita dall’Unione Europea si affermi in Gran Bretagna una legislazione sfavorevole all’esportazioni agroalimentari italiane” il vero punto interrogativo (e preoccupante) per il nostro export. 

 

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