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Brexit: le frontiere aperte solo a lavoratori qualificati Opinion leader

Londra – L’Accordo di recesso del Regno Unito dall’UE è entrato in vigore il primo febbraio, dando inizio a un periodo di transizione nel quale il Regno Unito si impegna a negoziare i nuovi accordi con l’Unione Europea per la sua uscita definitiva dalla comunità europea.

In questi giorni il Primo Ministro britannico Boris Johnson ha inciso nero su bianco le nuove linee guida sulle quali si baseranno i futuri accordi con l’Unione Europea. I due argomenti maggiormente affrontati sono quello economico e quello sociale, quasi esclusivamente incentrato sull’immigrazione. Inoltre sembra che il secondo sia completamente subordinato al primo e che quindi la tematica dell’immigrazione venga affrontata in maniera distaccata e cinica, non come un fenomeno naturale dettato dai processi sociali e naturali globali, nei quali una moltitudine di persone sono obbligate a spostarsi perché alla ricerca dei bisogni primari ed emancipativi.

All’interno del documento, infatti, il tema dell’immigrazione è strettamente legato al settore economico del paese, che per troppo tempo a causa delle libere frontiere è stato danneggiato a discapito del benessere del popolo britannico.

È quindi evidente l’impronta del governo di destra conservatore, guidato da Boris Johnson. Quello che invece era difficile da ipotizzare sono i nuovi accordi per la vendita di beni e servizi in tutto il mondo e come si sarebbe svolti i concordati in materia economica, uno dei tasselli più importanti della Brexit. Il futuro dell’economia della Gran Bretagna dipende molto da tali concordati, infatti l’impostazione adottata per gestire le frontiere e regolare l’immigrazione non è sicuramente la stessa per il settore economico.

L’accordo proposto è quello di un libero scambio di beni e di servizi, con la speranza di non avere ripercussioni sulle nuove tariffe di import e di export che danneggerebbero di molto l’economia del paese.

Del tutto asimmetrico è quindi il trattamento riservato tra le materie economiche e quelle sociali, da una parte la totale apertura dei mercati senza limiti e distinzioni di frontiere, dall’altra una chiusura dei confini con una distinzione più che netta tra i diversi migranti, quelli appartenenti alla categoria degli highly skilled workers e dei lower skilled workers.

I primi sono quelli che avranno un accesso facilitato qualora volessero entrare nel Regno Unito, grazie alle competenze professionali e a redditi superiori a 25,600 sterline e ad altri requisiti che il comitato sull’immigrazione (MAC MIGRATION ADVISORY COMMITTE) valuterà caso per caso, mentre i lower skilled workers saranno quelli che una volta che gli accordi verranno stipulati avranno molte più difficoltà a entrare nel Regno Unito.

Questo può essere considerato uno dei peggiori colpi bassi che il governo conservatore ha compiuto, rispetto a tutti i lavoratori europei e non che, per molti anni hanno contribuito al benessere e all’economia del paese, soprattutto grazie a quella manovalanza dei lower skilled workers

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