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Britten al Maggio: rivolta e liberazione del giovane Albert Spettacoli

Firenze – E’ diventato davvero imperdibile l’appuntamento con l’universo culturale britannico attraverso le opere di Benjamin Britten che per il terzo anno consecutivo il Maggio propone agli appassionati. Anche perché l’allestimento, come accade con l’Albert Herring andato in scena sabato 21 maggio al Teatro della Pergola, è di grande qualità ideativa e realizzativa.

Andata in scena nel giugno del 1947 con il libretto di Eric Crozet basato sulla novella Le rosier de madame Husson di Guy de Maupassant, rispetto alle altre viste a Firenze l’Albert Herring è un’opera comica nel testo come nella composizione musicale ricca di citazioni per analogia (Falstaff) o per rovesciamento di genere (Tristano), o anche per riferimento alla tradizione dell’opera buffa. “Semplice, pratico, cantabile”, nelle parole del suo autore, il testo è davvero ricco di humor britannico, con vere e proprie trovate che hanno strappato ben più di un sorriso agli spettatori della Pergola.

Oggi, del resto, non è difficile ridere dei costumi e delle convenzioni sociali dell’Inghilterra profonda post –vittoriana. Molto più difficile lo era nel dopoguerra vittorioso ma durissimo del Regno Unito. Nasceva proprio allora una nuova epoca. A Downing Street c’era il laburista Clement Attlee e la spinta al rinnovamento e al cambiamento portò alla realizzazione del primo efficiente welfare state che realizzava il programma delineato dall’economista e sociologi William Beveridge.

Così, “Her Ladyship”, la matrona proprietaria terriera di Loxford (East Suffolk) signora Billows arcigna protettrice dei buoni costumi e delle buone tradizioni inglesi “with a whip”, anche con la frusta, così come l’insegnante del coro, il vicario, il sindaco e capo della polizia, diventano altrettante macchiette di un conformismo sociale repressivo, sessuofobo, con tre autorità indiscutibili: la Bibbia, Shakespeare e il “Libro dei Martiri” di Foxes che sono i tre testi consegnati al povero Albert “Re di Maggio” per aver mostrato virtù di castità e obbedienza che le ragazze di Loxford, fra cui doveva essere scelta come ogni anno una “regina”, avevano perso.

Scelta sbagliata, perché il buon Albert non ne può più della madre tiranna e possessiva, ultima ramificazione sociale di quei valori ottocenteschi, e si sta domandando il motivo di sottomettersi a lacci, lacciuoli e complessi:  perché non esercitarsi anche lui nel “courty a girl, the king of all sports”, corteggiare una ragazza che è il re di tutto gli sport?  Sport, badate bene, attività ludica e appagante, non “sin”, non  peccato come invece lo vede Lady Billow.

Gli mancavano le risorse ad Albert, che gli arrivano dal cielo con il premio al “Re di maggio”, e un aiutino non richiesto da parte dei suoi amici Sid e Nancy, che aggiungono rum alla limonata del re di maggio per una beffa che si trasforma nell’innesco di una iniziazione del ragazzo che diventa uomo dopo una notte di bagordi. Una storia autobiografica per Britten che ha speso una grande parte delle sue energie giovanili in cerca di una liberazione da un universo di doveri, precetti, obblighi astratti per conoscere la verità di se stesso e dell’esistenza umana.

Dopo la notte brava, Albert torna a casa, così come ha fatto Benjamin nella sua vicenda personale. Non si sa che cosa abbia veramente combinato in quella notte. Il racconto viene soffocato dalle grida scandalizzate dei rappresentanti dell’establlishment, ma non è importante.

Conta il fatto di avere sperimentato le pulsioni concrete materiali e psichiche, di aver per una volta beffato il tempo: “Time is a glutton, time is a thief, youth must challenge him as he flies” (il tempo è un ghiottone, il tempo è un ladro, la giovinezza lo deve sfidare mentre scorre). Per il resto, confessa sparita ogni timidezza,  “quel lasciarsi andare non era molto piacevole, ma prima o poi doveva venire”. C’è sempre un ritorno a casa se non si vuole buttare via la propria occasione di vita.

Da questa felice identificazione dell’autore con il suo personaggio viene fuori una musica piacevolissima dove lo “spirito ludico dell’invenzione musicale britteniana raggiunge uno dei suoi vertici” (Alessandro Macchia).  Uno spirito che il direttore Jonathan Webb, grande esecutore e interprete di Britten, direttore della Camerata strumentale Città di Prato, e i nove professori dell’Orchestra del Maggio hanno saputo rendere in modo pressoché perfetto insieme a un cast di cantanti molto bravi anche nell’espressione teatrale: Orla Boylan (Lady Billows) e Sam Furness (Albert) prima di tutti.

Merito anche della intelligente regia di Alessandro Talevi con un inserimento di idee teatrali che sottolineano, senza prevaricarlo, le contraddizioni di una società aggrappata a valori morali che la nuova generazione sta per travolgere. Grandi applausi finali.

Foto: Albert Herring ©Michele Borzoni TerraProject Contrasto

 

 

 

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