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Brunelleschi, architetto eccelso: la cupola sta benone Cultura

Dopo la prima sessione dell’incontro sul “Monitoraggio delle grandi fabbriche storiche” – voluto dall’Opera del Duomo  –  arrivano le rassicuranti parole del presidente Franco Lucchesi, della soprintendente Alessandra Marino e degli studiosi Francesco Gurrieri  dell’Università di Firenze e Carlo Blasi di Parma.  Questi ha precisato che le due giornate di workshop hanno lo scopo di far capire al mondo che il nostro celeberrimo cupolone è monitorato costantemente da 60 anni e con sistemi all’avanguardia. Lucchesi aggiunge che , sì, le lesioni ci sono , ma di lieve entità, e progrediscono lentissime; adesso alla cupola è stato applicato anche un parafulmine che servirà se mai a salvaguardarne le pietre, in caso di violenti temporali. Ciò che importa è che possiamo contare su un “modello statistico” che ci fornisce dati certi, su cui basare una tendenza futura.  Qualcuno domanda come stanno le fondamenta, e se l’Alta Velocità avrà una qualche conseguenza sulla stabilità di Santa Maria del Fiore. Nessun rischio, ci tranquillizzano i tre esperti: intanto la cupola poggia sulla ghiaia che sta sopra la faglia, e comunque la AV passa troppo lontana per poter  causare danni di sorta. Questa due giorni che si tiene a Firenze in piazza S. Giovanni 7, è una “riflessione internazionale” tra esperti che vengono da Istambul, Londra, Città del Vaticano, Pisa, e poi Parigi,  Barcellona, Venezia, Tokyo,  insomma, dalle città dove si ergono le più maestose e famose cattedrali con relative cupole storiche,  e da paesi con rischi sismici concreti.  A noi il confronto servirà a sapere se quanto sperimentato in altri paesi per maggiore sicurezza, ha funzionato, di modo che sappiamo come aggiustare il tiro, se fosse necessario. Marino ha spiegato che il sistema di monitoraggio automatico  fornisce un patrimonio consistente di dati che si posso scaricare molto facilmente, e che tra il 1987 e il 1996 sono stati stanziati  dal ministero competente, quasi 12 miliardi di lire per rendere efficiente ogni  strumento di misurazione. Molte delle cupole di cui si parla in queste due giornate sono state più volte cerchiate nel corso dei secoli, perciò viene da porre la domanda  se “una cintura di sicurezza” se la dovrà mettere anche il capolavoro del Brunelleschi.  In realtà questa manovra di prevenzione non è al momento contemplata, e Gurrieri spiega meglio ancora una volta in cosa è consistita la mossa geniale di Brunelleschi, eccelso e pignolissimo architetto, che controllava ogni mattone, ed era  assai più esperto del pur gigantesco Michelangelo (la cupola di S. Pietro è piena di catene):  con un intuizione senza precedenti e senza far troppa pubblicità alla cosa, Brunelleschi riportò nella relazione stesa nel  1425, quanto omesso forse a bella posta nel 1420: e cioè descrisse lì la tecnica “a spinapesce” , ovvero  il doppio guscio, rinforzato,  su cui è cresciuta la cupola, una vela interna ed una esterna connesse e robustissime. E’ pertanto vero che durante i 17 anni impiegati a restaurare gli affreschi del Vasari,  e quindi con l’impianto di solidi ponteggi , si è visto che le lesioni si erano fermate.  La silouhette della nostra magnifica cupola è indiscutibilmente abbondante, ed è pure sensibile ad eccessivi sbalzi termici ma dà dei punti a tante  pingui “dame” che si pavoneggiano nei cieli del mondo.

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