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Brunello e Bolgheri al top, vacilla il Chianti Classico Economia

Reggono i toscanissimi “mostri sacri” come Brunello e Bolgheri, ma vacilla il Chianti Classico anche perché le aziende dell’area sono le prime a non crederci. Le migliori guide del vino italiano sono quasi pronte per la stampa e il portale Winenews ha strappato ai curatori le prime indiscrezioni sui futuri vini simbolo del 2013. Ne emerge un quadro fatto di conferme e novità, di territori che dopo decenni vissuti ai margini dell’enologia italiana, specie al sud, vanno alla riscossa con vini di assoluta eccellenza, in grado persino di insidiare i nostri alfieri regionali. E non ci sono solo loro in cerca di riscatto, ma anche due tipologie di vino sempre più richieste dal mercato: le bollicine e i rosati, con tante aziende che si dedicano a loro con sempre maggiore convinzione. «C’è una qualità diffusa che si va sempre più ampliando – spiega a WineNews, Gigi Brozzoni, curatore de “I Vini di Veronelli” – con le aziende che preferiscono ridurre i quantitativi piuttosto che abbassare il livello qualitativo». Se il consumatore dunque puntava sulla crisi per accapparrarsi le etichette migliori a costi più bassi farà meglio a desistere, perché i prezzi dei vini di qualità sono rimasti più o meno stabili. In questo quadro, si confermano le «difficoltà per il Chianti Classico – dice Brozzoni- , tra i toscani quello che soffre di più, perché per le aziende del territorio non è mai l’etichetta più importante, il top di gamma su cui puntare forte, con la conseguenza che difficilmente si raggiungono vette qualitative importanti: il perché è semplice, le cantine puntano molto sul proprio nome e molto poco sul prestigio della denominazione». Rimanendo in Toscana, va decisamente meglio al Brunello di Montalcino, capace di «ritrovare serenità nel modo di operare, anche se l’annata 2007 forse manca un po’ di fantasia e coraggio, mentre tutti hanno cercato di rimanere dentro a limiti molto classici e tradizionali». Vive una situazione ancora diversa il Nobile di Montepulciano, «dove ancora manca un’identità precisa, c’è troppa diversità, e le aziende stesse sono spesso discontinue».
Tra i territori che quest’anno confermano maggiormente le attese, Brozzoni non ha dubbio: in cima c’è «l’Etna, che si sta rivelando un grandissimo territorio, ma sono molte le regioni meridionali che hanno ritrovato smalto, un modo originale ed autonomo di esprimersi».
 

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