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Buuuuu buuuuu e banane Calcio, Rubriche

Una cosa è certa, un ragazzo che a 22 anni potrebbe riuscire a suscitare cori razzisti anche se giocasse contro il Senegal a Dakar ha qualcosa di speciale. E non parlo di sopraffina tecnica calcistica perché sarei il milionesimo ad affermarlo, né parlo di possanza fisica per lo stesso motivo. Sto parlando di testa, quella che sigilla misteriosi, aspri ed acuminati meccanismi e mostra invece, e non a caso, improbabili acconciature spesso estreme. In questa società mediaticamente, e non solo, globalizzata tutti noi che eravamo davanti alla tivvù a vedere se almeno la compagine guidata da Trapattoni e Tardelli avremmo potuto batterla, e anche tutti coloro che strafottendosene (che gente!) del pallone hanno visto solo gli ailaits trasmessi dal telegiornale, ci siamo subito resi conto che quando “SuperMario” si è inventato dal nulla quel gol bellissimo la storia, non solo quella dello sport, ma anche quella della società, della cultura e di chissà quanto altro, ha voluto essere presente in tutta la sua autorevole indiscutibilità. Mario non esulta mai! Lo facciano quelli che non hanno guerre private e feroci da condurre contro il mondo intero, quelli che vogliono dimostrare qualcosa, quelli che nell’animo hanno posto per sentimenti più concilianti della rabbia. Diciamo la verità, esultino quelli bianchi, anche se sono neri di fuori. Mario non ride mai! E se lo fa è solo quando fa lo scemo per scherzare con qualche compagno (pochi, anzi meno!) durante gli allenamenti: che ci sarebbe poi da ridere se sei divorato dall’inquietudine?! I miliardi, le donne, il successo potrebbero alleviare le sofferenze dell’anima, vero, ovvio, ma non sempre funziona e nel caso di Balotelli non funziona di sicuro. A noi che non possiamo dribblare l’IMU ci sembra che funzionerebbe, ma noi non siamo mai stati troppo neri dentro. Mario non parla! E per evitare che lo faccia Bonucci corre a tappargli la bocca con la mano appena fatto quel gol frutto di classe, astuzia, agilità, coordinazione. Che cosa Mario stesse per dire poi non ha davvero nessuna importanza sia che ce l’avesse con Prandelli che non lo aveva messo in campo fin dall’inizio, sia che fosse infuriato col pubblico che lo ha offeso coi buuuu e lanciandogli le banane, sia che fosse scontento della qualità dei fuochi artificiali che si diverte a buttare nelle camere d’albergo. Mario non gioca al calcio, ma soprattutto non gioca: ciondola annoiato ed indifferente come uno capitato per caso in quello strano prato verde e soprattutto ha lo sguardo di chi non si diverte mai perché c’è sempre un inferno che gli rode dentro. Mario poi ogni tanto si scuote, tira fuori dal cilindro un meraviglioso coniglio e davanti agli osanna di pubblico e tecnici si rimette subito a fare il passante in campo. Mario non sarà mai un grandissimo calciatore, forse nemmeno un grande, dispiace per il talento sprecato ma non c’è niente da fare. Però Mario è forse il futuro: incerto, inqualificabile, amaro e rabbioso. Il futuro che avremmo voluto evitare in favore di uno più quieto e meno arrogante, più sorridente ed amichevole, più solidale e conciliante. Per questo, esattamente per questo, Mario ci sta sulle p… anche se fosse stato bianco, ma lo sappiamo bene che non è colpa sua.
Gianni Caverni

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