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Cacciari: “La Pira antesignano della politica globale e locale” Politica

Firenze – Il messaggio di Giorgio La Pira è “attualissimo nella sua inattualità”, per tre motivi: primo perché era un politico che conosceva e sapeva usare le tecniche della politica con un taglio profetico, letteralmente perché cercava di convincere i cittadini “con la mente e con il cuore”.

In secondo luogo perché aveva capito che  i problemi in un mondo sempre più complesso e poliarchico, come quello nel quale viviamo, si risolvono solo con “il negoziato globale”. E, infine, perché, come studioso del diritto romano,  sapeva che “l’uomo vuole essere comandato dalla legge, non da altri uomini e che questa legge era a Roma il diritto privato, più importante dell’organizzazione statuale”.

In estrema sintesi, questo è il discorso che il filosofo e politico Massimo Cacciari ha tenuto oggi nella Sala degli Elementi di Palazzo Vecchio presentando il libro di Mario Primicerio “Con  la Pira in Vietnam” insieme all’ambasciatore Mario Sica e all’autore.

L’insegnamento di La Pira – ha esordito  Cacciari – consiste in “una combinazione di politica e di tecniche della politica che mirano all’obiettivo, alla sua realizzazione concreta e di profezia, un mix di denuncia reale e nello stesso tempo di indicazione di finalità”. Nel suo significato letterale, profezia equivale a parlare davanti al popolo per convincerlo della bontà e della utilità di un fine che è concretamente perseguibile”. I fini non si realizzano senza la partecipazione cosciente dei cittadini.

Oggi tutto questo è svanito – ha aggiunto – non esiste più “sostituito da un comportamento demagogico e populistico che quando va bene è utopico e buonistico, e dunque politicamente irrealistico”. Essenziale in La Pira era invece il perseguimento dell’obiettivo a portata di mano. Ma “come si fa se manca fusione fra tecnica politica e profezia in una situazione nella quale i problemi sono più complessi?”, si è chiesto Cacciari

Nella vicenda della missione di pace in Vietnam nel 1965, argomento del libro di Primicerio, il Sindaco di Firenze pensava  che non ci fosse alternativa al negoziato e che i problemi non si possono affrontare se non con forme negoziali globali tali da comprendere tutti i fattori in campo.  Si tratta di “un approccio sistemico ai problemi del mondo”, che dovrebbe essere il metodo del mondo attuale caratterizzato da una poliarchia: “Solo ora si è capito che senza la Russia non si possono risolvere i problemi del Medio Oriente”.   In queste forme di negoziato globale, La Pira vedeva un ruolo essenziale delle città come unità viventi: “Anche questa era una grande intuizione, ma ha vinto il meccanismo centralistico statuale”.

Il terzo aspetto indicato da Cacciari è la fonte di ispirazione del professore di diritto romano. “Il principio essenziale del diritto romano è che l’uomo vuole essere comandato dalla legge non da altri uomini. E la legge non va confusa con l’ordinamento statale, perché è garante della libertà individuale anche nei confronti di ogni diritto positivo statuale”. Inoltre il sistema romano era sostanzialmente federale non centralistico.

La Pira continuava questa idea imperiale romana combinata con il valore delle città: “Era globale e locale ante litteram“.

 

 

 

 

 

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