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Calvin Klein chiude lo stabilimento di Sesto Economia

La Calvin Klein va via da Sesto lasciando “in mutande” 150 lavoratori. «La nostra non è una battaglia per i soldi ma per la dignità», hanno gridato i dipendenti della Warnako Italia che hanno deciso di incrociare le braccia e di opporsi alle decisioni di un’azienda che – dicono –  vuole «distruggere il futuro delle nostre famiglie». Dopo mesi di silenzi e incertezze, i vertici della multinazionale americana con sede a New York, hanno riunito, il 23 febbraio scorso nello show room di via Lucchese, tutte le maestranze, per annunciare la chiusura dello stabilimento – che si occupa dell’intimo, del jeans e del casual firmato Calvin Klein – a causa del passaggio delle linee di produzione ad altre aziende. «Non riusciamo ancora a capire come sia maturata questa decisione – affermano le rappresentanze sindacali – dato che il marchio va bene e che i fatturati sono in aumento soprattutto in Asia e America Latina. Vogliono incrementare il margine di guadagno sulla vita della povera gente». Alla Warnako di Sesto, le donne, che rappresentano l’80% della forza lavoro, hanno sfilato con una mimosa in mano chiedendo alla politica regionale di prendere a cuore la loro situazione e denunciando di esser state abbandonate da tutt. Solidarietà ai lavoratori della Calvin Klein è stata espressa sia dal sindaco di Sesto Gianassi che dall’assessore al lavoro Roberto Drovandi che in mattinata hanno partecipato entrambi al presidio davanti allo stabilimento di via Lucchese. «È una situazione estremamente preoccupante – ha detto il primo cittadino – perché, sebbene l’azienda non sia in crisi, la ristrutturazione decisa dalla multinazionale statunitense Warnaco farà perdere il lavoro a tanti dipendenti ad alta professionalità, con l’aggravante della chiusura definitiva di un’importante unità produttiva presente da anni nel nostro territorio». Nonostante “l’omertà” dell’azienda, Cgil, Cisl e Uil sperano che il tavolo di trattativa aperto per la risoluzione della crisi porti a un esito positivo per i lavoratori: «Chiediamo 2 anni di cassa integrazione straordinaria e la chiusura di una vecchia procedura di mobilità»."Si tratta di un annuncio drammatico e di una gravità inaudita dal punto di vista sociale – osservano i consiglieri provinciali di  Rifondazione comunista Andrea Calò e Lorenzo Verdi – Sta di fatto che solo per motivi di mercato e di massimizzazione dei profitti la multinazionale sceglie di giocare il proprio interesse di marketing solo sulla pelle dei lavoratori". Immediata la risposta dei lavoratori e del sindacato che proclamano un primo sciopero con presidio. Rifondazione Comunista, nell’esprimere la piena solidarietà ai lavoratori e il pieno sostegno alla vertenza, "chiama le Amministrazioni Locali – Regione Toscana, Provincia di  Firenze, Comune di Sesto Fiorentino – ad attivarsi immediatamente convocando Confindustria e proprietà per contrastare il massacro sociale e mettendo a disposizione dei lavoratori la massima attenzione e sostegno". Presentata in Provincia di Firenze una domanda d'attualità. (MET)

Foto: www.comune.sesto-fiorentino.fi.it

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