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Cambiamenti in viola: niente di nuovo sotto il sole Opinion leader

Firenze – Domenica il Liverpool di Klopp ha vinto in FA Cup il derby contro l’Everton di Ancelotti. A qualcuno è senz’altro sfuggito che, mentre Ancelotti ha schierato la squadra migliore, il Liverpool ha messo in campo i suoi panchinari più quattro millennial tra il 2001 e il 2003.

Ma almeno altri tre ragazzi, ci dice lo stesso Klopp, avrebbero potuto figurare come quelli in campo (uno dei quali, Curtis Jones, ha segnato il gol partita) e altri ancora di proprietà dei reds, in prestito in giro per il mondo, “saranno famosi”.

Bill Shankly, un vecchio tecnico scozzese, ebbe a pronunciare una frase profetica che a Liverpool non tutti ricordano con piacere, soprattutto quelli di parte blu: “A Liverpool esistono due squadre: il Liverpool e le riserve del Liverpool!”. Voglio anche ricordarvi che il Liverpool campione d’Europa e del Mondo, e ora quasi matematicamente campione in Premier a metà campionato, quest’anno sul mercato ha comprato soltanto un ragazzo olandese del 2001 (Van der Berg) per meno di due milioni e ora, nel mercato “di riparazione”, ha comprato il giapponese Minamino per circa 10 milioni.

Metà della squadra se l’è fatta in casa o spendendo spiccioli (Alexander-Arnold, Robertson, Henderson, Milner, Lallana), il resto se l’è costruito pezzo per pezzo incastonando alla perfezione gli acquisti in un puzzle che rispecchiava un ideale di gioco, una filosofia dello sport, una scienza del mente-corpo. I suoi attuali campioni sono stati tutti “intuiti” e “costruiti”, fino a produrre plusvalenze anche del 400 per cento, e i risultati (anche se non subito, giacché Klopp al primo anno a Liverpool peggiorò di due posizioni, ottavo, quella dell’anno prima) sono venuti di conseguenza. Come prima a Dortmund con lo stesso Klopp.

L’Atalanta, in Italia, sta agendo in modo analogo. Magari a Bergamo c’è una squadra sola, ma in giro per l’Italia c’è un’altra Atalanta (Conti, Caldara, Spinazzola, Kessiè, Kulusevski, Gagliardini, Petagna, Kurtic, Cigarini, Baselli, Zappacosta, Mancini, Bastoni, Grassi…) che ha portato a Bergamo tanti soldi e che ha fatto della società un modello di gestione.

Ora vi elenco alcuni nomi che la Fiorentina ha allevato nelle giovanili e ha avuto per le mani in questi ultimi anni a bassi costi: Gollini, Piccini, Mancini, D’Ambrosio, Bernardeschi, Zaniolo, Chiesa (tutti giocatori attualmente nella rosa della Nazionale di Mancini) più Ilicic, Salah, Milinkovic-Savic che, per una (s)ragione o per un’altra non sono più o non sono stati della Fiorentina per mancanza di “intuito”, per incompetenza e per il “braccino corto” della proprietà.

A quest’ora, magari anche con Petriccione e gli altri giovani che stanno emergendo, da Venuti a Sottil a Ranieri a Castrovilli, avremmo a Firenze un'”Atalanta” e qualcosa di più che ci avrebbe fatto risparmiare fior di milioni e oggi ci farebbe davvero sognare.

Quando alla Fiorentina ci siamo finalmente disfatti della vecchia proprietà e dell’entourage tecnico che negli anni ha solo sperperato soldi e valori umani e sportivi (fatta eccezione nel triennio in cui Montella è stato allenatore), speravamo che il nababbo americano, pieno di sorrisi e di buone intenzioni, portasse a Firenze soprattutto un modo corretto e longimirante di gestire una società.

Pensavo che bastasse guardarsi intorno, se non nel mondo, in Italia. Non solo Atalanta, ma anche Lazio, per esempio, società non simpaticissima, nella figura del suo presidente, ma esemplare ed “eroica” per aver condotto un progetto imprenditoriale e tecnico fregandosene dei tifosi fino a svuotare le curve.

Questo era il primo dato che Rocco e i suoi fratelli americani avrebbero dovuto far proprio: le società che crescono e che prosperano, quelle che riescono a tutelare i giocatori e le proprie certezze tecniche, sono le società che non cedono ai ricatti di tifoserie becere e incompetenti (incompetenti necessariamente! Perché oggi è difficile essere appena appena competenti anche nel mondo del giornalismo sportivo e degli addetti ai lavori nel calcio).

Aver mandato via Montella cedendo alla contestazione dei tifosi, e soprattutto sostituendolo con Iachini (quando in giro ci sono tanti buoni tecnici, tra cui Jardim, per esempio, che avrebbe potuto alla grande ereditare il “progetto” iniziato male da Montella-Pradè) è il segno evidente che non c’è nulla di nuovo nel cielo viola. O che magari in quel cielo ora ci sono i soldi, ma che senza le premesse di coerenza, di autorevolezza e di competenza, saranno senz’altro mal spesi.

Mal spesi, o almeno intempestivamente spesi, a partire dall’acquisto di Cutrone. Pensate un po’: la Fiorentina aveva proprio bisogno urgente di un centravanti giovane da mettere in concorrenza con Vlahovic? O forse stanno pensando soltanto a rinforzare la rosa delle riserve? Non si è capito che le necessità vere della Viola sono a centrocampo e in difesa, soprattutto ora che Iachini chiede più velocità e più fisicità ad una squadra che era stata impostata per valorizzare la tecnica e un gioco ragionato e collettivo? Vediamo quali saranno i prossimi rinforzi, e vi dirò (ma volgendo sin da ora al pessimismo) se questi agenti sanno quello che fanno.

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