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Cambiamento climatico, agli inizi della rivoluzione agricola italiana Ambiente, Breaking news

Firenze – Il surriscaldamento globale colpisce duro anche in Italia? Bene o male, si prefigura forse una “rivoluzione” agricola della cui portata ad ora non possiamo renderci conto. E se a rischio finisce buona parte della nostra produzione caratteristica del made in Italy agro-alimentare, è anche vero che nuove colture cominciano a fare capolino al di qua dell’Oltremare. Colpevole di questa nuova fase della nostra agricoltura di cui siamo appena agli albori, quegli 1,49 gradi di temperatura media in più che classifica il 2018 come l’anno più bollente da quando, nel 1800, sono cominciate le rilevazioni climatiche. 

I dati provengono da un’analisi messa in campo dalla Coldiretti, in riferimento  all’allarme degli scienziati del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico, l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) sul riscaldamento globale. Dunque, nella penisola “si assiste a una decisa tendenza alla tropicalizzazione del clima con il moltiplicarsi di eventi estremi”.

Per quanto riguarda le coltivazioni, il  fenomeno “ha cambiato nel tempo la loro distribuzione le loro caratteristiche – precisano dalla Coldiretti – con l’ulivo, tipicamente mediterraneo, che in Italia si è spostato a ridosso delle Alpi mentre in Sicilia e in Calabria sono arrivate le piante di banane, avocado e di altri frutti esotici Made in Italy, mai viste prima lungo la Penisola”.

Cambiano anche le caratteristiche di alcuni dei nostri prodotti nazionali per eccellenza. Ad esempio, il vino italiano,  con il caldo,  continua la Coldiretti, “è aumentato di un grado negli ultimi 30 anni, ma si è verificato nel tempo un anticipo della vendemmia anche di un mese rispetto al tradizionale mese di settembre, smentendo quindi il proverbio “ad agosto riempi la cucina e a settembre la cantina”, ma anche quanto scritto in molti testi scolastici che andrebbero ora rivisti. Il riscaldamento provoca anche – precisa la Coldiretti – il cambiamento delle condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei salumi, per l’affinamento dei formaggi o l’invecchiamento dei vini. Una situazione che di fatto – continua la Coldiretti – mette a rischio il patrimonio di prodotti tipici Made in Italy che devono le proprie specifiche caratteristiche essenzialmente o esclusivamente all’ambiente geografico comprensivo dei fattori umani e proprio alla combinazione di fattori naturali e umani”.

“L’agricoltura è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici, ma è anche il settore più impegnato per contrastarli – commenta il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo – i cambiamenti climatici impongono una nuova sfida per le imprese agricole che devono interpretare le novità segnalate dalla meteorologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio”.

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