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Camerata Strumentale di Prato, si apre con Cajkovskij Cultura

L’attesa è terminata. La stagione della Camerata Strumentale città di Prato è di nuovo con noi e noi con lei. Il primo concerto, giovedì 8 sera al Politeama Pratese con replica a Pistoia ieri, venerdì 9 novembre,  al teatro Manzoni. La serata d’apertura è dedicata a Cajkovskij e il pubblico non ha fatto mancare la sua calorosa presenza. Direttore d’orchestra, per l'appuntamento del battesimo stagionale, Alessandro Pinzauti. Ospite e protagonista la giovane pianista Mariangela Vacatello, emergente talento di Castellammare di Stabia, fortissima nelle esecuzioni di Debussy, che in questa occasione ha trovato unite le orchestre della “Camerata”di Prato e “Promusica” di Pistoia; connubio più che collaudato da anni. Chiudere gli occhi e far finta di non esserci, per meglio approfittare dell’esposizione artistica del programma, fatto di celebri pezzi e capolavori del compositore russo, ha trasportato l’attenzione dell’ascolto al centro del pensiero, suggestionato dall’apertura dei corni che introducono il pianoforte nel concerto nr 1 in si bemolle minore, tonalità cara a Cajkovskij. Libera e vibrante appoggiata dall’eleganza degli archi, Mariangela Vacatello ha presentato con indubbia capacità d’esecuzione il capolavoro pianistico, alternando l’anima romantica e rarefatta della partitura, con l’altra, convulsa ed inquieta, ora espressa dall’orchestra, ora, appunto, dai tocchi brillanti e morbidi del pianoforte della giovane artista. L’anima russa trascende attraverso la musica negli spazzi infiniti delle terre della Russia, riecheggiando l’anima popolare tra samovar fumanti e le fredde steppe del nord. Suono brillante e forza interpretativa, si racchiude qui la sintesi della Vacatello e della brava orchestra, applaudita con prolungata insistenza dal pubblico.

Al corpo centrale della serata, costituita dal concerto per pianoforte, la Bella addormentata nel bosco ha riacceso ricordi riaffiorati come da una sorgente che sgorga dalla montagna. Il prologo dell’opera in tre atti tratta dall’omonima fiaba di Perrault, dichiara apertamente il sentimento e il carattere di Cajkovskij, scritta dopo il periodo di concerti tenuti negli Stati Uniti d’America, nel pieno della sua maturazione artistica. Il “Capriccio Italiano” op. 45, scritto in ricordo del primo soggiorno in Italia del grande musicista, termina la serata, omaggio al nostro paese che l’autore russo non dimenticherà mai e dove tornerà dieci anni dopo averlo compiuto, in particolare nell’amata Firenze, ospite della potente comunità russa che era già da tempo presente nella città. Ancor oggi un’epigrafe ricorda in Via San Leonardo il soggiorno fiorentino del grande artista russo. Il pubblico, in fine, ha chiuso questa sognante “prima”, con soddisfazione, senza capricci, paga dei bis, pronto già a ripresentarsi per il successivo incontro, per un programma stagionale sicuro, classico, e senza troppi rischi, in un periodo che non permette troppi azzardi artistici.

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