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Camminare in Toscana sulle tracce dei pellegrini Ambiente, Cultura, Turismo

Firenze – Barbara Gizzi,  da sempre  attratta dalle montagne e dalla natura, pratica con passione trekking e speleologia. Laureata a Firenze in progettazione dei sistemi turistici sostenibili, si occupa di progetti volti a promuovere il turismo lento che valorizzi i territori marginali.

Scopre il mondo dei cammini nel 2016, quando, per conto di “Ad Limina Petri” e Regione Toscana, svolge un censimento riguardante l’ospitalità ecclesiale sulla Via Francigena in Toscana: da quel momento si ampliano così le collaborazioni con Associazioni ed Enti pubblici.

Il suo recente libro Camminare in Toscana. Storia e identità in sei percorsi pubblicato da Pacini Editore  è stato recentemente presentato al  Salone del libro di  Torino.

Abbiamo cercato di  coglierne alcuni punti significativi  attraverso questa  intervista.

Nel tuo   libro parli di  alcuni  cammini  in Toscana quali?

Il libro  descrive sei Cammini che percorrono tutto il territorio toscano, partendo dalla Lunigiana, abbracciando l’area fiorentina, toccando le crete senesi, l’area appenninica di Arezzo fino al mare, nel grossetano. Calcando le orme dei pellegrini sulla Via Romea del Chianti, scopriamo il territorio noto in tutto il mondo per il suo vino d’eccellenza; sulla Via del Volto Santo e sulla Via Matildica attraversiamo i boschi selvaggi della Lunigiana e della Garfagnana, per giungere ad ammirare la statua acheropita del Volto Santo a Lucca; la Via degli Etruschi, che collega Volterra a Piombino, ci offre la possibilità di scoprire meravigliosi siti archeologici, attraversando l’area geotermica di Larderello, cuore caldo della Toscana; lungo gli antichi tratturi dei pastori, sulla Via dei Biozzi, riviviamo l’antica consuetudine della pastorizia, ricca di tradizioni ed usanze secolari; sul Cammino di San Jacopo, giungiamo a Pistoia “la piccola Santiago” dove è custodita la reliquia del Santo; ed infine, percorrendo il Cammino di Santa Giulia, veniamo permeati da un senso di forte religiosità nelle chiese dedicate alla Santa martire.

Sono percorsi già praticabili o progetti di cammini?

Amo definire “Cammini in via di sviluppo” i percorsi descritti nel libro; essi sono infatti progetti di cammini che, negli ultimi tempi, stanno vivendo un gran fermento relativamente alla loro infrastrutturazione. Alcuni hanno anche segnaletica e sito web di riferimento con indicazioni su ospitalità e servizi. Il libro si presenta come un manuale di scoperta del territorio, una narrazione attraverso gli occhi attenti del camminatore, pellegrino o cicloturista.

Qual è il fascino peculiare dei cammini?

Ogni cammino narrato nel libro racchiude in sé una peculiarità che lo contraddistingue, legata principalmente all’origine del cammino stesso, alla sua storia. Dei sei cammini raccontati, alcuni sono religiosi e devozionali, altri sono storici, legati quindi a vie storiche e di scambi commerciali o a consuetudini antiche.

Come un percorso può rivelare l’identità di un territorio?

Sul filo conduttore della tematica del cammino stesso, è possibile immergersi nelle atmosfere magiche che i territori talvolta riescono a raccontare. L’identità del territorio si manifesta anche attraverso le eccellenze che si incontrano, l’architettura civile e religiosa, i resti storici, le tradizioni e le usanze di un popolo: i tempi lenti del cammino permettono di assaporare il vero spirito di un territorio e comprenderlo affondo.

Nel libro si parla di varie simbologie fra cui quella dell’acqua…

Camminare in Toscana” racconta di numerose simbologie che diventano elemento fondante dello spirito di alcuni cammini. La simbologia dell’acqua caratterizza il Cammino di Santa Giulia: legata alla storia di Santa Giulia, l’acqua ci accompagna lungo tutto il percorso, attraverso il mare, i numerosi fiumi, acquedotti, cisterne e varie raffigurazioni artistiche. Un altro simbolo interessante, questa volta incontrato in più punti sulla Via del Volto Santo, è il labirinto. Per il cattolicesimo è stato da sempre associato al viaggio che ogni credente deve compiere per arrivare alla grazia divina, metafora del peregrinare, diventa un ideale percorso di ognuno verso la salvezza.

Sei stata particolarmente colpita dalla simbologia dell’ascesa…

Da sempre la salita, l’ascesa verso le vette delle montagne ha suscitato in me un gran fascino, vivo l’abbandono della valle come un’elevazione dello spirito, come una libazione dalle preoccupazioni terrene, per riscoprire un equilibrio e una serenità impossibili da cercare altrove. Alcuni Cammini del libro attraversano zone montane dove, oltre alla scoperta del territorio e delle sue eccellenze, è possibile vivere anche questa emozione.

Definisci Santa Giulia simbolo di forza e di tenacia. Perché? 

Giulia accettò il martirio pur di non rinunciare alla sua fede ed esser costretta a rinnegare il suo Dio: ho vissuto il suo gesto di estrema fede come un simbolo di forza e tenacia, come un esempio da emulare e diffondere, soprattutto per quelle donne in tutto il mondo che ancora oggi si ritrovano a dover lottare per affermare le proprie individualità e diritti.

Si sta affermando l’idea di turismo lento.  Quali le sue maggiori attrattive?  

Il turismo lento offre ai territori minori ed alle aree marginali una possibilità di visibilità e valorizzazione: attraverso ritmi più sani e naturali, il turismo lento collegato ai cammini è un’occasione di conoscenza e riscoperta di alcuni territori, spesso messi da parte dai grandi flussi turistici che prediligono mete più note. Quello dei cammini è un universo ancora ricco di umanità e semplicità, che vale la pena di essere esplorato per riscoprire “l’altro” e il territorio con occhi più consapevoli.

Foto: Barbara Gizzi

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