energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Campagna alloggi vuoti terza tappa: Inps di via Masaccio Breaking news, Cronaca

Firenze – Nuova tappa della campagna per la segnalazione delle strutture pubbliche vuote di Firenze da parte della Rete Antisfratto Fiorentina, che questa volta ha messo sotto la lente d’ingrandimento l’immobile Inps di via Masaccio, una struttura che vede ad ora lo svolgimento delle attività dell’Inps in solo una piccola parte dell’edificio.

In realtà, lo stato di degrado in cui versa l’edificio nonostante si protraggano le attività dell’Inps sede provinciale, sono l’occasione per mettere in chiaro le dinamiche con cui è stata gestita la cartolarizzazione degli enti previdenziali, a cominciare dalla loro storia pregressa.

Infatti, come spiega la Raf in una nota, fin dalla loro creazione “gli Enti Previdenziali hanno investito significativa parte delle entrate incamerate con i contributi versati dai lavoratori nel mercato immobiliare, un’operazione virtuosa sia dal punto di vista della garanzia del capitale investito, il mattone è sempre stato l’investimento che ha meno sentito delle oscillazioni del mercato e ha sempre tenuto il passo con i processi inflattivi garantendo comunque un reddito dai canoni, sia per la sua  funzione sociale che, oltre a dare una risposta ai bisogni abitativi ha anche avuto una funzione calmieratrice del mercato degli affitti”.

Dal punto di vista quantitativo, ricordano dalla Rete, “il patrimonio immobiliare di questi enti stimava fino a metà degli anni ’90 oltre 100’000 unità immobiliari, fino all’onda privatizzatrice che, prima col Governo Dini,  ha avviato 2 piani  di  dismissione del patrimonio ( PSC  nel 1997 e POC nel 1999 ), poi  con la  finanza creativa di Tremonti ha avviato le due operazioni di cartolarizzazione denominate SCIP1 e SCIP2”. Un vero e proprio caso di nomen omen, secondo la Raf, “in quanto si configura un vero e proprio scippo ai danni del patrimonio pubblico”.

“La prima operazione – SCIP1 – prevista dal decreto-legge 351/2001, riguardava gli immobili già inseriti nei programmi PSC e POC che non erano ancora stati venduti ma per i quali erano già state avviate le procedure  propedeutiche alle vendite,  nonostante questo  l’operazione si è conclusa nel 2008 con un attivo di  soli 1362 milioni di euro  a fronte di una cessione di 27.512 immobili, meno di 50.000 euro per immobile”. Per quanto riguarda la SCIP2, ovvero  “la più grande cartolarizzazione immobiliare fatta da uno Stato europeo” secondo la definizione di Tremonti,  parte nel 2002 e si rivela un fallimento: “Delle 62.880 unità immobiliari cartolarizzate ne restano invendute 13.574, il tutto con elevatissimi costi di gestione e ciò porterà alla liquidazione dell’operazione, decretata col Milleproroghe del 2008″, ricordano dalla Rete.

Che fine fa il patrimonio invenduto? “Torna ai proprietari originari a fronte del pagamento di  di 3.455.000.000 (3miliardi e 455mla milioni di euro) comprensivi sia del valore originario degli immobili  che delle passività accumulate dalla società, riproponendo un  meccanismo caro ai nostri imprenditori dove tutti ci guadagnano tranne lo Stato – dicono ancora i partecipanti al presidio di questa mattina – in questa operazione ci hanno guadagnato  banche,  investitori finanziari,  agenzie di rating,  immobiliaristi,  studi legali, mentre tutti noi abbiamo perso buona parte del patrimonio pubblico pagato con i contributi previdenziali  dei lavoratori”.

Ma non è finita, dal momento che successivamente sono intervenute altre 2 norme.  “La prima, decreto legge 24 aprile 2017, n. 50, ha previsto che l’INPS provvede  alla completa dismissione del proprio patrimonio immobiliare da reddito anche attraverso il conferimento di parte del patrimonio ai fondi immobiliari chiusi costituiti da INVIMIT SGR SpA, (con invimit  tra l’altro il comune ha concluso nel 2018 un’operazione disastrosa cedendo  circa 50 alloggi prima utilizzati per finalità ERP) e si è concretizzata nella cessione di numerosi alloggi nel fondo denominato i3-INPS; la seconda, ed è quella che a noi maggiormente interessa, ratificata nella legge di bilancio 2021 al comma 153 dell’art. 1, ha previsto che,  alle stesse condizioni previste per gli inquilini dalla legge 351/2001, che prevede per questa modalità di vendita un prezzo agevolato, le regioni, i comuni e gli altri enti pubblici territoriali possono procedere all’acquisto degli alloggi dell’ INPS inseriti nei piani di vendita”. Insomma, un’insperata opportunità per i Comuni soffocati dall’emergenza abitativa, come ben comprende ad esempio il Comune di verona, che pochi mesi fa “ha potuto acquistare dall’INPS per destinarli all’emergenza abitativa 180 alloggi comprensivi di 199 garage con un costo per ogni unità immobiliare inferiore ai 50.000 Euro”. Non solo: “Sappiamo che altre realtà locali si stanno attivando in questo senso, ad esempio Roma dove è concentrata la maggior parte degli immobili di questi enti, ma anche realtà a noi più vicine come il Comune di Livorno”, proseguono dalla Rete.

E il Comune di Firenze? “Il Comune di Firenze non può restare a guardare – rispondono dalla Rete Antisfratto – bisogna che attivi subito un tavolo di trattativa con l’INPS territoriale per portare alla funzione sociale i circa 90 alloggi che l’Inps è in procinto di vendere in città e destinarli all’emergenza abitativa”.

Oltre a chiedere questo siamo qui anche per denunciare uno dei nefasti effetti  avuto dalle  precedenti  operazioni di cartolarizzazione nella nostra città, che hanno portato alla cessione del palazzo dell’Inps di viale Belfiore, quello più appetibile a fini speculativi. La proprietà venne trasferita a suo tempo a un fondo immobiliare, rispondente al FIP, acronimo di Fondo Immobili Pubblici. Si tratta di un fondo di investimento, promosso dalla Repubblica Italiana, che ha come fine la valorizzazione del patrimonio pubblico. Nato nel 2004, è gestito da società di diritto e proprietà private. Da ciò ne deriva che anche le sue proprietà sono private, mentre la parola “pubblici” che compare nel suo nome è da riferirsi alla natura degli immobili prima che venga compiuta l’alienazione. Un passaggio che ha comportato per l’istituto previdenziale il pagamento di affitti molto salati per anni.

Ed ora, che succede? “Dopo il rifiuto da parte degli attuali proprietari alla proposta di riacquistare l’immobile da parte dell’INPS ( siamo al tragicomico, prima si vende per spiccioli, poi si chiede di riacquistare…e nel frattempo si pagano fior di quattrini per l’affitto) l’Inps sta pensando di trasferire in questo immobile di via Masaccio la sede provinciale – conclude la nota della Raf – scelta scellerata per la funzionalità dell’edificio che non presenta spazi adeguati per tutte le funzioni  che dovrà garantire, per il disagio all’utenza rispetto all’ubicazione decentrata e non adeguatamente servita dal trasporto pubblico, ma anche per il destino dell’edificio di viale Belfiore che una volta liberato sarà all’attenzione degli appetiti speculativi”. Tant’è vero che, fino almeno al pre-pandemia, si parlava di una destinazione alberghiera, ipotesi tuttavia smentita dal Comune che rese noto che la nuova proprietà non aveva fatto richiesta di modifica di destinazione d’uso.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »