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Campagna elettorale, ultimi giorni: nel Pd tutti contro tutti Politica

Firenze – Ultime ore di campagna elettorale, adesso si gioca duro. E i duri del Pd non perdono occasione per mostrare i coltelli, in una improvvisa accelerazione della competizione. Tant’è vero che persino la chiusura soft preventivata fino a pochi giorni fa è saltata, con l’annuncio dell’arrivo in chiusura di campagna del leader supremo Matteo Renzi, che forse, guardando all’inasprirsi delle tenzoni, ha pensato fosse il momento di tornare fisicamente nella città culla della sue fortune, fra amici e compagni che danno la netta sensazione di guardarsi in cagnesco.

Intanto, si registra, secondo i bene informati, una rinnovata convergenza del partito sulla candidatura Saccardi. Certo, Stefania Saccardi, paladina del Terzo Settore, ha serbatoi di voti propri da cui nessuno può distaccarla. Ma nonostante questo, un certo nervosismo pare sia stato avvertito nelle sfere più alte del Pd. Perché Saccardi non deve solo vincere, ma deve arrivare prima. Prima, magari davanti a Eugenio Giani, che dal canto suo sta facendo il possibile per procurarsi il posto di testa. E, come dicono i bene informati, sebbene difficile, lo sprint finale potrebbe anche dare la palma al signore delle preferenze cittadine. Se così fosse, Eugenio Giani potrebbe chiedere, dicono i bene informati, pressapoco …. “tutto”. Ma la gara è dura anche per un campione di razza come Giani, e se con ogni probabilità come sembra sarà Stefania Saccardi ad avere la palma del maggior numero di preferenze, allora a Giani resterà la decisione (tempo per pensarci su, tutto giugno) se togliere i piedi dal marasma fiorentino (dove resterebbe più o meno fra i peones, dal momento che come ebbe a dire qualcuno poco tempo fa “Giani è di Giani”) o andare a sistemarsi a Roma, dove andrebbe a svolgere il compito di Presidente del Credito sportivo (per cui è già stato dato parere positivo dalla Camera).

Se Saccardi avrà l’appoggio incondizionato del partito, un altro su cui sembrano appuntarsi le energie dell’ultima ora è Leonardo Bieber. Il quale ha conosciuto, in quest’ultima settimana, una vertiginosa attività di “marketing” elettorale, incalzato da un lato dall’iperattivismo di Andrea Giorgio, uno dei giovani e rampanti piddini che hanno fatto proprie modalità e slogan squisitamente renziani pur non trovandosi nel fascio di luce emanato dal premier, dall’altro dall’attività di Titta Meucci, che, dice qualcuno degli “amici” sottovoce, non ha fatto molto per “portarselo” in riserve di caccia del tutto proprie. Cosa che, sembra, ha fatto rimanere molto male Leonardo Bieber, che ha “contrattaccato” con l’impennata delle iniziative del suo staff. Un’accelerazione cui avrebbe risposto positivamente il Pd di “maggioranza”.

Discorso a parte merita la new entry Andrea Giorgio. Trent’anni, appena laureato in Scienze Politiche, segretario regionale dei giovani del Pd, ambizioso. Talmente ambizioso da puntare, come confidano i soliti “amici”, non solo al quarto posto di preferenza, ma addirittura ancora più in alto. Dalla sua, avrebbe oltre un centinaio di giovani del Pd che lavorano alla sua campagna, grandi capacità di marketing politico che veicola grazie a una grande padronanza e conoscenza del web e della comunicazione politica. Tant’è vero che qualcuno lo accusa di aver fatto troppo “propria” la modalità di comunicazione del perfetto “renziano”. Soprattutto per quello slogan “sono il più giovane” declinato troppe volte e troppo ossessivamente. Interessante annotare che, nonostante le modalità comunicative, il giovane Andrea Giorgio non è renziano d’ordine, in quanto si trova nell’area più vicina a Elisa Simoni, di cui potrebbe anche essere, a Firenze, “l’uomo di riferimento”. Anche perché, per ragioni varie, l’appoggio dell’area “simoniana” a Firenze va, per quanto riguarda il femminile, proprio a Stefania Saccardi.

A parte ancora, Andrea Barducci. Barducci ha un settore molto chiaro di riferimento, ed è una nomenklatura di un Pd che ancora guarda ai Ds e che si colloca un po’ come la “vecchia guardia” del partito. Campagna sottotono, poco “vista”, che può celare due arcani: o è una scelta, e il candidato si sente talmente forte fra i suoi che non ha voluto forzare la mano, oppure, abituato a campagne di altri tempi, non ha “bucato” la coltre di disinteresse che, a onor del vero, è calata un po’ per tutti su questa competizione amministrativa. In ogni caso, per ora, Barducci è una vera e propria incognita.

Alle spalle delle “grandi manovre”, si potrebbe invece piazzare, a sorpresa, una voce fuori dal coro, l’outsider Marta Rapallini, riferibile all’area dei Giovani Turchi, che si è avvalsa di una campagna elettorale mirata, ragionata, di poco scintillio ma di molta sostanza. Il suo alveo elettorale (Cnr, rapporti europei, ricerca e innovazione, università) è poco incline agli effetti speciali, ma potrebbe dimostrare la sua concretezza, invece, nel segreto dell’urna.

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