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Il Campiello di Wolf-Ferrari apre la stagione dell’Opera Spettacoli

Firenze – Nato da babbo tedesco e madre italiana, non per caso Ermanno Wolf-Ferrari scelse di aggiungere al  cognome anagrafico paterno  quello della madre, Emilia Ferrari, di origine  veneziana. La città lagunare in cui il compositore nacque nel 1876 e nella quale trascorse la propria infanzia fu anche quella in cui ritornò ad abitare nel 1947, dove lo colse la morte  solo un anno dopo, nel 1948. Le note biografiche di questo musicista tracciano una biografia intima e artistica che percorre il mondo tedesco e italiano in egual misura: gli studi giovanili  a Monaco, poi la direzione del Conservatorio B. Marcello a Venezia (1903-1909), e ancora  nel 1939, professore di composizione  al Mozarteum  Salisburgo.

Un erratico viandante con due patrie, scosso profondamente  dalla Prima guerra mondiale, effetto naturale   in un uomo che si divideva tra due patrie divenute, nel conflitto bellico, nemiche. A scorrere i titoli delle sue opere salta agli occhi che ben cinque tra i  soggetti del suo teatro sono mediati da commedie di Carlo Goldoni.  E proprio la sua ultima opera goldoniana, il Campiello, debutta  giovedì 25 settembre al Teatro dell’Opera di Firenze, primo titolo in cartellone della stagione autunnale con la direzione di Francesco Cilluffo e la regia di Leo Muscato, un nuovo allestimento  in coproduzione con la Fondazione  Teatro Verdi  di Trieste.

L’opera – in 3 atti –  debuttò alla Scala di Milano nel 1936 su  libretto di Ghisalberti,  che fedele all’originale, utilizzò il dialetto veneziano, tutto lazzi e facezie (l’opera era stata scritta per il carnevale veneziano) in una girandola di pettegolezzi femminili tra calli e campielli. Nella musica il compositore rimane fedele  alla matrice viennese, non dimentico della sua formazione, con un linguaggio che guarda all’ultimo Verdi del Falstaff con una vicenda collocata fuori dal tempo ( zeitlos), scevra di scossoni e tragedie quotidiane, una leggerezza che dal teatro realista e naturalista di Goldoni approda alla divina leggerezza mozartiana.

Nel piccolo campiello veneziano si incontrano dieci personaggi chiassosi, che danno luogo a frequenti situazioni comiche. I ruoli delle  due comari– dona Cate e dona Pasqua- piene ancora di ardori giovanili, sono affidati a voci tenorili, che danno una particolare connotazione e buffa ai personaggi.Il regista Leo Muscato – che afferma di prediligere le regie invisibili – ha tenuto come punti fermi  tre  date da cui non si può prescindere: quella d’ambientazione della vicenda, quella in cui l’opera è andata in scena per la prima volta, e quella del debutto dell’ edizione odierna.

Tre periodi storici  che hanno “suggerito l’idea di conservare il realismo imposto sia dal testo che dalla musica, e ambientare i tre atti nei tre momenti storici che caratterizzano quest’opera, che, per ragioni diverse, sono cariche di contraddizioni e incertezze:  dal ‘700 frivolo e mondano si passa nel secondo  atto ad un’ambientazione collocata negli  anni ‘30 del secolo scorso (l’opera debuttò infatti  pochi mesi dopo l’attacco italiano all’Etiopia). Fino alla contemporaneità dei nostri giorni, quella dominata dai social network dove “ tutto è sotto gli occhi di tutti”. Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino , luci  Alessandro Verazzi. Repliche domenica 28 ore 15.30, martedì 30 settembre ore 20.30, giovedì 2 e sabato 4 ottobre ore 20.30.

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