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Campionato: speranze o incertezze? Per ora solo scherzi del destino Sport

Firenze – Giunti al punto. Un terzo di campionato si è consumato, e pure i gironi eliminatori delle Coppe internazionali. Dovremmo avere le idee chiare per un pronostico su cosa succederà da oggi, e invece non le abbiamo chiare nemmeno per una valutazione di quello che è successo finora. Tutto troppo contraddittorio, troppo casuale, troppo sull’onda di una strana emotività. Si percepisce un’aria generale di insicurezza e di vulnerabilità.

Una squadra va forte, entusiasma tutti, e improvvisamente cade, cade male, non capisci se si riprenderà o se ha mostrato una volta per tutte i suoi limiti. Nel frattempo ne sembra resuscitare un’altra data per morta, finché non ci si rende conto che forse era soltanto un fantasma. E un’altra ancora la si dice brutta, ancora tutta da costruire e da verificare, e intanto è lassù in classifica, e fa dire a chi la sa lunga che se certe squadre non le soffochi in culla…

Che il calcio italiano fosse malato, lo si era detto; e oggi i ranking UEFA e FIFA lo confermano impietosamente. Ora forse sappiamo che il suo male non è soltanto la carenza di campioni (pochi in tutta Europa, e quei pochi affezionati agli sceicchi e ai russi miliardari che li mantengono a milionate anche solo per farli stare in panchina); ma è anche un momento di incertezza tecnico-tattica, legati come siamo alla nostra inveterata tradizione di “controgiochisti”, al nostro modo di pensare nevroticamente soltanto ai risultati, e però anche tentati dal “gioco europeo”, da una visione meno tatticistica del calcio, che per ora nessuno riesce a convertire in esiti convincenti.

Prendiamo la Fiorentina (che è quella che ci preme). Siamo tutti euforici per i risultati lusinghieri ottenuti fin qui. Ma ripensiamo a cosa eravamo l’anno scorso: una squadra forte, con mentalità europea, che faceva paura a tutti (anche alla grande Juve dei record), con un gioco “diverso” cucito perfettamente addosso ai giocatori in rosa, tutti valorizzati e sfruttati al meglio, e una resa complessiva ottimale, a dispetto dei tanti infortuni patiti e delle tante sfortune (ci metto anche i sette rigori sbagliati!).

Una squadra che si presentava al via quest’anno con la novità dell’allenatore, ma praticamente con gli stessi titolari, e finalmente con un centravanti che la sorte, e l’abilità dei dirigenti, ci hanno regalato a compensarci delle pene (e delle spese) legate all'”affaire” Gomez. Si riparte, dunque, ma non si riparte da zero (come l’Inter, per esempio), ma da novanta. E cosa succede, tanto per dimostrare come la regola quest’anno sia la contraddizione e, a volte, l’ineffabilità?

Nessuno dice andiamo avanti da novanta per vedere se si arriva a cento; si dice invece che conviene tornare almeno a cinquanta, che conviene ripartire da un gioco nuovo, magari interpretato soprattutto a centrocampo nel solito modo (unico, in Italia) cui ci eravamo abituati in questi tre anni, ma comunque nuovo, più offensivo, più spregiudicato: nuovo in assoluto perché nessuno da nessuna parte gioca un 3-4-2-1, spregiudicato perché votato a un pressing alto e a creare spazi in mezzo dove si va più di corsa che col palleggio, e dove albergano due mediani che tengono la posizione, sì, ma anche attaccano e rincorrono.

Nuovo e spregiudicato proprio a centrocampo, dove eravamo tranquilli che il vecchio bastasse e avanzasse! E qui c’è un costo, perché non sembra che tutti gli uomini della rosa siano in grado di adattarsi a questo gioco, e finiscono per farne le spese giocatori come Mati e come Suarez (l’acquisto che ci doveva far fare un ulteriore salto di qualità), e forse come Bernardeschi, sinora impiegato imperscrutabilmente in ruoli non suoi, per non dire di Babacar, giocatore dall’aria triste e rassegnata anche quando segna! E oltre al costo c’è anche un paradosso: che la squadra, così votata all’attacco, risulta più forte in difesa mentre tira in porta assai meno (anche se segna di più) di quando si arroccava rilenta a metà campo per non perdere palla e per difendersi meglio. Misteri del calcio! Tra cui annoverare anche il fatto che questa Fiorentina che ambisce, anche nelle dichiarazioni del suo tecnico, a essere più europea, finisce col fare figurucce in Europa mentre è in vetta alla classifica in campionato. Davvero, non ci si capisce più nulla!

A chiarirci le idee però arriva lui, il profeta. Il quale intanto esterna, a stupire tutti, nel momento in cui la sua squadra è in vetta alla classifica ed è alla vigilia di una partita topica con la Juve, che vuol vincere la Champions tra cinque anni! Forse che qualcuno si aspettava qualche indicazione per tempi un po’ più ravvicinati, magari per lo scudetto di quest’anno, per il quale invece il profeta spende solo parole oracolari, del tipo chi vivrà vedrà, o del tipo (alla Renzi!) che lo scudetto è già nello sperarci?

Quel qualcuno si rassegni. Per ora non ci sono risposte, non ci sono promesse e forse neanche speranze. Ma un po’ come nei poemi omerici, nei campi di battaglia si aggira imperscrutabile il Fato: quello che ha voluto che una Roma quasi perfetta sbagliasse tutto sul mercato, che una Juve a un passo dal primato europeo venisse abbandonata di brutto dai suoi campioni più decisivi, che ora vuole che Gomez corra per la Scarpa d’oro, che se volesse potrebbe anche trasformare un Gilberto in un Maicon prima maniera, e che quest’anno si diverte a scompaginare le nostre certezze. Sempreché se ne abbia!

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