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Cancellieri e Vendola: attenti, il cellulare vi ascolta Opinion leader

E soprattutto delle relazioni. Grazie ad una telefonata si possono fare affari e politica. Si può salvare una vita o impartire un ordine di morte. Dare una bella notizia o una cattiva. Chiunque oggi possiede un cellulare su cui è rintracciabile. Liberamente le persone interagiscono, scambiandosi informazioni. Talvolta d'interesse pubblico, altre d'interesse privato. Telefonate illegali, immorali, indecenti vengono fatte quotidianamente e spesso registrate o ascoltate. C'è chi ascolta la Merkel per spionaggio. Chi la Cancellieri, Vendola o Berlusconi. Chi il sottoscritto durante i suoi numerosi viaggi in Medio Oriente e c'è chi forse ascolta anche i lettori di questo articolo per altre ragioni. Insomma c'è un grande orecchio sempre pronto ad ascoltarci, potenzialmente tutti quanti. L'uso delle intercettazioni è diventato quindi un elemento naturale ed indispensabile nelle inchieste, sia della magistratura che dei giornalisti.

Con un cellulare in mano parliamo, esprimiamo emozioni, ridiamo, piangiamo. Fingiamo o siamo autentici. Erano spontanee e inappropriate le risate dei due imprenditori, sciacalli, che a poche ore dal dramma del terremoto dell'Aquila, godevano di gusto per la tragedia e per i futuri introiti. Mentre le case tremavano, i soccorritori scavavano tra le macerie nella speranza di salvare vite umane, c'era chi pensava al guadagno. Se quella telefonata non fosse stata intercettata non sarebbe mai stato scoperchiato il rapporto tra i vertici della protezione civile e alcuni imprenditori. Malaffare e malcostume. Furbetti venali ed egoisti. Squallore.
Fatta eccezione per il Presidente Napolitano, le cui parole sono state trascritte e poi cancellate per sempre, altre conversazioni hanno avuto quello che chiamerei un regolare corso: sono state pubblicate. Nemmeno l'ex Presidente del Consiglio Berlusconi, l'uomo più potente d'Italia, è stato risparmiato. Lui ha tentato di regolamentare e persino di interrompere questa pratica e la sua valenza processuale ma non c'è riuscito. Le intercettazioni vanno avanti, almeno per ora. E la pubblicazione delle conversazioni innesca clamore mediatico, per ora. Così accade che la prima pagina dei principali giornali italiani di colpo venga investita da nuove interessanti rivelazioni. Per la cronaca a farne le spese due noti politici nonché rappresentanti delle massime cariche istituzionali. Il cellulare in questo caso ha “incastrato” il Ministro Cancellieri e il Governatore della Puglia Vendola. La prima accusata di aver mentito sulle chiamate intercorse con la famiglia Ligresti, effettuate sia dalla stessa Cancellieri che da suo marito. Il secondo per una telefonata ad un ex manager dell'Ilva. Entrambi si difendono. Il Ministro Cancellieri dice: “Non ho mai mentito”. Mentito forse no, però omesso a questo punto pare assai probabile visto che non è stato Antonio Ligresti a chiamarla ma bensì il contrario. I tabulati, inoltre, dimostrano che negli stessi giorni sono intercorse chiamate tra il marito del Ministro e il Ligresti, attendiamo a questo punto di conoscerne nei dettagli i contenuti. In un recente articolo avevo già parlato del caso Fonsai e del coinvolgimento della Cancellieri nella scarcerazione di Giulia Ligresti. Allora si auspicava un passettino indietro da parte del Ministro, oggi l'invito di migliaia di persone è di farne due e grossi. Come scrissi o si chiariscono nella trasparenza totale le modalità dei rapporti tra politica e il mondo della finanza oppure finiamo per entrare nella notte della democrazia e della repubblica.

Arriviamo al caso riguardante Vendola e alla telefonata con un uomo di fiducia della famiglia Riva. Integralmente riportata da il Fatto Quotidiano. La linea di Vendola è stata la querela al giornale: “Operazione lurida”. È stato il suo commento a caldo. Comunque, lasciano interdette le risate di Vendola. Provocate dall'atteggiamento, una fuga, del responsabile delle relazioni istituzionali della famiglia Riva per evitare le domande sulle questione dei tumori a Taranto che un giornalista tentava di porre. Vendola ammette: “Mi vergogno di quella battuta”. In effetti per un uomo delle istituzione, e di sinistra, c'è parecchio da essere mortificato. Sbalordisce ascoltare un leader storico della sinistra confermare, al signore della siderurgia italiana, che non si è “defilato”: “State tranquilli che non mi sono scordato.” Vendola e la Cancellieri dovranno rispondere alle rispettive maggioranze che li sostengono. Obbligandoli a scelte chiare. Restare? Lasciare?
Concludo, se telefonando i politici dimostrassero maggiore attenzione e senso di responsabilità per il ruolo rivestito sarebbe decisamente tutto più facile, per loro e per noi.

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