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Cancro alla mammella: peggiore nelle pazienti più giovani STAMP - Salute

Siena – Lo studio intitolato Body mass index and treatment outcomes following neoadjuvant therapy in women aged 45 years or younger: evidence from a historic cohort è stato di recente pubblicato sulla rivista internazionale “Cancer Biology and Therapy”. Gli autori appartengono ad un gruppo multidisciplinare Italo-Americano guidato dal Prof. Antonio Giordano, Direttore dell’Istituto Sbarro per la Ricerca sul Cancro dell’ Universita’ Temple di Filadelfia, Stati Uniti e professore di anatomia ed istologia  patologica all’ Universita’ di Siena.

“Il cancro mammario è una patologia complessa. Tale complessità è persino più accentuata in giovani donne nelle quali la diagnosi venga posta entro i 45 anni. Infatti, in questo gruppo di pazienti mammari la malattia tende ad assumere un atteggiamento particolarmente aggressivo” afferma il Dott. Massimiliano D’Aiuto, chirurgo mammario presso la Fondazione G. Pascale di Napoli, Italia Meridionale.

In questo studio, i ricercatori hanno focalizzato la propria attenzione sul ruolo svolto dall’obesità generalizzata espressa attraverso l’indice di massa corporea (BMI) sugli esiti del trattamento in pazienti di età pari o inferiori a 45 anni trattate con chemioterapia (CT) e poi sottoposte ad intervento chirurgico. Sulla scorta delle nostre conoscenze, nessuno studio precedente ha valutato il ruolo del BMI focalizzando in maniera specifica l’attenzione su donne che abbiano ricevuto una diagnosi di cancro mammario in giovane età e che siano state poi trattate con chemioterapia e chirurgia. Data la natura “modificabile” del BMI, un’attenta valutazione dell’associazione tra questo indicatore di osesità generalizzato e gli esiti del trattamento in giovani donne particolarmente interessante in termini di ricerca scientifica” afferma la Dott.ssa Dr Maddalena Barba, ricercatrice presso l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, Italia Centrale e coordinatrice dello studio.

“Numerosi meccanismi possono concorrere a fornire un razionale biologico al ruolo del BMI sugli esiti del trattamento in donne giovani. I determinanti di potenziale interesse spaziano dagli ormoni, alle adipocitochine, e ai mediatori di processi infiammatori, quail le citochine. Si tratta di fattori in grado di modulare aspetti chiave della sopravvivenza cellulare, migrazione e proliferazione cellulare. Parliamo di processi che svolgono un ruolo fondamentale nell’insorgenza e progressione delle malattie neoplastiche. Lo studio dei meccasismi e pathway sottesi potrebbe contribuire in maniera significativa a migliorare gli esiti del trattamento in questo gruppo di pazienti, i quail sono particolarmente vulnerabili nei confronti del carico, familiare, sociale ed economico legati alla malattia” chiarisce e conclude il Prof. Antonio Giordano, scienziato senior scientist supervisore dell’intero progetto.

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