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Cango: cittadini e danzatori nella Comunità del gesto Spettacoli

Firenze – I gesti apparentemente neutri richiamano emozione. Su questa idea era appoggiata la presentazione pubblica al Cango. L’azione coreografica interpretata da cittadini e danzatori è il risultato del lavoro svolto durante il percorso Trasmissioni condotto da Virgilio Sieni e Giulia Mureddu.

Infatti, l’esperienza del percorso di tre giorni ha permesso a non professionisti di seguire sessioni di pratiche basate sulla trasmissione del movimento, rafforzando la capacità di relazione con persone di tutte le età e sviluppando in particolare il tema della trasmissione intesa come atto che si rivolge al campo percettivo, il tema dello spazio tattile generato dal corpo messo in opera e il tema della costruzione di Comunità del Gesto fondata sulla relazione tra persone diverse.

Con elementi semplici i partecipanti hanno allora lavorato su come gestire un ciclo di gesti. Per questo bisognava capire come funziona il sistema corporale, capire come siamo costruiti, capire l’estrema e infinita mobilità del corpo. Ne fa parte ad esempio la complessità del camminare che oltre ad essere un semplice passo del piede attiva tutto il corpo. O il movimento della mano che può andare su e girare. In realtà si tratta di gesti automatici, ma l’obiettivo del percorso era proprio di ripensarci. Ragionare su come indurre un movimento intenzionale. Trovare delle figure nel corpo che va da solo, gestendo ad esempio l’altezza di questa mano che va su e fermandosi in ogni gesto.

In questo contesto era fondamentale anche il lavoro in coppia. Vuol dire che una persona, senza aggressione ma con un’aura che è la preparazione prima del tocco, attiva e canalizza l’energia dell’altra persona messa in attesa. E comincia un gioco di vicinanza e tattilità in cui la prima persona sostiene, accompagna e posiziona tramite strisciamenti e pressioni il movimento della seconda persona che sente, reagisce, si assimila finché i le due persone siano in perfetta coordinazione e prendano la stessa strada insieme. Perché ogni gesto traduce un percorso.

Infine, tutte queste sperimentazioni sono state integrate nell’azione coreografica finale: per la prima parte, i partecipanti, ripartiti in tre gruppi, hanno presentato un canone dovendo concentrarsi sul loro contorno e imitare i movimenti gestiti dal gruppo precedente per poi, nella seconda e terza parte essere tutti uniti nell’azione ed interazione.

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