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Cango: il canto delle sirene, bello e disperato Spettacoli

Firenze – Al Cango in prima assoluta “Mermaids on a dolphin’s back” (sirene sul dorso di un delfino) ideato coreografato e interpretato da Cristina Abati e Angela Burico (produzione Fosca). Era il secondo appuntamento della rassegna “La democrazia del corpo” del Centro Nazionale di produzione della Danza Virgilio Sieni.

Non vi aspettate sirene o sirenette di Andersen in questo spettacolo che chiede al pubblico una partecipazione emotiva e concentrata. Qui le sirene sono quelle della mitologia classica, mezze donne e mezze animali, mostri con la testa della Medusa caravaggesca, chiusi nel loro duplice conflittuale destino, al quale trovano composizione solo attraverso il canto. E’ il canto che fa conoscere l’amore, ma non è dato viverlo da umani. L’eterno irrisolto conflitto:  se l’una parla d’amore, l’altra la respinge.

L’intera costruzione artistica si basa su questa doppia natura, ferina e umana, in continua metamorfosi. Le  sirene escono da grandi gusci formati dal grande panneggio che le riveste: all’inizio il loro rapporto avviene solo attraverso la metà animale, una prorompente fisicità. L’espressione vocale assume prima i toni della sofferenza e della privazione e poi quelli inquietanti del latrato di un cane. Gradualmente conquistano una sintonia manifestando l’altra metà di donne primordiali, il volto e il seno, e il canto si sprigiona nella meraviglia e nella seduzione, alla quale Ulisse volle resistere.

Cantare insieme, in dialogo, sublima l’amore che “assume il suo significato nel parlarne apertamente”, nel dialogo tra Lisandro ed Ermia del Sogno di una Notte di Mezz’estate di Shakespeare, che scandiscono: ma possono davvero conoscere l’amore le due sirene che si sono appena mostrate nel loro fulgore? Loro che hanno esperienza solo della pulsione naturale?

Così alla fine si ritirano nel loro morbido guscio: “Due postazione separate, due isole di un unico arcipelago, ora immerse nella nebbia, ora tempestose, due navigazioni, due naufragi”, spiega il programma di sala.

Artiste interessanti le due danzatrici nello sperimentare il rapporto nello spazio fra il canto e il movimento del corpo. La danza si sprigiona dall’interno del corpo, come il canto e con questo crea un effetto coreografico che riempie la scena.

E il delfino? Il delfino forse siamo noi spettatori che per un’ora viviamo l’esperienza profonda di una femminilità in cerca di se stessa.

Foto:  Mermaids on a dolphin’s back (ph. Silvio Palladino)

 

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