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Capita talvolta di incontrare Firenze Opinion leader

 

Vetrine da ammirare anche se non ho bisogno – ne posso comprare ciò che offrono. Una strada tranquilla, con qualche macchina (forse erano taxi, non ho fatto caso) che passava. Niente bar con quei squallidi tavolini che bloccano i marciapiedi con le pedane che spesso, se ci sono piante attorno, odorano di orine – residui della movida. Neanche una pizzeria a taglio o vetrinetta con dei gelati industriali.
Sono anche entrata in due negozi per chiedere un’informazione. Sono stata accolta con “buona sera” al posto del “dimmi” che sento oramai dovunque da commessi che potrebbero essere i miei figli (non dico nipoti, ma in qualche caso sarebbe probabile). E per favore, non provate di dire che “ma in inglese usate sempre il “tu” perché non è affatto vero: in inglese diciamo “voi”, you. La seconda persona singolare è thou – è caduta in disuso, ma esiste.  Insomma, ho incontrato la cortesia.
Non c’erano i gruppi seguendo le guide; ho visto un paio di turisti, sembravano persi lontani dal chiasso. Potevo camminare tranquillamente, senza paura di essere imbrattata da un cono di gelato tenuto da qualche visitatore distratto, né travolta da una bicicletta. Non ho visto neanche una sul marciapiede. Ho potuto attraversare la strada su delle strisce che non sono sbiadite e rovinate – sento chiedere “a cosa servono se tutto è pedonalizzato?” Servono e come! Ormai è impossibile arrivare sotto i portici di Via Pellicceria da Piazza Repubblica perché le strisce quasi non ci sono più, ma traffico c’è: il bus elettrico C2, le bici, qualche furgoncino, taxi…bisogna tuffarsi e sperare. D’accordo, esagero,  i tassisti si fermano, ma i ciclisti? neanche per sogno.
Dimenticavo, all’interno dei due negozi c’era silenzio. O meglio, non c’era l’assordante musica che fuoriesce per la strada e dentro non ti permette quasi di sentire il famoso “dimmi”. In uno c’era una commessa, nell’altro il proprietario. Ovviamente non sto parlando di Via Tornabuoni, che è diventata un “fila alfabetica” – come Madison Avenue, Rue du Faubourg de Saint Honoré, Kensington High Street e tanti altre nel mondo, che comincia da A per Armani e passando da Bulgari, Celine, Dolce & Gabbana, Fendi, Gucci, Hermès e così via arriva alla Z di Zegna. Né sto parlando di Via Martelli, che sta dando gli ultimi rantoli prima di passare a…miglior vita? Non credo proprio. Ne tanto meno di Via Calzaiuoli, ridotta in una grande mutanderia con almeno cinque marchi in un raggio di appena 150 metri che vendono biancheria intima – con musica ovviamente; è soltanto un’ombra di quello che era non tanto tempo fa. Assomiglia più alla via centrale di una luna park che altro.
E anche se le insegne non squillano in giallo e nero si riesce a capire la natura dell’esercizio – parrucchiere, abbigliamento, ristorante, albergo… che meraviglia. Venerdì, per un breve tempo ho ritrovato quel senso di intimità che caratterizzava questa mia città adottiva, che mi faceva sentire veramente a casa e che mi ha indotto a restare qui. Non chiedetemi il nome della strada, non lo dirò mai. Se siete veramente curiosi, dovete cominciare a passeggiare con gli occhi spalancati per vedere cosa è successo in città e forse di colpo vi troverete lì, a Firenze viva, sobria ed elegante, come dovrebbe essere.

Julia Hanna Weiss

Foto: via Toscanella di Ottone Rosai

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