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Carapelli, domani è sciopero Economia

Sciopero, domani, per tutta la giornata e su tutti i turni. Sono i lavoratori della Carapelli, stavolta, a incrociare le braccia. Il motivo immediato consiste nell'apertura di una procedura di mobilità per 28 figure professionali negli stabilimenti di Tavarnelle e Inveruno, ma questo potrebbe essere, come  spiegano i sindacati Flai-Cgil e Flai-Cisl, la prima tappa verso uno sfaldamento porgressivo di un marchio storico e prestigioso del made in Italy.

Intanto, domani lo sciopero coinvolgerà sia gli stabilimenti Carapelli Firenze spa di Tavernelle (Firenze) e di Inveruno (Milano). I 104 lavoratori della Carapelli Firenze si raccoglieranno nel piazzale davanti allo stabilimento di Tavarnelle (loc.Sambuca) alle 9. Da qui poi muoveranno in corteo  fino allo svincolo della superstrada Firenze-Siena verso le 11.30 per una breve manifestazione.

In un comunicato dei sindacati Flai-Cgil e Fai-Cisl si spiega che il Gruppo Spagnolo Deoleo (ex Sos), leader mondiale nella produzione dell'olio d'oliva, ha acquisito lo stabilimento dell'Olio Sasso a Voghera, la Carapelli Firenze spa nel marzo 2006 e lo stabilimento Bertolli di Inveruno nel 2008. Lo scorso anno, alla fine del 2011, ha deciso di chiudere lo stabilimento di Voghera trasferendo il personale ad Inveruno. Nella primavera scorsa l'azienda aveva aperto una trattativa per la vendita dello stabilimento di Tavarnelle, che però si è rivelata inconcludente.

Intanto, gli incontri attuati nei mesi scorsi fra sindacati e proprietà facevano emergere, come informano Cgil e Cisl, non solo il pesante debito nei confronti delle banche spagnole, ma anche gli errori della proprietà madrilena. ''Il forte indebitamento della Deoleo assorbe interamente l'utile prodotto dalla Carapelli e non consente gli investimenti necessari al mantenimento e al miglioramento dell'efficienza produttiva e delle politiche espansive, come da noi richiesto – scrivono i due sindacati – è previsto gia' nel 2013 e ancor piu' nel 2014 un aumento della quota di debito da restituire alle banche''.

In questo contesto,  l'apertura della procedura di mobilita' per 28 figure professionali negli stabilimenti di Tavarnelle e Inveruno è apparso come "l'ultimo   di una serie di segnali negativi che accreditano l'ipotesi di un progressivo disimpegno del gruppo spagnolo dall'Italia con conseguente disgregazione di marchi prestigiosi di made in Italy come Carapelli e Bertolli. Il rischio che corriamo  è la chiusura di un altro stabilimento in Italia e lo spostamento delle produzioni Carapelli Firenze in Spagna". Conlcudono i sindacati: "Chiediamo il ritiro della procedura di mobilità e un piano industriale che preveda i necessari investimenti sugli stabilimenti italiani per dare un futuro in Italia alla Carapelli''.

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