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Caravan Tour, il giorno della Giustizia Cronaca

Si avvicina al termine il percorso del “Caravan Tour” dell’Usb Giustizia, un viaggio di dodici tappe iniziato lo scorso 30 settembre, dal sud al nord d’Italia, per chiamare i lavoratori del settore in assemblea e porre all’attenzione di tutti i cittadini “l’Odissea giustizia” e che stamattina ha fatto tappa a Firenze. Proprio come per la tela di Penelope, si legge nel comunicato dell’iniziativa, “si fanno e disfanno riforme della Giustizia, ma il risultato è che i tempi del processo si fanno sempre più lunghi e obiettivi come efficienza e risparmio sono ben lontani dall’essere centrati”.

Molti gli argomenti in programma e omerici i tempi di soluzione previsti, perché a mancare è un metodo che poggi unicamente sulla ragionevolezza. Fino ad oggi, questa la denuncia dell’USB, i provvedimenti adottati dai ministeri che si sono susseguiti almeno negli ultimi vent’anni hanno inflitto colpi di grazia a ripetizione su un corpo oltremodo debilitato, rendendo moribondo il sistema. Nell’occhio del ciclone è, di nuovo, la recente soppressione di tribunali e sezioni distaccate. “Ancora una volta – denuncia Giuseppina Todisco del Coordinamento Nazionale Impiego Pubblicoabbiamo potuto notare che il governo crea e disfa uffici giudiziari con una nonchalance unica al mondo, senza che nel corso degli anni si sia mai riusciti a risolvere il problema dei tempi della giustizia. Vent’anni fa si crearono le procure circondariali, per poi sopprimerle a distanza di un decennio e creare sezioni distaccate e giudici di pace. Oggi anche queste non sono più utili al paese, ecco quindi che si radono al suolo tout court”.

Un immenso spreco di denaro pubblico: questo il prezzo pagato per innalzare esponenzialmente la mole di disagi a carico di cittadini e dipendenti del settore giustizia. I primi, perché negati del diritto costituzionalmente garantito alla ragionevole durata del processo; i secondi perché costretti a lavorare nel caos più completo. I numeri della riforma parlano chiaro anche per ciò che attiene al rapporto tra magistratura e personale, che se a fine anni Novanta era di 4,5 dipendenti a disposizione di un magistrato, oggi è sceso a 1,2. Personale stagnante, per di più, dato che grazie al blocco del turn over l’età media è di 55 anni, con buona pace del ricambio generazionale. Per certi versi, la soppressione delle circoscrizioni giudiziarie non fa una piega: a fronte del raddoppio del personale della magistratura e della riduzione di quello amministrativo, niente di più logico che accorpare tutto per risolvere la carenza di personale.

Peccato che la mole di lavoro cresca ogni giorno a dismisura, che la durata media di un processo civile sia di otto anni e che troppo spesso sia la prescrizione a mettere un punto ai reati. Più che una soluzione, dunque, un pastrocchio, oltre che un incendio di risorse. “Già al tempo della soppressione delle preture e dell’accorpamento ai tribunali – prosegue Todisco – la situazione non migliorò affatto. Soltanto per il tribunale di Chiavari furono spesi 14 milioni di euro. Adesso verrà chiuso e accorpato a Genova”. Il vero problema non è il numero dei tribunali, inutile quindi mettere le mani su una riforma della geografia giudiziaria. “È l’amministrazione stessa della giustizia a dover cambiare. In questo paese continuiamo a risolvere ogni male attraverso la giurisdizione. Se guido senza patente, non basterebbe comminarmi una sanzione? Bisogna intervenire sui codici di procedura con il cervello, non più con i piedi”. Lungaggini che non riguardano solo la durata dei processi, ma il passaggio stesso alla fase operativa delle poche riforme utili proposte. “Prendiamo il processo telematico. Se ne parla dal 2000 e dopo tredici anni siamo ancora all’anno zero”.

Un’Odissea, appunto. “La giustizia affonda e lavoratori e cittadini annegano”. Intanto il camper dell’USB riprenderà il suo viaggio domani, per concludersi il 17 ottobre a Roma. Il 18 sarà la volta dello sciopero nazionale. L’augurio è che il destino di Ulisse sia di buon auspicio per un sistema giudiziario ancora stordito dal canto di troppe sirene.

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