energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Carcere e dopocarcere: un sistema che fa vergogna a un paese civile Opinion leader

Alcune inchieste hanno mostrato, anche visivamente, attraverso la T.V., le condizioni in cui vivono i detenuti nel nostro paese.-.“ inumane”.come si è espressa la censura Europea.-.da tutti i punti di vista: fisico, igenico, morale; compreso l’ozio forzato, una tortura psicologica per la maggior parte dei carcerati, costretti all’inazione per quasi 20 ore al giorno, ammesso che per le restanti riescano a dormire . Le “domandine” per chiedere di essere ammessi a qualsiasi tipo di attività, dalle mansioni più umili alla frequenza .della scuola -.un diritto!.-.perfino alla possibilità di avere colloqui con qualche volontario, sono una valanga, e inascoltate.

Facendo parte di un’associazione che si occupa dei carcerati, mi sono resa conto di persona del dramma, ancor più sconosciuto degli altri problemi, del ‘dopo carcere’; cioè del detenuto che, a fine pena, viene catapultato fuori dall’istituto penitenziario come un extraterrestre su un pianeta estraneo. Se non ha parenti che l’attendono e in qualche modo cercano di aiutarlo, costui, dopo anni di reclusione , quando perfino la vista è offuscata per la lunga permanenza in luoghi chiusi, si ritrova in una realtà indifferente ed ostile che può portarlo realmente alla disperazione.

Una volta fuori, l’istituzione non lo protegge più neppure fisicamente, e talora non ottempera , per colpevole disinteresse, neppure ai pochissimi obblighi di prima assistenza, come sarebbe tenuta a fare, delegando a qualche ipotetico “altro” (associazione benefica o familiari, spesso inadeguati o lontani) il compito di guidare i suoi incerti e difficili primi passi ,di indicargli un centro di accoglienza, o per lo meno un tetto per la prima uscita .Parlo per esperienza diretta.

Ho conosciuto molto da vicino il caso di un detenuto italiano, ma vissuto a lungo all’estero, il quale, non avendo alcun riferimento nella città in cui è stato rilasciato, ha passato la prima notte da ‘uomo libero’ e nel pieno dei propri diritti, all’aperto, su una panchina, fortunatamente non in pieno inverno. Il tutto per la distrazione di una funzionaria del carcere che si è dimenticata di fissargli un posto nel dormitorio pubblico, da cui, perciò, è stato respinto. .E se, in conseguenza, questo individuo avesse fatto qualche gesto inconsulto, avesse violato un articolo del nostro codice penale, sarebbe stato di nuovo arrestato, secondo il lodevole principio che “la legge è uguale per tutti”, e sarebbe tornato ad ingolfare le già sovraffolatissime celle .Inoltre, una volta ottenuto un posto al dormitorio pubblico -.per pochissimi giorni, come di regola.-.c’era, per questo detenuto, il problema di guadagnare qualche euro per poter mangiare , prendere un autobus, ecc.

Se non ci fosse stato qualche volontario che avesse continuato ad aiutarlo, ad indirizzarlo a qualche centro di assistenza laica o confessionale che fosse, quest’uomo, tornato libero, avrebbe potuto.-.a ragione.-commettere qualsiasi infrazione al cosiddetto viver civile, tornare a delinquere o addirittura uccidersi.
Ciò nonostante, con tutta la considerazione per il virtuoso entourage del volontariato, questo non può e non deve costituire un alibi per la fondamentale funzione pubblica.

Annamaria Piccinini
piccinini.manetti@gmail.com

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »